Si scriva

Bologna 27-30 novembre. DIECIeVENTICINQUE, un anno dopo (vedi)

 

Di Diego Ottaviano

Si scriva e magari si dica. Si scriva e magari… il salto del manganello e della routine, quella mediatica, quella che tra corrieri e repubbliche, non basta un immagine, non ne bastano due, ce ne vogliono cento. E allora, chiedete a me lettore, è forse una foto ad informare, o è un’informazione che deve esser fotografata?

Esser giornalista, esser fotografo, esser qualcuno nel sistema che noi, insieme e in un modo o nell’altro, abbiamo creato. Questo sistema, fatto di mediazione, di interpretazioni, di lacrime e sorrisi, di fottuti estremisti di destra, sinistra e centro. Questo agglomerato di regole, di leggi, di ciliegie che in coppia non cascano mai. Questo ammasso di confusione e arcobaleni è pur sempre un pezzo della nostra scarpa, del nostro stivale. E’ la nostra Italia, quella custodita nel calendario del 9 Maggio 1968. Quella che ancora non colpevolizza la prostituzione del tritolo. Difendere lo stivale è giusto, è dovere!

Si scriva, e magari si dica.

Laccio nel passante della celere, distesa di orchidee e austerity. Andiamo di rumore, quello che la sensazione della notizia vive tra la ‘certosità’ di ville in Sardegna, appartamenti bergamaschi, attici romani. Noi andiamo di rumore, ma la notizia? E’ veramente tra quelle strade di vita, piene di rabbia e voglia della ragione?

Noi, costruiamo, di parole e a malincuore, ogni giorno. Noi scaraventiamo il nostro manganello senza fare ricerca scientifica sulla schiena di un sedicenne. Noi scaraventiamo la nostra rabbia, senza molotov e mattoni. Noi ci crediamo! Noi illuminiamo le nostre giornate con il senso del futuro. Un senso, che miei cari, non viene da una moralità istituzionale, ma che la provoca! Perché noi, carissimi i miei politici, cellerini, e ragazzini, noi lottiamo con rispetto! Noi ad una carica, rispondiamo con la musica della giustizia, non della ‘vendetta’. Noi lottiamo rispettando il potere di chi una macchina bruciata, la pagava a rate.  Noi lottiamo per difendere chi in quelle città devastate vuole distendere la propria vita. Noi combattiamo, con il rigore di chi il caschetto blu è uno stipendio per famiglia. Noi combattiamo con il sapere, che il nostro nemico è debole senza violenza. Pane al pane e vino al vino… perché, voi che cercate il rispetto dei vostri diritti e dei vostri doveri, con il suono di una mimica metal, voi siete un po’ come quella sigaretta, che è sempre l’ultima e brucia brucia ma non finisce mai.

Ancora, si scriva ma magari questa volta si dica. Sbagliare è umano, ma violentare il rispetto è reato, che tu sieda a Montecitorio o che tu corra in via Zoccoletti. Amen.

 

One comment on “Si scriva

  1. […] Ottaviano Non molto tempo fa dicevo, “Si scriva e magari si dica“. Si parlava di studenti, ricordate? Si parlava di momenti di delirio italiano, quello violento che […]