Lo strano caso della neve capitolina

Ciò che il resto del mondo chiama inverno, in Italia si chiama emergenza

di Valentina Ersilia Matrascia

 

Che qualcosa di strano fosse nell’aria in quei giorni l’aveva subodorato chiaramente il romanico podestà. Di cosa si trattasse con precisione però non ne aveva ancora idea ma l’avrebbe capito presto, molto prima di quanto s’aspettasse. E fu sera e fu mattina. Quella del 3 febbraio dell’anno domini 2012, per la precisione. Il nostro dovette sfregarsi più volte gli occhi di fronte allo spettacolo che gli si presentava davanti, aprendo come ogni mattina la sua finestra, per convincersi di non essere ancora in preda ai suoi nostalgici sogni. La città eterna era totalmente ricoperta di una candida coltre bianca. E dire che al momento della candidatura gli avevano assicurato che sarebbe stato più probabile che la sinistra trovasse un accordo e vincesse le elezioni piuttosto che vedere la neve a Roma. E a tal proposito, oscuri presagi si palesarono nella sua mente; ma questa, il lettore non me ne voglia, è un’altra storia. Si riebbe anche dall’infantile stupore e dalla voglia di correre in pigiama a prendere a pallate di neve i camerati dell’opposizione all’ombra dell’equestre Marco Aurelio – perchè si sa, gli anni passano ma sotto sotto si resta sempre un po’ balila.

Roma intanto giaceva addormentata ricoperta di una morbida, candida coltre bianchissima che sembrava volerla custodire come un’ostrica, dal centro storico al litorale ostiense. Non altrettanto addormentati erano i romani. Le consolari e il GRA vanno in tilt, automobilisti gelati nelle loro autovetture, autobus fermi per l’impossibilità di attraversare le strade ghiacciate, zero taxi, pendolari prigionieri da ore sui treni, famiglie bloccate senza luce ne acqua per i tubi ghiacciati, spazzaneve latitanti.. la città nella morsa del ghiaccio e della neve invoca un intervento del podestà. Pronto Aledà, ‘ndo stai? Ah, stai a cercà la carota per fa er naso ar pupazzo de neve..

Ahò, ‘sti romani so incazzati. E ‘mo?
L’impavido podestà, camminando nervoso avanti e indietro nel giardino del Campidoglio sotto braccio al pupazzo di neve – suo valido consigliere -, cercava il modo di trarsi d’impaccio e trovare una rapida soluzione, essendo miseramente fallita quella di ignorare la neve definendola la solita invenzione dei comunisti, a quella che ora mai era divenuta emergenza. Idea! Impacchettiamo la neve e la vendiamo al posto della grattachecca! Ah no, altrimenti qualche rettore universitario la mette nei test d’ingresso.

Che fare? Il nostro passeggiava avanti e indietro, avanti e indietro.. tracciando un solco tanto profondo che qualcuno temette che si stesse scavando la fossa da solo. E intanto i media tuonavano e i cittadini si incazzavano. L’apocalisse era vicina e se n’era accorto pure quell’ingombrate co-inquilino germanico che, essendo stato informato che a Roma nevica solo ogni morte di papa, recitava compulsivamente quattro o cinque Pater Ave Gloria. Poichè al peggio non c’è mai fine, iniziano le polemiche. Le temperature polari e 30 cm di neve, non bastano infatti a raffreddare i toni. Il podestà attacca: “tutta colpa di Gabrielli che fa nevicare a mia insaputa!!” E Gabrielli risponde: “t’avevo avvisato via sms e t’ho pure taggato su Facebook!”. E intanto, incurante, continua a fioccare la neve e pure qualche vaffa.. dei romani. Commissariateli!, propone il gaudente primo cittadino. Dimettetelo, risponde il capo della Protezione in-Civile. Tutta colpa di quei 35mm del bollettino meteo.

E mentre Roma s’imbianca, i romani invocano il sale. Eppure a lui mica gliel’avevano detto che la città era sciapa. Ma ecco, l’italico ingegno manifestarsi nel suo splendore; un lampo – (s)fortunatamente solo di genio – colpisce la mente del nostro AleDanno.. un complotto, si tratta certamente di complotto. Tutta colpa degli alberi. Non son abituati alla neve, ‘sti maledetti! Perchè si sa, i pini di Roma la vita non li spezza.. la neve si. Che intervenga l’esercito, la caval leggeri e pure Batman!!! Ma siccome Paganini non ripete ma AleDanno sì, ecco il secondo colpo.. di genio. Il complotto c’è ma trattasi di complotto nordico. I druidi e i vichinghi del nord Italia vogliono intaccare l’immagine di Roma e con artefizi e stregonerie hanno imbiancato la capitale.

Ed eccolo lì, il nostro mentre con virile e maschia veemenza spala, a favore di camera, per rimuovere la gelida insidia (di sicura fattura comunista) dal suolo capitolino. Venerdì 10 febbraio: signori e signore va ora in onda, nei peggiori bar di Caracas e nei cinema di terz’ordine, ‘Roma innevata parte II – la vendetta‘. Si replica e questa volta in grande stile. Scuole e uffici pubblici chiuse per precauzione, blocco della circolazione, obbligo di catene a bordo e gomme termiche. Roma si ferma, con il fiato sospeso e il naso appiccicato ai vetri in attesa del secondo atto. E mentre qualche piccolo fiocco viene giù, per poi squagliarsi all’arrivo della pioggia, il resto dell’italica penisola, in molti casi sotto la morsa del ghiaccio e della neve – in ben altre e consistenti dimensioni – ride dello sconsolato podestà a cui non resta che piangere.. sul sale versato.

 

Alemanno Centurione sulla neve

Alemanno regala la neve a Roma

Sora Cesira – Alemanno

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