Voce a chi non ne ha, quasi mai.

VOCE A CHI NON NE HA, QUASI MAI.

Intervista a Martina Fabbri, studentessa coinvolta negli scontri del 12 ottobre a Bologna.

Cosa è successo il 12 Ottobre?

Il 12 Ottobre si è cercato di organizzare una manifestazione in tutta Italia, non solo a Bologna, per esprimere in modo chiaro la contrarietà di una parte nutrita della popolazione alle soluzioni imposte per uscire dalla crisi. L’idea era quella di trovarsi davanti alla sede locale di Banckitalia per rimandare al mittente la lettera che Trichet e Draghi avevano scritto al premier Silvio Berlusconi, sulla falsa riga del comunicato a sua volta mandato in Europa qualche settimana fa. Le proposte indicate erano: privatizzazioni, liberalizzazioni, svendita del patrimonio pubblico, maggiore concorrenza fra le imprese, libertà di licenziamenti e così via. Il concentramento era previsto in Piazza Cavour alle 11.

 Chi ha partecipato alla manifestazione?

La composizione della piazza era varia: molti studenti di vari collettivi e non solo. L’incontro è stato  organizzato da alcune realtà del movimento bolognese riuscendo comunque ad attirare molte altre persone.

 All’arrivo erano già presenti i poliziotti?

Si, davanti all’ingresso della Banca, con il cancello chiuso, c’era un contingente di carabinieri e polizia. Ai lati della piazza, lungo via Farini e presso via XII giugno, altre forze dell’ordine in un  numero davvero eccessivo per un assedio simbolico.

 Qual era l’obiettivo?

Solo entrare per consegnare la lettera al Direttore! Ma nessun dialogo è stato possibile, ovviamente.

Non c’è stata alcuna disponibilità all’ascolto. Le uniche risposte sono state le cariche fin troppo violente delle forze dell’ordine. I primi a partire sono stati i reparti posti davanti al cancello della banca, sotto i portici, che ha respinto i manifestanti sulla strada. Poi, da un lato, si è mossa un’altra carica presente in via XII giugno che ha colpito i gruppi laterali. Un gesto totalmente inutile: davanti al cancello si erano già dispersi tutti.

 Tu dov’eri?

Io non mi trovavo davanti ma proprio sul lato. La dinamica della seconda carica è stata identica: prima hanno respinto chi si trovava davanti al cancello spostandosi, poi, sui lati dove è arrivato un reparto di poliziotti in corsa. È qui che sono stata colpita.

Come mai non sei scappata? Non c’è stato tempo?

Non mi sono accorta che erano arrivati: c’erano delle persone davanti a me. Ho visto un’ombra scura e ho capito che le cariche erano molto vicine ma oramai  non avevo più nessuno davanti. Ho cercato di girarmi per indietreggiare ma in quel momento mi è arrivato il colpo in faccia. Ho toccato la bocca con le mani e ho visto del sangue sopra. Sono stata spinta indietro così da uscire dagli scontri. La polizia continuava imperterrita a picchiare la gente avanti a me.

I soccorsi sono stati immediati?

Assolutamente. Mi hanno portato subito del ghiaccio e dell’acqua. Bevendo ho sputato dei pezzi di incisivi che avevo in bocca e molto sangue. Qualcuno ha chiamato un’ambulanza che dopo poco è arrivata. Io non avevo capito i danni esatti che il colpo mi aveva procurato ma la gente intorno a me aveva espressioni eloquenti. In ambulanza i sanitari mi hanno fatto attendere un po’ sostenendo che dovesse salire un agente. Io, il mio ragazzo e molti altri compagni abbiamo cercato di spiegare che non era proprio il caso visto quello che mi era appena successo. Addirittura una signora, estranea ai fatti, si è messa ad urlare contro i sanitari affinché si sbrigassero data la gravità della situazione.

Il referto medico attesta un livido alla spalla, il labbro spaccato in più punti e la perdita dei 4 incisivi inferiori, di cui solo uno recuperabile.

Ovviamente hai provveduto a fare denuncia per l’accaduto.

Si, ho depositato in questi giorni la querela. La procura di Bologna ha aperto un’indagine d’ufficio viste le lesioni gravissime e permanenti che ho riportato.

Ci sono stati dei precedenti a Bologna?

Si ed è questa la cosa incredibile. Il VII reparto mobile della polizia si è distinto altre volte per violenze contro le ragazze durante le manifestazioni. Sarebbe giusto che le forze dell’ordine avessero un numero identificativo sulla divisa. Siamo uno dei pochi paesi europei a non averlo. Le violenze gratuite sarebbero, così, imputate ai reali responsabili che non rimarrebbero sempre impuniti.

 È giustificabile l’uso della violenza per mantenere l’ordine pubblico?

Non credo che esistano provvedimenti estremi per mantenere l’ordine. Quello che mi è successo non ha giustificazioni: colpire una persona inerme che cerca di scappare è violenza ma colpirla in faccia è un crimine.

 Che danni hai riportato?

Ho ferite alla bocca, 4 incisivi caduti e minimo 6 mesi di cure dentistiche che prevedono  riabilitazione e la ricostruzione impianto-protesica.

 Per un totale?

Circa 8 mila euro di spese.

 Cosa hai pensato il 15 Ottobre davanti alle immagini di piazza San Giovanni assediata dalle violenze?

A Roma non c’ero vista la mia condizione fisica ma credo che l’intervento delle forze dell’ordine sia stato fuori luogo. Nella piazza era confluite molte persone: lanciare “defender” e camionette contro la folla inerme è un’assurdità. Per tutto quello successo prima, in via Cavour e via Labicana, il punto non è distinguere fra violenti e non violenti. Credo sia piuttosto importante riflettere sulle pratiche: quando sono condivise aiutano i movimenti ma quando non lo sono possono anche distruggerli.

Bruciare un auto non ha nessun contenuto politico, senza contare che chi ha portato avanti queste azioni ha messo in pericolo la gente che partecipava al corteo. E questo è terribile. La manifestazione del 15 doveva servire come presa di parola della collettività. Doveva unire migliaia di persone sotto un unico grido e permettere il confronto di società diverse. Questo non è stato possibile per colpa di pochi, troppo pochi per bloccare un corteo di 200.000 persone.

 Continuerai a manifestare?

Quello che mi è successo non fermerà le mie idee, la mia voglia di partecipare e di mettermi in gioco. Se smettessi di fare quello in cui credo farei solo un favore a chi mi ha aggredito, pensando magari di insegnarmi che è meglio restare a casa.

Sarò sempre accanto a chi in questi mesi non mi ha mai fatto mancare affetto, comprensione, rabbia, solidarietà, accanto a chi crede che spendersi in prima persona a volte può essere doloroso ma non riesce a farne a meno perché consapevole che è l’unico modo degno per vivere.

Novella Rosania

novellarosania@tiscali.it


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