Three imaginary boys.

di Beniamino Piscopo

bennyy89@hotmail.it

 

Erano giorni sciatti di Settembre, quelli dei corsi appena iniziati e degli esami ancora lontani. Quelli che usi per fare programmi, tirare le somme, fissarsi mete e obbiettivi poi puntualmente scazzati.
O magari no, perché in quei giorni di Settembre, tre ragazzi un obbiettivo oltre a fissarlo, tra un “cosi” e un “tanto per”, vuoi vedere che l’hanno pure realizzato.
Già, sembra proprio cosi, tutto vero, siamo in rete, siamo in orbita, niente scherzi, siamo un missile. Decollati! Go!
Dieci e Venticinque” risponde presente, con quattromila visualizzazioni sul sito, a sole due settimane dalla nostra presenza in rete. Insomma, stiamo iniziando a conoscervi, e ovviamente voi a conoscere noi. E vogliamo ancora crescere e migliorare, con inchieste, interviste, fumetti addirittura. Il bilancio è positivo, eccome se lo è. Questo è il secondo editoriale mensile di “ Dieci e Venticinque”, significa che esistiamo e che stiamo andando avanti.
Fondamentale è stato Salvatore Naso, nel realizzare un sito efficiente e ad arrangiarlo con un vestito che andasse al di la delle nostre migliori fantasie.
Per non parlare dei tanti ragazzi in gamba che scrivono con noi, o del contributo prezioso, fatto di tempo, sproni e consigli, di Riccardo Orioles.  A lui, che per noi è più di un esempio, va un ringraziamento speciale.

Sembra incredibile se ripenso a soli tre mesi fa, quando l’idea di un giornale on-line accarezzava, ancora indefinita, le nostre meningi. Tutto è partito da Salvo, che, come un mulinello, centrifuga nella sua energia cinetica, tutto e tutti. Lui è stato il primo a crederci, da stacanovista qual è, s’è preso la briga di cercare le persone giuste e mettere su una squadra. A quel punto, vedendo “l’idea” indefinita, man mano prendere una forma, tutti abbiamo fatto incetta di entusiasmo, perché ti senti davvero coinvolto in qualcosa, solo quando inizi a crederci fino in fondo.
Eravamo in tre all’inizio, in quei giorni di Settembre. Io, Salvo e Novella, che ci ruzzolavamo per una Bologna ancora stordita dall’afa, e che iniziava ad essere invasa dalle prime ondate di studenti fuorisede. Ci recavamo ai campanelli delle firme importanti, degli esperti del mestiere, a chiedere consiglio e benedizione. Adesso siamo un giornale, siamo una band. Come i Cure, anche loro all’inizio erano solo in tre. E il loro primo album si chiamava infatti“ Three imaginary boys”. Era un album non troppo costruito, essenziale in effetti, con suoni ancora legati al punk, ma che lasciava già intravedere tutto l’immenso potenziale del gruppo.
Al giornale, mi capita di pensarci la notte, mentre aspetto che venga il sonno. Mi capita di pensare non tanto alle cose ancora da fare, quanto a quelle già fatte. Penso che tre ragazzi immaginari sono diventati un giornale. E allora mi vengono in mente i versi che chiudono il primo album dei Cure, con la track che da il nome all’intero disco.
“ All the night time leaves me\ Three imaginary boys \ Sing in my sleep sweet child….”

Beniamino Piscopo

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