Europa e Lavoro

Di Federico Ticchi

Da \”il lavoro rende panda\” Maggio 2012

Ah il lavoro, il lavoro!  Problemone che affligge quasi tutta la comunità globale, salvo il famoso 1% che si nutre dello sfruttamento altrui. Sfortunatamente credo che chi leggerà questo articolo si trovi nell’altrettanto famoso 99%, ossia quelli che come me, una volta conclusosi il proprio percorso di studi, si troverà simpaticamente gambe all’aria. Ma cerchiamo di capire, in un’ottica europea, se questo seccante ed antipatico nemico della nostra tranquillità mentale risieda solo in Italia o sia comune ai 27 Stati membri dell’UE.

Come afferma il sito statistiche della Commissione Europea pubblicato il 2 aprile 2012, il tasso di disoccupazione della zona euro raggiunge il 10,8% nel febbraio di quest’anno. Nel febbraio 2011 invece il tasso di disoccupazione degli stati della zona euro era il 10%. Quindi, in 12 mesi la disoccupazione all’interno di Eurolandia è aumentata dello 0,8%. Non sono briciole di pancarrè. Ampliando il raggio d’azione della nostra ricerca possiamo vedere che anche nel resto dell’UE, in quei paesi che non hanno adottato l’euro, la situazione sia particolarmente migliore. Infatti qui la disoccupazione nel febbraio 2012 raggiunge il 10,2%, mentre nello stesso mese del 2011 era al 9,5%. Questo significa che all’incirca 24,550 milioni di abitanti dell’UE, di cui 17,134 milioni appartenenti alla zona euro, sono disoccupati. E l’UE ha una popolazione di 502,489,1 milioni di abitanti (dato del 2010). Nel 2011 i disoccupati dei 27 erano 1,874 milioni in meno, mentre tra i 17 della zona euro erano 1,476 in meno.

I dati più interessanti li notiamo osservando le tabelle che comparano disoccupazione femminile, maschile e giovanile (sotto i venticinque anni) dei diversi stati membri.

Il Belpaese presenta succosi dati. La disoccupazione maschile e femminile è al di sotto della media europea, mentre invece desta preoccupazione la disoccupazione giovanile: nell’UE dei 27 si attesta al 22,4%, mentre in Italia giunge al 31,9%. I nostri cugini iberici stanno senz’altro peggio di noi. Con una disoccupazione giovanile che supera il 50%, la disoccupazione maschile e femminile supera di 10 punti percentuali la media europea.  I lusitani sono messi meglio della Spagna, ma peggio di noi. Vedendo questi dati ho pensato alla classica Europa mediterranea, nullafacente e pigra e quindi sono andato a controllare le realtà dei cosiddetti paesi virtuosi. Lasciando perdere la Germania, che ovviamente presenta percentuali al di sotto della media UE, ho voluto controllare i numeri del Regno Unito, per il quale nutro una certa antipatia a causa del loro forte anti-europeismo, della loro lingua imposta al mondo e della guida sul lato sbagliato della strada. Cercavo, cercavo ma non trovavo dati. Infatti, nello spazio dedicato all’UK, invece dei numeri vi si trovano due asterischi che rinviano alla scritta: “Data not available”. Ergo i britannici si sono ben visti dal rendere pubblici i propri dati. Forse perché si scoprirebbe che, nonostante la sterlina, la loro situazione non sia poi tanto migliore.

Mentre invece i nostri cugini transalpini sono messi meglio di noi ma, nonostante l’asse Merkozy, sono ben lontani dai numeri tedeschi.

Riassumendo: la minor percentuale di disoccupazione la presentano Austria, Olanda, Germania e Lussemburgo. La maggiore vede come vincitrice la Grecia, seguita a ruota dalla Spagna e Cipro. Fortunatamente non saliamo sul podio.

Dati: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home

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