Ve lo do io Beppe Grillo

Di Danilo Palmeri
Quando Andrea Scanzi ha scritto nel 2008 “Ve lo do io Beppe Grillo”, pochi avevano capito la portata politica del fenomeno. La ripubblicazione, quindi, è già una scommessa vinta. Se una dote nel giornalismo è quella di “essere sul pezzo”, nulla si può rimproverare a Scanzi. Qualcosa, invece, si potrebbe imputare ai colti osservatori distratti o intenti a etichettare il movimento col solito ritornello: qualunquista, demagogico (a tratti lo è realmente) e antipolitico.

Nel libro di Scanzi si ripercorre la carriera di Beppe Grillo, dall’origine al boom televisivo. Dal teatro alla trasformazione in Beppe tribuno. Il teatro è il luogo in cui Grillo si esibisce dopo l’allontanamento dalla TV a causa di una famosa battuta sui socialisti. (Per inciso: anche Andreotti farà a proposito di quell’esperienza cinese una battuta sui socialisti, ma tutt’oggi non si riesce a capire perché il primo sia stato messo da parte e il secondo nominato senatore a vita).

L’attento Scanzi, raccontando la storia di Grillo, pone l’accento sulla sua parabola politica e sulle critiche ai partiti, ma anche sul cortocircuito semantico (derivante dall’essere un comico-politico) e sulla sua decadenza artistica, riconoscendo comunque i meri del Grillo “portatore sano dell’indignazione italiana”. Un libro ottimo per chi è acerbo sull’argomento, a tratti ripetitivo per chi da tempo segue il blog.

Se Scanzi ha vinto la sua scommessa, Grillo, ma soprattutto il Movimento cinque stelle, devono dimostrare, e forse anche capire, che la politica non è fatta di sole parole e protesta. Il tempo ci suggerirà se, dopo l’ottimo successo nelle manifestazioni di piazza – senza dimenticare il buonissimo risultato nelle amministrative- saranno in grado di farlo. Perché, parafrasando un ex Presidente della Repubblica, non mi preoccupano un milione di persone in una piazza, mi preoccupa molto di più un milione di persone alle urne.

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