Dove sono gli indignati?

di Novella Rosania

13 milioni con annesse proprietà immobiliari, per un ammontare di 18 milioni di euro. Viaggi-vacanza pagati da misteriosi mecenati, ristrutturazioni di appartamenti, macchine di lusso: tutto questo con i soldi dei contribuenti. Prima il caso Lusi, tesoriere della Margherita, che all’insaputa dei big del partito, fa scomparire magicamente, come preziose colombe d’oro nel cappello degli investimenti immobiliari, 20 milioni di euro; adesso il caso Lega Nord, con il tesoriere plurilaureato Francesco Belsito, che impiega soldi appartenenti al partito per investimenti di 6 milioni, finiti in Cipro e in Tanzania. Continuiamo a quantificare?

La legge n. 195/1970 prevedeva: “A titolo di concorso nelle spese elettorali sostenute per il rinnovo delle due Camere, i partiti politici di cui al presente articolo hanno diritto a contributi finanziari nella misura complessiva di lire 15 mila milioni. Hanno diritto al contributo i partiti politici che abbiano presentato, con il medesimo contrassegno, proprie
liste di candidati [...]”. La medesima fu abolita grazie al referendum dell’Aprile del 1993 con il 90% dei voti favorevoli. Scandalosamente il parlamento nel dicembre dello stesso anno, con la legge n. 515, riammette ciò che gli elettori avevano escluso: i finanziamenti con soldi pubblici ai partiti, ora definiti “contributi per le spese elettorali.” Nel libro di Paolo Bracalini “Partiti S.p.a.” ci vengono indicate con precisione le cifre degli stessi: “500 milioni di euro [...] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno [...] aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito.” da segnalare è l’aumento esponenziale del “quantum” rubato allo Stato: nella stagione di Mani Pulite i finanziamenti illeciti alla Lega Nord di Umberto Bossi erano pari a 200 milioni di lire, adesso si parla di milioni di euro. Tutti questi numeri fanno scalpore se paragonati alle misure di austerity che il nostro governo sta ponendo in atto. Aumento delle tasse, pensioni ridotte all’osso, l’Imu sulle stalle sono del tutto ingiustificati davanti a un tale spreco e scempio dei soldi pubblici. Come può, poi, il ministro dell’economia promuovere una pubblicità dove si afferma: “Se non paghi le tasse hai meno servizi”? Se esse servono ad arricchire maiali già abbondantemente pingui, perché non ci si  dovrebbe opporre. La coerenza e l’onestà, dunque, dovrebbe esserci sia da parte dei rappresentanti delle istituzioni, sia da parte dei cittadini, loro elettori.

Mi domando, infine, la sovranità del popolo non potrebbe concretizzarsi in rivolte? Cosa impedisce ai pensionati, che vivono con 500 euro al mese, di andare sotto Montecitorio e urlare la loro rabbia? Cosa impedisce ai cassaintegrati, ai giovani precari, ai licenziati di Trenitalia che sono su una gru da 2 mesi di prendere i forconi e cacciare tutti i collusi, corrotti, condannati, presunti innocenti? Nonostante il fatto che il rispetto, nei confronti degli elettori, sia venuto a mancare molti anni fa, gli Italiani non sono ancora capaci di prendere consapevolezza della loro forza subendo amaramente la peggiore delle ingiustizie: fare sacrifici per chi non ne ha mai fatti.

Dove sono finiti, dunque, i veri indignati?

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