Gay Pride Bologna 2012

Scarica il numero di Giugno “Diritti civili, Bologna Pride 2012″

Le foto del Gay Pride (vedi)

Impressioni post gay pride di Beniamino Piscopo (leggi)

 

di Sara Spartà

“Vogliamo tutto, perché ciascuna e ciascuno di noi merita ed esige riconoscimento e tutela, sia nella sua individualità, sia nelle forme di affettività e condivisione che desidera. Vogliamo essere libere e liberi di scegliere e di esprimere le nostre identità, con i nostri corpi e con la nostra fisicità, anche fuori dai canoni standardizzati, attraverso un percorso di autodeterminazione e promozione delle differenze.”

Prorompenti le voci di rivendicazione in un caldo 9 Giugno firmato LGBT.

La Rainbow Flag oggi è alta su Bologna e a sfilare migliaia di triangoli rosa, simboli di un’importante pezzo di storia scritta e di un’altra tutta da rivendicare. Si marcia uniti in movimenti Lesbiche, Gay, Bisessuali,  Transgender e non solo. In Italia è dal 1972 che le manifestazioni pubbliche di protesta e di solidarietà si susseguono inondando le piazze da Sanremo a Pisa, passando per Verona, Napoli, Milano, Roma e poi ancora Bologna. È una lunga marcia che non arretra dalla notte del 27 Giugno 1969, la data dei moti di Stonewall quando in un locale gay di New York le forze dell’ordine fecero irruzione arrestando e picchiando in modo cruento centinaia di presenti che per la prima volta reagirono all’entrapment dissennato di quegli anni. Questa data è il simbolo dell’inizio di una battaglia aperta e vitale della comunità omosessuale in America. Un Paese, questo, che ha assistito ad una grande evoluzione nel riconoscimento dei diritti civili in buona parte grazie a Barack Obama primo Presedente degli Sati Uniti a disconoscere a livello nazionale il Defense of Marriage Act, norma federale che definisce il matrimonio come unione esclusiva tra uomo e donna. Ad oggi sono 10 gli Stati Americani che hanno legalizzato i matrimoni gay e questo più grazie a delle sentenze dei tribunali piuttosto che al voto favorevole dei cittadini nei diversi referendum. Questo lo rende un tema ancora molto delicato che necessita di un movimento sociale forte che in maniera consapevole e unita parta dal basso per esigere una parità reale ed effettiva.

L’Europa muove ancora i primi passi con quanto previsto da Spagna, Belgio e Paesi Bassi che hanno cercato di creare una parità perfetta tra coppie etero e omosessuali. Ma forte è l’esigenza di visibilità e di dibattito della questione soprattutto negli altri Paesi come il nostro, ad esempio, che all’ombra del Vaticano è stato meta dell’ultimo grande Euro Pride. Reclamare gli stessi diritti civili che vengono concessi dall’ordinamento giuridico e non solo alle coppie eterosessuali diventa una sfida non da poco nel cattolicissimo Belpaese. Quest’anno quasi per casuale coincidenza il Pride Nazionale si tiene in una città simbolo del movimento LGBT sede nazionale dell’Arci gay che per la prima volta intitola uno spazio pubblico a Stefano Casagrande, attivista gay che per più di quindici anni è stato l’anima creativa del Cassero. Una città aperta, sensibile e attiva e forse anche un po’ ipocrita, commenta qualcuno, come quando all’omelia funebre di Lucio Dalla, gay non dichiarato, a San Petronio si indicò come semplice“amico” quello che era il suo compagno di vita.

Ipocrisie e paure che non rendono coming out la parola d’ordine in un sistema democratico e “civilizzato” come il nostro dove ancora troppo frequenti sono i casi di violenze brutali e umilianti verso omosessuali. Casi e storie di omofobia che mettono in dubbio il concetto stesso di umanità, di accettazione, di solidarietà, di civiltà. Chiesta a gran voce una legge anti discriminazione e contro l’omofobia che dovrebbe imporre e ricordare a noi cittadini che siamo Uomini, prima di ogni altra cosa.

Lascia un Commento