I Silenzi di una fotografia

Intervista a Flavio Romualdo Garofano

di Novella Rosania

“Le persone vengono fotografate,
muoiono. Poi ritornano e vengono fotografate di
nuovo, da qualcun altro. E’ una sorta di
reincarnazione. […]C’era solo quell’istante e
adesso c’è quest’altro istante e nel mezzo non c’è
niente. La fotografia, in un certo senso, è la
negazione della cronologia”.
Geoff Dyer

 
Quando si va ad intervistare un fotografo ci si aspetta, entrando nella sua dimora, che ogni angolo di muro sia ricoperto di immagini, come se sia necessario sottoporsi a un continuo allenamento degli occhi. Il “must”? Catturare la vita con un obiettivo tondo ma guardarla attraverso un’inquadratura rettangolare. È l’occhio del fotografo a fare il resto: osservare le ombre di un viso, stanare il volto di un giovane sorridente tra i caschi blu della polizia, sorprendere figure riflesse su un vetro, sorridere a un vecchio che ti apre le sue finestre, ammirare un profilo nascosto dietro una tenda, rendere poetica una busta di immondizia, far parlare una sedia vuota.
“I silenzi sono quelle situazioni in cui non c’è rumore. Nella fotografia da reportage sono i ritagli della realtà da cui viene cancellato tutto quello che c’è attorno, il prima e il dopo, così da creare un’immagine nuova: un silenzio che evoca una storia. Nella mostra “Silenzi”, organizzata presso la sala studio di Via Gandusio e sapientemente curata dalla giovane Marialessia Ferrara, la protagonista è una sedia vuota, evocativa di un’assenza che serve a far riflettere e a creare una situazione in cui il fruitore idealmente si siede. Egli potrà, così, avere un monologo interiore, rendersi personaggio della storia, avere la sensazione di conoscere chi vi era seduto. Nella locandina della mostra l’assente era il guardiano dell’orto. La sedia era di mio nonno. Sul muro bianco l’ombra proiettata dal sole rappresentava il silenzio. Nel teatro si usa spesso questa tecnica: cercare una concentrazione per suscitare una meditazione.”

C’è tanto teatro nelle foto di Flavio Romualdo Garofano, soprattutto se si sfogliano le foto di scena di “ le Mutande” , “The Living Room”, “La resistibile ascesa di Arturo Ui”.

“Faccio il Dams da decenni. Il teatro è la mia passione. Ho cominciato a fare fotografie nel 2006 raggiungendo la mia maturità nel 2010, ma prima di tutto sono stato attore, regista e fotografo di scena. Tornerei a fare l’attore se ci fosse qualcuno che mi permettesse di farlo. Uno dei grandi problemi del nostro tempo è la cultura la cui malattia è quella di non creare P.i.l.; essa non solo è bersagliata dai tagli ma anche da personaggi che agiscono per un interesse diverso da quello qualitativo. Chi fa teatro lavora per il teatro non nel teatro. Se lavori nel teatro sei un operaio, invece devi essere maestro e artigiano. Oggi si pone l’attenzione più sul suo aspetto organizzativo. Molti pensano che la cultura sia un modo per dire “io ne so più di te”, invece questa sa metterci tutti sullo stesso piano. Ruggero Cappuccio, regista italiano, direttore di “Benevento città spettacolo”, diceva che il teatro, quindi la cultura, deve innalzare lo spettatore al suo livello e mai abbassarsi a quello dello spettatore; in tal caso non ci sarebbe più scambio ma univocità. Se il teatro riesce a dare qualcosa al pubblico, anche il pubblico può dare qualcosa al teatro.”
Il passato e la memoria hanno il ruolo di protagonista nella fotografia. Essa stessa può essere usata come mezzo attraverso cui indurre la mente a ricordare, evocare, catturare e rappresentare il tempo.

“Il concetto di tempo non è un alleato né dell’artista né dell’umanità, ovvero la massa, che troppo spesso tende a dimenticare. Il tempo non solo fa invecchiare te ma rende vecchi anche i tuoi ricordi. Montale, nella sua poetica, lo paragona ad un flusso d’acqua, lo stesso che durante l’alluvione di Firenze spazzò via tutti i libri su cui aveva studiato da ragazzo e i suoi ricordi di scuola.
Non rinnego il passato o le mie origini. Non mi lamento del fatto che ho vissuto in un paese in cui non si faceva niente. Sono consapevole che quelle condizioni mi hanno permesso di raggiungere una maturità critica che nel benessere non avrei ottenuto. Il tempo non aiuta ma anche noi abbiamo fatto di tutto per dimenticare. Il non fare chiarezza equivale a seppellire. È questo che ha indirizzato il mio percorso fotografico: ho cercato di imprimere su pellicola il concetto della perdita, rendendo la memoria resistente al tempo.

C’è differenza fra essere fotografi e fare i fotografi?
“No, non ci deve essere ma c’è. Ci sono molti che non hanno l’umiltà di dire che non sono quello che vogliono essere. Così migliaia di persone si comprano la prima costosissima macchina fotografica solo perché se lo possono permettere, vendendo quello che producono. Questo si chiama inquinamento del mercato. Non condivido nemmeno chi distingue superficialmente il fotografo dall’artista definendo il primo, tecnico e il secondo, artista. Chi è fotografo può essere anche artista, come è vero il contrario: c’è chi, per esempio, ha un enorme bagaglio tecnico ma è senza fantasia, per questo scatta solo per imitazione. Trovo che ci sia una “demenzialità” anche nell’arte: galleristi che non sanno niente di fotografia, curatori che si trasformano magicamente in artisti. L’artista ha delle competenze, il curatore ha degli studi ma gli studi non garantiscono una competenza.”

La fotografia come strumento sta diventando sempre più diffuso ma come mezzo artistico viene troppo spesso frainteso, a volte male interpretato. È possibile che sia per la sua eccessiva divulgazione?
“Il fatto che la fotografia sia così diffusa e che soprattutto vi sia la possibilità un po’ per tutti di acquistare le macchine fotografiche è una opportunità. In mezzo a tutti quei ragazzini con le reflex in mano potrebbe esserci il Newton di domani. Se avessi avuto la possibilità di fare fotografia prima, forse scatterei in maniera molto diversa adesso; avrei 15 anni in più di capacità tecnica.”

Romualdo ultimamente sta collezionando una serie di successi professionali tra cui la collaborazione con il “il Male”, giornale satirico fondato da Vauro e Vincino, a cui partecipa attivamente con i suoi taglienti fotomontaggi. Quanto ancora saprà stupirci?

Per guardare tutte le foto di Romualdo clicca qui:
http://flavioromualdo.blogspot.com/

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