Il tocco di una sola mano, plìs

Di Maria Cristina Sarò

antigone13@libero.it

 

La memoria è una parola difficilissima ed è anche un luogo. Una sagrestia entro cui entrare in punta di piedi, ma con polpacci allenati. Se poi questa memoria si declina in una  parentela di sangue, ancor di più. La memoria è  anche una parola piena. Ha, al suo interno, le stigmate di una vita e le schegge del futuro. Trattarla come un’operazione commerciale è il rischio di usurparne i significati ancora nascosti, ancora non letti. Bisognerebbe lasciare spazio alla condensa dei vetri e non al flusso dell’acqua. Lasciare che le ombre arrivino puntuali e naturali senza divenire, per una strutturata ragione, fantasmi. Lasciare che ognuno di noi possa ricordare, per capire e crescere, come natura ci ha dato. Non voglio qui stroncare un libro o una memoria. Voglio invece scagliarmi contro prassi editoriali bislacche e poco accattivanti. Io non sono una giornalista, e non è questa la mia aspirazione, ma occupandomi di editoria e scrittura non posso non evidenziare, in mood tecnico e di gusto, le potenzialità o meno di un memoria cartacea. Un libro non è mai solo un’operazione commerciale, ancor di più se segue un periodo storico e ha come obiettivo il recupero dolente e doveroso di una memoria. Giocando col titolo di questo libro, dichiaro subito che l’operazione editoriale de Il suono di una sola mano, edito da Il Saggiatore, non è vincente e non è efficace. Il libro scritto a quattro mani da Maddalena Rostagno, figlia di Mauro Rostagno, e dal giovane giornalista Andrea Gentile, non rispecchia l’attesa di un titolo tanto accattivante quanto semioticamente perfetto. Il flusso di memoria della Rostagno, poetico a volte, infantile e disorganizzato altre, rimane chiuso e oscurato da ripetizioni piene di tecnicismi. Un alveare di ricordi tamponati da una scrittura altra, se pur di carattere giornalistico a volte, descrittivo-narrativa altre, che esemplifica quasi appiattendo la rara bellezza di un dolore personale. Se pur gli slanci di nuda memoria dell’autrice siano molto flessibili ad una inclinazione familiare che si concede al lettore, la forzatura di un’altra mano, un’altra tecnica compositiva e un’estraneità all’abito sentimentale dei fatti, rimane evidentissima e rivela azzerata la storia, la cronologia e l’emotività del ricevente. Ci sono ricordi bellissimi e vivi dentro le pagine di questo libro. Ricordi che andavano lasciati puri e nudi nella loro bellezza e nella loro voce presente. L’ansia di volere risposte dal passato appiattisce la verità stessa. Verità che in questo presente non rivela ancora i colpevoli dell’assassinio, per mano mafiosa, di Mauro Rostagno, avvenuto in Sicilia il 26 settembre 1988. Esaurito il mood tecnico del libro, passo al mood di gusto. Abbiamo 300 pagine di un libro che ripercorre la vita di un padre e per riflesso e natura la vita di una figlia, fino al 2011. Abbiamo pagine ricche di particolari e aneddoti e nenie e nudità da far piangere. Ma ciò che non abbiamo è il coraggio di essere ancora una volta soli a lottare. Conobbi la storia di Mauro Rostagno al liceo. Mi ritengo fortunata per questo. Ero un adolescente e raccontai questa storia a mio padre, la raccontai con la mia adolescenza. Poi la raccontai a mia madre e poi ai miei fratelli. E la mia adolescenza era stata capita e assimilata. Non voglio fare giri di parole. Voglio soltanto spiegare come una storia ha un suo linguaggio, una sua lingua, una sua lacrima sulla condensa dei vetri. Tentare di riscrivere su vetri di finestre che non sono camera nostra, non ci restituirà la verità né renderà visibile ciò che c’è al di là della condensa. Non tutti nasciamo con le parole come smalto sulle dita, ma tutti abbiamo il dolore necessario per ricordare e il coraggio di affondare le unghie dentro la nostra sofferenza.  Dev’ essere un lavoro tecnico, ma io credo che la tecnica, a volte, non si chiami altro che urgenza se il dolore spinge e la condensa separa noi dal cielo, lì fuori. Avrei preferito leggere i singhiozzi sgrammaticati di una figlia e la tenerezza dell’inciampo. Leggere di una storia vera e reale. Avrei preferito l’amore e non l’intimità svelata. Avrei gradito il tocco di una sola mano, plìs.

 

(In pectore) Ciò non toglie che la vicenda di Mauro Rostagno sia importantissima e debba essere ricordata sempre. È necessario. Necessario per la nostra Storia. Necessario per il nostro impegno civico. Una storia non è mai solo una storia, ma parte della nostra schiena. Essendo tale deve poter essere fruibile nel migliore dei modi, con il dolore più lancinante, con il coraggio più alienante.

 

 

Lascia un Commento