2 Agosto 1980. In attesa della storia

Di Danilo Palmeri

Da “2 agosto 1980″, strage di Bologna

Il 2 agosto 1980 un’Italia ancora scossa dalla strage aerea di Ustica si preparava alle immeritate vacanze. Radio Vaticana passava la voce di un Papa giovane e straniero, eletto due anni prima, dopo 456 anni di privativa italiana. Pertini era Presidente della Repubblica. Cossiga presiedeva il suo secondo governo sostenuto da DC, Psi e PRI. Alle 10.25 un ordigno a tempo, piazzato nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, compiva un atroce dovere.
Nel pomeriggio, l’onnipresente Pertini, visitava l’ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie. Applauditissimo, naturalmente.
In quei momenti concitati Pertini dichiarava: “Signori, non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. Impresa criminale, è vero. Ma non unica. Infatti la strage di Bologna può essere inquadrata in una prospettiva che porta il nome di strategia della tensione. In un’epoca in cui il mondo era diviso in due blocchi, esisteva un meccanismo, non sempre univoco, che tendeva a controllare e condizionare la politica, tramite una drammatica sequenza di eventi. Roba vecchia, storia del secolo scorso.
Obiettivo delle stragi che falcidiarono l’Italia dal 1969 era quello di turbare l’ordine pubblico per poi trovarsi legittimati nel ristabilirlo con metodi poco ortodossi e ancora meno democratici. A conferma di tale ipotesi nei primi mesi di marzo del 1981, veniva a galla la storia della Loggia Massonica Coperta Propaganda 2. Licio Gelli si materializzava al grande pubblico. Un pubblico fatto di sudditi, impotente. Gente poco importante. Di persone importante, invece, Gelli ne conosceva tante. Da tempo. Negli elenchi della P2 c’erano i nomi di Magistrati, alti ufficiali, parlamentari, ministri. E poi: imprenditori, direttore di giornali, giornalisti ecc. Scusate se è poco.

Per la Strage politica di Bologna esiste una verità giudiziaria. Condannati come autori materiali della strage i terroristi di destra Giuseppe Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, che continuano a dichiararsi innocenti.
Sui mandanti, invece, come spesso accade in Italia, non esistono certezze. In compenso, non mancano supposizioni, dichiarazioni, depistaggi che si susseguirono dal giorni dopo la strage e non intendono fermarsi.
E pensare che c’è chi, come L’Associazione delle vittime delle stragi, si batte per ottenere la “giustizia dovuta”. C’è stato pure chi, come Cossiga, in una lettera al Corriere della sera del 2008, ha dichiarato convinto che la strage non sarebbe imputabile al terrorismo nero, ma ad un “incidente” di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia. Tesi demolita dal “comandante Carlos” che tira in ballo in ballo addirittura la Cia.
Anni di fango. Così vennero ribattezzati gli anni che seguirono gli anni di piombo. E dal fango di quegli anni un’altra vittima, la più illustre, si aggiunge alle 85 che provocò quella bomba: la verità. Perché a più di 30 anni di distanza non si riesce a far luce, fino in fondo, su questa brutta vicenda. La parola fine a questo caso tutto italiano la porràla Storia. Storia che di certo non disdegnerebbe un aiuto da parte dello Stato, per chiarire le zone d’ombra. Stato che troppo spesso ha preferito, tradendo un principio evangelico, tacere. Perché la verità rende liberi. Non sia mai.

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