Europa sotto attacco

di Federico Ticchi

da mafie in Europa (scarica) Aprile 2012

Fino a qualche anno fa erano pochi gli europei non italiani che conoscevano il fenomeno “mafia”. Per i più questo si concretizzava in fiction emotivamente impegnative, film ricchi di folklore, lupara, coppole e doppiopetto. E quando incontravano un italiano in vacanza e ci facevano amicizia, subito dopo aver conquistato un minimo di confidenza, sparavano la frase:“Ah, Italia..Pizza,mandolino, maccaroni, mafia!“ e se la ridevano. Come se fosse tutto un grande gioco. Se noi stessi, gli italiani, abbiamo scarsa memoria per le morti eccellenti della mafia, figuriamoci gli stranieri.  La mafia è considerata qualcosa di lontanissimo, che non avrebbe mai potuto importunarli. Ma pensandoci bene, se pure quelli come me, del nord Italia, ignorantemente consideravano che la mafia fosse una caratteristica del Sud, che non sarebbe mai stata in grado di intaccare la propria società, che noi non siamo come i terroni che si abbandonano all’ineluttabile senza sforzarsi di lottare, perché un tedesco, un francese, uno svedese o un inglese avrebbe dovuto pensare che la mafia sarebbe potuta arrivare fino a casa sua? E quindi Cosa Nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Sacra Corona Unita sono fenomeni esclusivamente italiani e il resto dell’Europa ne è salva. Oggi, a seguito di vicende che hanno interessato i diversi Paesi europei, non c’è più quest’ignorante consapevolezza. Si parla infatti di “globalizzazione dei traffici illeciti”, di “capitalismo mafioso”. La mafia, vista come connivenza lecita dell’illecito insieme alle istituzioni del potere, è una patologia gravissima del capitalismo. Tutti sanno che ormai non esiste più il mafioso “coppola e lupara”. Oggi la mafia dimostra la grande capacità di mimetizzarsi nella società civile: partecipa ai salotti d’ intellettuali, politici, imprenditori. Non solo in Italia, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Nel nostro continente la situazione è ovviamente evidente: il 15 agosto 2007 i tranquilli cittadini della tranquilla cittadina tedesca di Duisburg, nella Renania Settentrionale-Westfalia, si sono risvegliati leggendo nei giornali che a pochi isolati da casa loro di fronte al ristorante “Da Bruno” si era consumata una strage. E chi erano state le vittime? Sei calabresi. E allora chi erano stati gli assassini? Altri calabresi. Si era conclusa la faida di San Luca che secondo le indagini era iniziata nel lontano 1991. Questa guerra intestina delle ‘ndrine calabresi, iniziate sulle montagne dell’Aspromonte, aveva trasferito il suo set d’azione a 2.137 chilometri di distanza. Ma questo purtroppo per i tedeschi, non era un film. Il vantaggio di questo massacro? Da quel momento, pure i cugini teutonici più disinformati sapevano che la mafia era d’istanza anche fra loro. La Mafia è presente in Germania dagli anni ’60, con l’immigrazione italiana verso le zone industriali (Stoccarda, Baviera). La giornalista tedesca Petra Reski, autrice di diversi saggi sul tema, afferma che nessuna cittadina germanica è immune. Inoltre, a seguito della caduta del Muro di Berlino nel 1989, soprattutto la ‘Ndrangheta ha investito numerosissimi capitali nella ricostruzione della Germania Est. All’epoca le istituzioni nazionali tedesche non si facevano troppe domande su quali fossero le fonti di tanto denaro.  In Spagna invece è forte la presenza della Camorra che, grazie alle abili azioni diplomatiche in America Latina, si è garantita il controllo del commercio di cocaina ed eroina, che, dalle coste latinoamericane, giunge nei porti atlantici delle Spagna per poi essere smistata in tutt’Europa.

Le organizzazioni mafiose italiane non si sono limitate ed hanno ampliato il loro raggio d’azione anche ai paesi dell’ex URSS e dell’ex Jugoslavia. In questi stati, a seguito della caduta dei rispettivi sistemi politici, sono rimasti immensi arsenali che, privi di alcun controllo, hanno rifornito le mafie nostrane d’ingenti quantità di armi, da comuni pistole a kalashnikov.  Nei Balcani sono le nostre mafie a controllare il circolo di prostituzione e traffico di droga.  La mafia montenegrina ha intensi legami con la mafia uruguayana. Questo grazie alle ”scuole di formazione” che le nostre mafie hanno stabilito nel mondo.

Per non parlare dei fondi europei per lo sviluppo regionale: questi si trasformano in abbuffate di soldi pubblici in favore dei potentati mafiosi locali collusi con le istituzioni.

E allora, come opporsi al dilagare delle mafie in Europa? Un problema sta nel fatto che molto spesso le autorità dei paesi dell’UE, sottovalutando il pericolo dell’espansionismo mafioso, non hanno posto in essere misure legislative  sufficienti a contrastare il fenomeno mafioso. Solo in Italia vi è il riconoscimento del reato di associazione mafiosa. In Germania non si può far ricorso alle intercettazioni ambientali, strumento più utile per scoperchiare e comprendere sistemi mafiosi e prevedere reati. In Spagna non si possono effettuare perquisizioni in orari notturni se non per terrorismo, il che significa che il mafioso può dormire tranquillo, e alle prime luci continuare il suo commercio. In Olanda non è possibile il ritardato sequestro o il ritardato arresto, con la conseguenza che è necessario arrestare il criminale appena compie un reato, senza poter aspettare che ne compia uno di maggiore gravità. È necessario combattere l’immigrazione mafiosa con un sistema penale e d’indagine comune europeo che sia maggiormente efficiente. Ora, invece, tutto è lasciato allo spirito d’iniziativa dei PM impegnati nelle diverse cause, che spendono la propria vita a cercare d’intessere relazioni con i PM degli altri stati per tentare di combattere il fenomeno mafioso.

Come disse il Professor Marino, parlando della GlobalMafia, è necessario un “manifesto per un’internazionale antimafia”.

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