I tentacoli della piovra nel Lazio: la quinta mafia.


È un decreto di sequestro di beni, per un valore complessivo di oltre 110 milioni di euro, emesso dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma nei confronti di Federico Marcaccini, imprenditore romano 34enne noto negli ambienti della  ‘ndrangheta con il soprannome di Pupone e altre 76 persone, ad aprire un nuovo capitolo dell’operazione “Overloading” condotta dalla Dia di Reggio Calabria.

L’imprenditore, già arrestato a dicembre 2010 poi scarcerato da un’ordinanza del Tribunale del Riesame, stando a quanto emerso dalle indagini, investiva larga parte dei suoi capitali nel narcotraffico e intratteneva fitti rapporti con noti esponenti malavitosi di San Luca e Locri tra i vertici della ‘ndrina calabrese Pelle.

Tra i beni di proprietà di Marcaccini – nonostante una dichiarazione dei redditi modesta – oltre a diversi immobili, palazzine e mega ville al centro di Roma e in diverse province laziali, un albergo a Fabrica di Roma in provincia di Viterbo e uno a Taormina in Sicilia, vi sono diverse attività nel settore immobiliare, ambientale e del commercio di autovetture e il noto Teatro Ghione di via delle Fornaci. Il teatro, concesso in locazione da Marcaccini ad una società risultata estranea ai fatti, non è comunque sottoposto a sigilli ne “chiuso al pubblico, ma aperto e operativo” – assicura il Comitato di gestione del teatro – “i lavoratori e gli artisti in cartellone assicurano il regolare svolgimento degli spettacoli e degli eventi previsti”.

L’operazione della Dia calabrese dimostra, ancora una volta, la forte infiltrazione delle mafie e della criminalità organizzata in regioni un tempo insospettabili nelle quali invece da anni stanno emergendo chiaramente i segnali della presenza di quella che è stata definita “quinta mafia” o “mafia da contaminazione”. La piovra mafiosa, infatti, non coinvolge più solo le zone ‘storicamente mafiose’ ma ha allungato i suoi tentacoli anche nel resto del paese trovando nelle economie e nell’imprenditoria di regioni come il Lazio e la Lombardia terreno fertile per ripulire i propri capitali (l’Ufficio d’Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, parla di circa 2473 operazioni nella Capitale sospette di riciclaggio nei primi sei mesi di quest’anno). E’ quindi indispensabile non abbassare la guardia.

“Le mafie – afferma da anni Antonio Turri, referente per il Lazio di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie  –  come il cancro tendono ad invadere tessuti sani, sviluppando metastasi. Roma e il Lazio, in particolare il sud della regione,  non dovevano avere come fronte contro la penetrazione dei ‘clan’ il solo confine rappresentato dal fiume Garigliano: parte consistente di questi territori restano presidiati da poche decine di carabinieri e poliziotti e sono amministrati da ‘pezzi’ della politica che negano tuttora l’emergenza mafie”.

Valentina Ersilia Matrascia

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