Quel governo antimafia

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

Le confessioni di Dell\’Utri

 “Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila”, così cantava De Gregori 22 anni fa.

Pensiero lungimirante di certo, Falcone e Borsellino erano ancora vivi, la DIA non era ancora stata istituita, forse le stragi degli anni ‘90 non erano ancora nella mente dei “presunti” mandanti,  Roberto Saviano era un ragazzino di 10 anni e qui al nord della mafia era arrivata solo la leggenda.

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo.

In realtà non si è cambiato niente per cambiare tutto.

La mafia, oggi più di allora, ha le scarpe di Ministri e parlamentari, di “genti m’portanti”.

A differenza di prima c’è ma non si vede, tiene un profilo basso, quasi invisibile.

Eppure l’ultimo governo Berlusconi è il primo vero governo antimafia a detta di molti, l’ex titolare del Ministero dell’Intero è stato addirittura definito dall’autore di Gomorra uno dei migliori Ministri dell’Interno di sempre sul fronte antimafia.

La lotta alla mafia viene fatta in base ai numeri.

Mafiosi arrestati 8.885

Beni sequestrati 41.102 per un valore di 18.491 milioni di euro

Beni confiscati 8.618 per un valore di 3.665 di euro

Dati aggiornati al 30 giugno 2011, fonte Ministero dell’Interno.

Eppure non mi risulta che gli arresti e le confische si fanno per mano di questo o quel Ministro.

Certe cose sono più facili a dirsi che a farsi e di certo è più semplice mettere il cappello sui meriti altrui piuttosto che guadagnarseli sul campo.

Questi numeri sono frutto del duro lavoro di tanti magistrati( “il cancro della democrazia italiana” come li ha definiti qualcuno) e di appartenenti alle forze dell’ordine.

Mesi e mesi di lavoro, poliziotti costretti a farsi le fotocopie a casa, Carabinieri che per inseguire i latitanti devono pagarsi la benzina e gonfiarsi le ruote della macchina.

Come se non bastassero i tagli alla sicurezza, il comma 21 dell’articolo 4 della Legge di stabilità, approvata alla Camera il 12 novembre con 380 voti a favore,  26 contrari e 2 astenuti (I deputati del Pd non hanno votato, l’Idv ha votato contro, l’Udc e Fli a favore) colpisce il “Tea”, trattamento economico aggiuntivo, riducendo del 20 per cento gli stipendi dei 1300 operatori e la soppressione di alcune sedi locali.

Questa norma rischia di cancellare l’idea di Falcone, la stessa che ha permesso di sbandierare all’ex Ministro Maroni questi numeri.

I sindacati di polizia hanno calcolato che, assieme ai tagli operati negli ultimi anni, alla Dia mancherebbero ben 13 milioni di euro. Una riduzione che potrebbe comportare la morte dell’antimafia.

Le volanti rimangono senza benzina, le auto blu girano indisturbate.

Ci sono pentiti di mafia ( Lo Verso)  che accusano Renato Schifani, Marcello Dell’Utri, Totò Cuffaro e Saverio Romano: “Mandalà mi disse di stare tranquillo, perché eravamo coperti sia a livello nazionale che a livello locale”.

Difficile farsi della domande, facile darsi delle risposte.

Questo è stato  il governo dello scudo fiscale che ha favorito il rimpatrio o la regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali illegalmente detenute all’estero, a fronte del pagamento di un’irrisoria somma del 5%, che ha premiato evidentemente l’ evasione fiscale, questo è stato il governo che ha sfornato sottosegretari per mantenersi in vita, è stato il governo dei salti della quaglie che ha addirittura pensato di abolire il certificato antimafia per le imprese, che ha sfornato condoni come se fossero cornetti, questo è il governo che ha fatto promesse non mantenute. E’stato il governo che ha ribadito per mano del suo capo che  ”La mafia è più famosa che potente” (S. Berlusconi 2010)

Come dargli torto? Oramai la mafia è diventata un fenomeno mediatico di cui tutti parlano, di cui tutti si lamentano. Persino i mafiosi negano di conoscerla ( “Guardasse: io, avvocato, io non ho frequentato nessun criminale di Cosa nostra, non ho mai sentito parlare di Cosa nostra…. Mah, ne ho sentito parlare sulla televisione, sui giornali…” Totò Riina) ed anche lo Stato a volte (“Certo che l’ho vista al cinema. L’ho letta anche sui libri. Ma non esiste la mafia, ma non esiste. Cosa c’è, un posto dove lei va a bussare, Permette? Qui c’è la mafia? Chi è il direttore generale? Non esiste” Marcello Dell’Utri, Senatore della Repubblica Italiana e fondatore di Forza Italia).

Un castello di sabbia costruito da giornalisti, imprenditori, operatori culturali, magistrati, poliziotti, certe volte anche da alcuni politici. Questo è stato il governo che ha combattuto contro i mulini a vento.

Oggi le istituzioni si pavoneggiano quotidianamente in Tv con gli arresti del “braccio armato” e non con le “menti”,  con lo sbandieramento di numeri circa la lotta alla mafia e l’approvazione di quell’orrendo codice Antimafia emanato dal Presidente della Repubblica il 6 settembre 2011 con il Decreto Legislativo n° 159.

E’ solo un grosso giro di parole, vera la necessità di emanare un testo unico sulle norme di contrasto alla mafia, falsa la sostanza di questo codice che di antimafia ha solo la dicitura.

Il testo raccoglie, aggiornandola secondo le prescrizioni della legge delega, tutta la normativa vigente in tema di misure di prevenzione, il codice semplifica ed omogeneizza una normativa resa particolarmente complessa dalla stratificazione delle norme nel tempo.

Questo cosiddetto codice antimafia, rischia, tra le altre cose, di vanificare gli effetti della legge Rognoni-La Torre, in particolare su ciò che concerne l’aggressione ai patrimoni mafiosi. Un nuovo regalo ai boss che mette a rischio le confische dei beni.

Il testo prevede un termine perentorio di due anni e sei mesi entro i quali definire in primo e secondo grado i giudizi sul sequestro e sulla confisca e questo rischia di vanificare l’efficacia di tutto il sistema  della prevenzione antimafia previsto dalla Rognoni-La Torre.

A volte sarebbe necessario ricordare l’ingente quantità di sangue versato dai tanti servitori di questo Stato per combattere il sistema mafioso, lo stesso Stato che oggi li mortifica e definisce quel mafioso e criminale pluriomicida di Vittorio Mangano un eroe.

Quel Governo adesso non c’è più, adesso ne abbiamo un altro.

A pochi giorni dall’insediamento del nuovo Governo è stato catturato il boss Michele Zagaria, a differenza delle altre volte non si son fatti proclami ed applausi a questo o quel Ministro, si è  plaudito e ringraziato tutto lo Stato. E’ una questione di rispetto e professionalità, cosa che è mancata negli anni precedenti.

Un Governo che nonostante tutto non ha indagati o condannati per mafia.

Ed oggi questa è già una buona notizia.

 

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