Perchè l’UE

di Federico Ticchi
“Capire il presente per conoscere il passato”. Questa era una delle frasi preferite del portoghese Josè Saramago, premio nobel per la letteratura nel 1998. “Il presente non è altro che il buco nero che, nel vortice in costante accelerazione di bisogni e preoccupazioni fittizie cui siamo costretti, risucchia inesorabile e impietoso il nostro vissuto, e di conseguenza le nostre basi per costruire un futuro stabile e dignitoso”.
Quindi, per comprendere le dinamiche odierne, e per costruire un oggi stabile e dignitoso, è necessario catapultarsi nel passato, e capire come e soprattutto perché si è giunti all’oggi. Lo stesso percorso va fatto per comprendere la natura dell’Unione Europea: come siamo giunti all’Unione Europea? E soprattutto, perché è stata creata l’Unione Europea?
L’idea di Comunità Europea nasce a seguito della conclusione del secondo conflitto mondiale. Nel giro di trent’anni, il continente europeo ha visto consumarsi sul suo territorio ben due conflitti che ne hanno decimata la popolazione e distrutto interi territori. Crimini inspiegabili ed incomprensibili sono stati commessi, un odio inconcepibile aveva preso il sopravvento nel clima europeo. Era chiaro che dalle ceneri della seconda guerra mondiale non si sarebbe potuto risorgere attuando un’antitesi Vincitori vs Vinti, nella quale i primi avrebbero umiliato i secondi:  atteggiamento già stato adottato al termine delle prima guerra mondiale, e tutti avevano ben evidente quale ne era stato il frutto. Affinché si potesse realizzare la “pace” nel nostro continente, bisognava creare una comunità che unisse i diversi popoli europei, che cancellasse gli odi e gli egoismi nazionali. L’idea dei padri fondatori era addirittura più progressista: la pace non solo in Europa, ma anche nel mondo, non poteva più reggersi sugli Stati nazionali, che venivano invece additati come i massimi responsabili del doppio conflitto mondiale.
Monnet, Spinelli, Adenauer, De Gasperi, Spaak, Schuman : questi sono i nomi dei Padri Fondatori dell’Europa. Personalità politiche importantissime e decisive del secondo dopoguerra, che avevano ben chiaro come le sfide future, e la ricostruzione dei propri Stati, non potesse scindersi da una ricostruzione europea, da una visione unitaria ed unita del nuovo mondo in fieri. Questi erano i politici di sessant’anni fa, calo un velo pietoso sull’inettitudine nei nostri leaders attuali. Queste persone, che avevano vissuto sulla propria pelle gli orrori di due guerre, avevano ben chiaro non solo l’obiettivo, ma anche come raggiungerlo. Consideravano impossibile partire da un’unione politica, perché la memoria delle guerre fra gli europei era troppo recente e i rancori, le diffidenze e gli odi erano ancora accesi. “L’Europa non verrà fatta in una volta sola, ne potrà essere costruita tutta insieme. Essa vedrà la luce attraverso realizzazioni concrete che permettano di creare innanzitutto una solidarietà di fatto.” Questo afferma Robert Schuman nella celebre Dichiarazione del 9 maggio 1950. Dichiarazione che è considerata il documento fondativo dell’Unione Europea, tanto che il 9 maggio di ogni anno si festa il compleanno dell’Europa.
Quindi, non potendosi partire dalla politica, si decise di partire dall’economia.  Ma il fine ultimo del disegno europeo non era una mera unione economica, ma un’unione di popoli. L’unione economica sarebbe dovuta essere solo un mezzo per il raggiungimento dei un’Unione Europea basata sulla solidarietà e sull’integrazione delle popolazioni europee. Il problema è che i padri fondatori fecero troppo affidamento sui loro diretti discendenti: credettero che i futuri governanti degli Stati europei sarebbero stati al loro livello, ed avrebbero proseguito e concluso il disegno di un’Europa unica ed unita. Si sbagliarono di grosso: i governanti attuali, quelli che ci tocca sopportare, vogliono difendere solo il proprio orticello, peccando di lungimiranza, e venendo meno ai compiti europei che avrebbero dovuto portare a termine. Numerose riforme in senso democratico sarebbero già dovuto essere state approvate. Oggi giorno, si sta confondendo il fine del disegno europeo. A causa dei disastri economici dei quali i nostri governanti sono stati complici, ci si dimentica del principio della solidarietà europea e tutto viene sottomesso al tema dell’economia. Numerosi Stati hanno chiesto l’ingresso nell’UE non perché ne condividono i fini politici, i valori fondanti dell’Unione, il raggiungimento dell’”Europa”, ma solo perché un’ eventuale adesione potrebbe portare numerosi vantaggi economici (questo prima della crisi). Ed è proprio per questo motivo, per questa mancanza di visione unitaria e solidale, che nell’attuale momento di grande crisi economica si prende in considerazione la possibilità di sciogliere l’UE, di svincolarsi dai limiti imposti dall’Unione, di espellere Stati membri dell’UE. Poiché i nostri governi non hanno insegnato ne insegnano una politica europea, oggigiorno non ci sentiamo europei, ed ognuno si fa i fatti suoi, come nelle peggiori ideologie individualiste. Sta alla nostra generazione rimettere in moto il motore dell’Unione Europea.
La battaglia che dobbiamo fare è una battaglia di impegno perché ci sia un’Europa vera, un’Europa della democrazia, un’Europa del popolo.” Altiero Spinelli, Manifesto di Ventototene .

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