Lo Stato spegne Telejato

Video:
1) Chiude Telejato, Pino Maniaci: \”per mano dello stato ciò che la mafia voleva\”
2) Pino Maniaci – Salviamo Telejato
3) ATTENZIONE TELEJATO NON DEVE CHIUDERE

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Di Enzo Fragapane

“Appena l’astutanu a finisci di scassari a’minchia”. Nulla di sorprendente se, tra i verbali di una futura inchiesta antimafia, si leggessero queste parole tratte da intercettazioni telefoniche. Mancano due mesi alla fine di giugno, due mesi allo switch off  in Sicilia. Il passaggio al digitale terrestre potrebbe spegnere in tutta Italia circa 200 emittenti. A Partinico, in provincia di Palermo, scomparirebbe Telejato: dal 1999, quando venne rilevata da Giuseppe Maniaci, la televisione che, informando, fa lotta alla mafia non da salotto.

Pino è stato più volte pestato, minacciato, la macchina bruciata, gli pneumatici tagliati: l’alfabeto della mafia, vocali e consonanti. Mentre scrivo, Repubblica.it diffonde l’ultima lettera minatoria recapitata: ‹‹abbiamo deciso che tu devi andare via da Partinico perché stai rovinando un Paese, perché altrimenti agiremo con altri modi. Hai capito bene? Vattene subito!››. Questa è la conferma che le riflessioni di Telejato amplificate dalla voce metallica di Maniaci danno fastidio.

 Telejato, nelle due ore di notiziario, informa 130.000 persone in una trentina di comuni del palermitano. E Maniaci mescola informazione e ironia, puntiglio e sarcasmo: sa che la battaglia si combatte anche con il linguaggio  – predecessori in tal senso sono stati Impastato e Rostagno -: bisogna arrivare alla gente, comunicare, fare capire, smuovere, scuotere dalla paura (quella pre e post Stragi del 1992) e dall’indifferenza funzionali agli interessi di Cosa Nostra ( “strategia della sommersione” di Provenzano).

Telejato è non solo una televisione locale, ma una televisione comunitaria secondo la legge Mammì: vuol dire che ha uno statuto di Onlus e non è una Tv commerciale. Da qui il limite agli spot pubblicitari: 3 minuti ogni ora di trasmissione. Cosa accade con la Finanziaria del 2011? Il Ministero dello Sviluppo economico si è riservato il diritto di assegnare, a pagamento, tutte le lunghezze d’onda del digitale terrestre, eccetto che per le tre reti Rai, Mediaset, La7, Sky e per le società di telefonia mobile, a cui sono assegnate gratis (beauty contest). Le comunitarie, come Telejato, dovrebbero pagare una somma in relazione a numero di dipendenti e proprietà di immobili.

Un vero e proprio cartello mediatico che fagocita le Tv non commerciali. Un cartello su cui c’è da scommettere si poserà prima o poi l’occhio dell’Antitrust. Intanto Maniaci incassa e non demorde: ‹‹Noi – dice Maniaci – abbiamo comunque presentato la domanda di assegnazione di una frequenza. Sappiamo però che, secondo la legge, non ne abbiamo titolo. E perciò spegneremo il segnale››. Poi tira fuori l’amara verità, in modo tagliente: ‹‹Non sono riuscite a fermarci le intimidazioni mafiose e ci ferma una legge dello Stato››.

 Intanto in una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Monti, Pippo Giordano esorta il governo a fare di tutto per salvare Telejato. Perché Telejato deve essere considerato patrimonio culturale. In un passaggio della lettera sta scritto: ‹‹Le ricordo quanto era difficile parlare di mafia e quanto era praticamente impossibile sorridere in quegli anni ottanta e poi novanta con le stragi del 92/93. Quindi, ascoltare ogni giorno il TG di Telejato, rappresenta per me, e penso per tanti ascoltatori, un riscatto di quel mondo ovattato di silenzio, tutto intento a propinarci un’Italia che non c’era: un mondo idilliaco ove la mafia non esisteva affatto››.

Cambiamento culturale rivendicato da Pino stesso. Cambiamento tangibile nell’aver convinto i commercianti di 25 comuni a non pagare il pizzo. Si attenderà giugno, sperando di non vedere un uomo baffuto spegnere le luci della stanza e lasciar richiudere la porta alle sue spalle. Si attenderà giugno per non lasciare un uomo, un cittadino italiano, solo.

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