Il sogno dei diritti umani

Moltitudini in grado di dialogare e di crescere…questa sarebbe la soluzione.

da \”Avrei voluto un sogno\” marzo 2012

di Sara Spartà

Sono giorni scottanti questi per il dibattito sull’immigrazione, dopo la protesta contro “il razzismo istituzionale della Bossi – Fini”, si riaccendono i toni per le rivendicazioni da parte di migliaia di stanieri in Italia. Viene chiesta sempre con più decisione l’abolizione della legge che fino ad ora ha fatto la storia dell’immigrazione e che ha successivamente introdotto il reato di clandestinità. Rivendicazione promossa dall’associazione “Primo Marzo“, da sempre l’ente promotore dell’iniziativa, che ha inondato anche le strade del centro storico bolognese. Chiedono ciò che non saprebbero esprimere meglio se non attraverso l’art. 3 della Costituzione: uguaglianza e pari dignità sociale, senza distinzioni. Impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il raggiungimento. Ad urlare questa voglia di appartenenza vera,di ius soli, sono i bambini di ogni età nati in Italia e ragazzi e ragazze che ci hanno sempre vissuto ma che sono nati da genitori che non hanno la cittadinanza italiana. E poi ancora ci sono i lavoratori,o meglio, i contribuenti, con i loro contributi fiscali e il loro concorrere al “progresso morale e spirituale della società”. Bene, si sono loro che oggi chiedono di essere ascoltati e lo fanno attraverso campagne, iniziative e attività tutte incentrate nell’anno del nostro 150° compleanno, e suona quanto mai attuale e singolare la massima : “Fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”. Singolare, certo, e pure controversa, in un paese come il nostro in cui gli italiani non si sono mai del tutto “fatti” e non se ne vorrebbero neppure di nuovi.
… “bisogna fare gli Italiani” chissà cosa intendeva D’Azeglio (o Cavour!) con questo nuovo e arduo compito. Forse oggi, come allora, significa cercare più il senso “risorgimentale” di quella frase, la ricerca nonché il consapevole raggiungimento di un’unica identità, un’unica idea, un unico ideale: l’Italia. Cercare di amare questo suolo affinché non sia soltanto una “posizione geografica” ma una posizione di vita. Nascere, crescere, parlare, vivere, studiare, comunicare grazie ad un’unica lingua nello stesso Stato, “divenire eguali significa divenire cittadini”, partire da un dato di fatto per arrivare ad uno di diritto. Tutto questo nell’ottica di soddisfare l’esigenza di assicurare un ordinato sviluppo della democrazia nel nostro Paese ampliando, quindi, lo “Stato di diritto” in modo che si evolva nello “Stato dei diritti” che allarghi la sfera di questi attraverso delle garanzie di controllo che valgano ad assicurare l’osservanza dei doveri. L’evolversi della modernità ha confermato la progressiva necessità dell’ipotesi che vede allo scambio di culture come occasione di crescita e di sviluppo.

Come più volte sottolineato da Zigmunt Bauman, dobbiamo essere consapevoli di fin dove siamo disposti ad arrivare nel cedere i diritti democratici che sono conquistati dai nostri predecessori, padri, nonni, bisnonni, attraverso le loro battaglie. Dilemma per cui i giovani dovrebbere spendere la loro vita per risolvere. L’Italia è un paese che non ha ancora compiuto il processo di nation building; gli italiani non sono ancora convinti di vivere nello steso paese, e questo è dato che non gioca a favore di nessuno. Alcuni sottolineano il fatto che si tratti di una sfida molto rischiosa perchè la stessa dialetti ca di “cittadino” e “straniero” verrebbe alterata da una pressione che indebolisce il senso di appartenenza e di identità collettiva e mette in crisi le strutture tradizionali dello Stato. Le due facce di una stessa medaglia che ora tocca lanciare per scegliere i futuri colori della nostra Italia.

In un Italia sempre più multiculturale, sempre meno bianca e sempre più nera, più gialla, più bruna, più rossa, possiamo sognare, e stiamo sognando, che l’unica uguaglianza sia quella dei diritti umani. E alla basa dei diritti umani c’è il diritto ad essere diversi, autentici: il diritto ad essere fedeli a se stessi.

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