Il primo presidente gay

Scarica il numero di Giugno “Diritti civili, Bologna Pride 2012″

di  Novella Rosania

e Giovanni Frascella

 

Emiliano Zaino è nato nel Maggio del 1976 a Siracusa. Ha frequentato il Liceo scientifico prima in Sicilia poi in Abruzzo. Ha terminato gli esami in storia contemporanea all’università di Bologna.

Presidente dell’Arcigay Il Cassero di Bologna da cinque anni.

Presidente del comitato Bologna Pride 2012.

Cosa l’ha portata a rappresentare in prima linea il Cassero e quindi la realtà gay, non solo bolognese ma anche italiana?

Innanzitutto questo non è un partito politico ma un’associazione quindi non serve per attirare consensi. Si combatte perché c’è una comunità, quella LGBT, che necessità di diritti, di servizi, di cittadinanza: lottiamo perché li riteniamo privilegi di altri. La ragione che mi ha portato a diventare presidente del Cassero è la voglia di uguaglianza che nasce prima ancora dal cittadino Emiliano Zaino che dall’attivista.

Cosa è cambiato da quando per la prima volta ha fatto coming out? Oggi, in questa società, è più facile essere gay e vivere la propria vita?

A Bologna dal 1995 le cose non sono cambiate molto. Il trasferimento dei locali del Cassero da Porta Saragozza nella posizione attuale, in via Don Minzoni, ha comportato l’aumento dei nostri servizi, quali seminari ed eventi, indirizzati sia ai cittadini che agli LGBT. Dal punto di vista sociale Bologna ha sempre avuto una grande cultura del rispetto verso i movimenti omosessuali come, d’altra parte, ha da subito ben accolto il Cassero nel corso degli anni. Nonostante questo, il mutamento dello scenario politico sta portando a una regressione dei valori sin qui conquistati. E’ da evidenziare la poca chiarezza della classe politica. Si sente un premier pronunciare qualsiasi forma di corbelleria che si riflette sulla cittadinanza. E’ vero che siamo andati avanti ma molte volte la classe politica ti rimanda indietro alla velocità della luce.

A Bologna si svolge il Gay Pride, o come è stato anche ribattezzato, il Bologna Pride. Lei ritiene  Bologna e l’Emilia-Romagna dei luoghi a “discriminazione zero”?

A Bologna c’è una maggiore integrazione delle minoranze, si pensi agli immigrati che sono perfettamente inseriti nel tessuto sociale. Ma l’Emilia non è tutta così. Dal punto di vista legislativo ci sono norme comunitarie che tutelano i diritti degli LGBT ma la realtà spesso è diversa, come in provincia. La lotta alla discriminazione deve essere combattuta dalla popolazione, non solo attraverso le leggi ma soprattutto con azioni concrete. Questo è ciò che cerchiamo di fare attraverso il “Progetto Scuola” per esempio. Bisogna andare ad insegnare ai bambini cos’è la non-discriminazione. Nella maggior parte dei casi i primi a non essere formati sono proprio i docenti. È facile passare delle tendenze omofobe ai ragazzi. Fino a quando gli insegnanti non saranno formati, così come il personale sanitario, ci sarà sempre tale propensione. Questi sono gli obiettivi che si pone il Cassero.

Prendendo spunto dall’affermazione del nostro ex premier quanto sono “meglio le belle ragazze piuttosto che essere gay?”

(Ride) Mi verrebbe da dire che essere bionde è sicuramente meglio.

Come giudica il lavoro della politica in questi anni per eliminare qualsiasi tipo di discriminazione? Cosa si aspetta in futuro dalla politica?

Impegno. Soprattutto mi aspetto che si faccia politica perché quella di questi anni non è affatto ciò che ci si augurava. Oggi si vive nella disaffezione per i partiti ma non certamente per il sistema o la politica. Fare della buona politica, senza ideologie, può portare a un miglioramento della società. Purtroppo nel periodo buio del governo Berlusconi il sistema si è ridotto a pura contabilità, soprattutto quando i conti bisognava farli per gli amici o per i propri interessi. Per citare un esempio, nella sanità abbiamo avuto anni di politica sbagliata che hanno favorito moltissimo la diffusione dell’HIV. E’ una precisa responsabilità politica quella di non aver fatto campagne di promozione sull’uso del profilattico negli anni del boom della diffusione dell’hiv. Dopo le prime campagne non ce ne sono state mai più e ancora adesso è così. Cos’è successo? E’ finito l’AIDS? No, di certo no…

 Da una parte Il senatore del carroccio Stiffoni afferma: “Da noi non ci sono gay, abbiamo un dna diverso!”; un passante nei confronti della deputata Paola Concia dice “Lesbica di merda, vi dovevano bruciare nei forni”. Dall’altra in Puglia abbiamo un governatore  dichiaratamente omosessuale confermato nel suo secondo mandato. Come spiega queste contraddizioni così forti nel nostro paese? E quanto ci possono far sperare in un cambiamento verso il meglio?

Non vedo ancora le basi di questo cambiamento, siamo ancora in un fase di profonda confusione. Il sistema partitico non è affatto definito e i nostri diritti non sono stati ancora scritti né in programmi né affermati in dichiarazioni di partito. Solo Di Pietro ha detto di essere favorevole a progetti di matrimonio fra le persone LGBT a seguito delle dichiarazioni di Obama. E’ la prima volta che ciò accade; neanche Nichi Vendola l’ha mai fatto. Se la politica si occupa solo di considerare gli elettori come fonte di consenso è chiaro che si finirà per operare non con dichiarazioni che hanno un senso politico ma con l’obiettivo di cogliere la simpatia di singole fasce della popolazione, producendo, così maggiore omofobia.

