Smetto quando voglio

di Danilo Palmeri

Ci risiamo. Il Pd l’ha rifatto. Le ha perse un’altra volta. Non si parla di elezioni Politiche, quelle non le potranno perdere, visto l’aria di grande ammucchiata che tira. Sono le primarie.
P – R – I – M – A – R – I – E.
Pronunci il fatidico nome e già sembra comparire, in una posa un pò depressa, la figura del segretario nazionale: Bersani ( meglio ricordarlo, qualcuno potrebbe averlo forzatamente rimosso dopo l’ultimo intervento a “servizio pubblico”). Dura, la vita da Segretario Pd. Soprattutto se possiedi il talento masochista di “puntare” sul candidato perdente. Bersani sostiene la Borsellino? E subito decollano le quotazione dei bookmakers. Concediamo Milano e Napoli, inesperienza e, dall’altra, candidati “popolari”. Concediamo pure Genova (siate magnanimi!). Palermo no. Il candidato è forte. Si può fare (Veltroni docet). Invece, anche questa volta, la partita si conclude con una sconfitta. Per non sparare sulla Croce Rossa, è giusto ricordare che la Borsellino, appoggiata da Sel e Idv, non è tesserata Pd: concesse le attenuanti generiche. A Palermo, le primarie le vince Fabrizio Ferrandelli; giovane di 32 anni che conta, trasversalmente, dell’appoggio di buona parte del Pd siciliano (Lumia e Cracolici), di due Europarlamentari (Crocetta e Sonia Alfano), oltre che vari comitati cittadini. Vittoria risicata e, infatti, si parla di “brogli”, si chiede (legittimamente) il riconteggio delle schede. Vengono anche scritti fondi, come quello di Claudio Fava, che essenzialmente denunciano “una partecipazione organizzata ben più trasversale e massiccia di ciò che rappresenta il centrosinistra in quella città”. Il fatto è che le regole delle primarie vengono stabilite prima delle elezioni, dunque si conoscono i rischi che si corrono fornendo la possibilità di votare senza alcuna restrizione. Se le regole vengono accettate, è inutile e deleterio iniziare una sterile polemica su chi si è recato alle urne, a meno che non si sia un cultore delle primarie a giorni alterni. Certo, si potrebbe discutere prima sul meccanismo delle primarie, ma non si fa. Troppo complicato per i “nostri” statisti. E questa, altro non è che una dimostrazione del carattere di una classe politica opportunista, fedifraga e, francamente, avvilente.

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