Obama ultimamente ha riconosciuto il suo sostegno ai matrimoni gay. Pensa che ci potrà esser un futuro concreto in tal senso?

Penso che le dichiarazioni di Obama siano sincere. Noi vediamo un grande lavoro della sua amministrazione sui temi LGBT. C’è un impegno in prima linea. Un po’ di tempo fa abbiamo avuto ospite al Cassero Stuart Milk, consigliere del presidente e nipote di Harvey Milk. Lui ci disse che quando fu chiamato alla Casa Bianca, Obama gli chiese cosa pensasse di fare per portare avanti le idee di suo zio. Rispondendo disse di star creando una fondazione ad hoc. Non bastava, bisognava, secondo il primo, costruire in ogni paese una rete per difendere gli LGBT. Da quel momento Milk ebbe tutti i fondi necessari per portare avanti tale compito, in America e nel mondo. Obama ha fatto anche altro, come eliminare all’interno delle forze armate il “don’t ask, don’t tell”, non costringendo più gli uomini a  mentire per diventare membri dell’esercito. Questo per raccontare ciò che si sta facendo negli U.S.A.

Gay e dico. Coppie di fatto e matrimoni gay. Cosa può portare uno stato a dire si e perché non lo si fa? Quanto è pregiudizio e quanto è ragione?

E’ tutto pregiudizio. C’è una scrittrice, Martha Nussbaum, che in suo libro di quest’anno parla di “disgusto della maggioranza.” Dividendo questa maggioranza  in tante minoranze, distinte in base al sesso, l’orientamento sessuale, l’età, i difetti fisici e altro, ci accorgiamo che ciò che muove i sentimenti della discriminazione è il sentire disgusto nei confronti di ciò che è diverso da noi. Questa può essere l’unica giustificazione per la quale tuoi simili non abbiano i tuoi stessi diritti. Non c’è una ragione particolare perché due uomini non si possano sposare o non si possa avere una legge contro l’omofobia. Non ci sono reali motivazioni pratiche per tale rifiuto. Molte volte si fa riferimento al diritto naturale creato affinché si riconoscano garanzie a tutti, per una società più equa e per un fondamento di uguaglianza. Per gli LGBT non solo non è così (solo negli ultimi anni in Italia è stata introdotta una legge per l’uguaglianza di trattamento sul posto di lavoro, per obbligo della comunità europea) ma in alcuni paesi esistono leggi omofobe che contrastano, in tutto e per tutto, qualsiasi principio di uguaglianza.

Una considerazione: Chiesa e LGBT.

La possiamo prendere da due punti di vista: la laicità dello stato e delle leggi. Abbiamo rispetto alla chiesa lo stesso problema che hanno altre comunità. La chiesa non dovrebbe occuparsi della società nel suo complesso ma solo della sua comunità di fedeli. Pare che il suo potere sia immenso e incontrastato. Così la politica, povera di argomenti, prende a piene mani le idee dall’unico pensiero che sembra avere forza, preoccupandosi principalmente della comunità cattolica. Mi viene in mente un pezzo di Guzzanti che fa Don Bizzarro: “Noi queste cose le pensiamo e diciamo ma siete voi che ci venite dietro!” L’altro tema riguarda i movimenti “democratizzatori” presenti nella chiesa stessa che hanno aperto discussioni e reso possibile la nascita di gruppi omosessuali al suo interno (con i quali collaboreremo per il pride.) Queste realtà ci hanno fatto scoprire che esiste la volontà che qualcosa cambi anche in una monarchia assoluta chiamata Papato.

Cosa consiglierebbe a un ragazzo che sta cercando di capire la sua vera identità sessuale?

Se un ragazzo venisse da me penso che già avrebbe un’idea sul proprio orientamento. Avrebbe bisogno semplicemente di aprirsi. Affrontare un problema con la propria coscienza nel momento in cui ci si accorge di avere un orientamento diverso da quello “previsto”, non è cosa semplice. Il Cassero si occupa esattamente di questo mediante la creazione di gruppi di accoglienza. Spesso la sessualità viene prima dell’accettazione. Ci sono casi di omosessuali che prima di definirsi tali hanno avuto 30 anni di storie con uomini. Dal momento in cui ho cominciato a vivere la mia omosessualità l’ho sempre tenuta nascosta, come fosse un’esigenza fisica da sbrigare ogni tanto. Dopo che sono andato via di casa e giunto a Bologna, la prima cosa che ho fatto è stata andare al Cassero, prendermi una birra e scappare via. Al secondo giorno ho cominciato a chiacchierare con qualcuno. Per altri non è facile, non riescono a socializzare in un ambiente così aperto. Esistono gruppi come “Liberamente” (che si riunisce ogni domenica) che parlano, anche della qualunque, lontano dal chiasso o dalla discoteca.

Il Cassero mette a disposizione dei giovani degli strumenti di supporto psicologico per aiutarli nell’affermazione della loro sessualità?

C’è il “supporto psicologico” del Cassero che si occupa sia di questo che di consulenza giuridica, nel caso ci siano problemi di discriminazione sul posto di lavoro. Inoltre si mette a disposizione anche un servizio di “counseling”, vis-à-vis, che fornisce un aiuto prima che psicologico, dialogico.

Qual’era il suo sogno da piccolo? Essere gay lo ha ostacolato?

Come molti ho sognato di avere due figli, ma non è detto che ciò non accadrà in futuro.

Essere gay non ostacola i sogni.

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