Se il 27 gennaio è la giornata della memoria

Di Giulia Silvestri
Non solo dissidenti politici, non solo ebrei.

Se il 27 Gennaio è la giornata della memoria, quest’anno, ricordiamoci anche di quelle vittime dimenticate.

Quest’anno, guardando il tronco marrone degli alberi, ricordiamoci che quello era il colore del triangolo sui vestiti di Rom e Sinti. Il Porrajmos, il “divoramento”, è il loro Olocausto. In quanti morirono nei campi di concentramento, non è certo: secondo lo studioso Ian Hancock furono sterminati tra i cinquecentomila e il milione e mezzo, secondo Sybil Hamilton (storica dello Holocaust Memorial Museum) furono tra i duecentoventimila e i cinquecentomila.

Quest’anno, guardando il rosa della nostra pelle, ricordiamoci che quello era il colore con cui venivano contraddistinti gli omosessuali. Solo gli uomini però, perché le donne lesbiche erano considerate “soggetti antisociali”. Furono arrestati in più di centomila e circa quindicimila furono mandati nei campi di concentramento. Ma questi dati non sono precisi, perché molti non ammettevano il loro orientamento sessuale, perché alcuni di loro furono sterminati come ebrei, come dissidenti politici o come malati di mente.

Quest’anno, guardando il nero del cielo di notte, ricordiamoci che coloro che venivano definiti soggetti antisociali, portavano un triangolo di quel colore. Persone con disturbi mentali e, appunto, le lesbiche . Se eri single, senza figli, o provocante; se non facevi la parte della madre e moglie perfetta, nella famiglia ariana perfetta, allora eri colpevole. Un atteggiamento, questo verso la donna, che a pensarci bene non è cambiato così tanto.

Quest’anno, guardando il viola dei nostri vestiti, ricordiamoci che quello era il colore designato per i Testimoni di Geova. La loro colpa è stata l’obiezione di coscienza: la scelta di non far parte dell’esercito nazista, il rifiuto e la ribellione al regime. In Germania erano una minoranza. Circa ventimila persone che hanno fatto così paura, da “meritarsi” la deportazione.

Quest’anno, guardando un disabile, cerchiamo il suo sguardo, e lo scopriremo sorridente. Guardando un bambino, senza un braccio o senza una gamba, o con la sindrome di Down, ci accorgeremo che lui è felice. Poi piangiamo ricordandoci dell’Aktion 4. Nel 1939 Hitler ordinò a medici e ostetriche di effettuare un censimento delle malattie genetiche ed ereditarie. Inizialmente, tutti i bambini con meno di tre anni, che presentavano queste malattie o deformazioni fisiche, furono uccisi o lasciati morire di fame. In seguito vennero sterminati anche adulti disabili, e l’Aktion 4 nacque ufficialmente da questo momento: furono create così le prime camere a gas, in grandi casermoni o edifici isolati. Vite non degne di essere vissute, persone non produttive, pesi per la società: questa era la considerazione dei nazisti verso le circa settantamila vittime di questo massacro.

Quest’anno, soprattutto quest’anno, cerchiamo di imparare che diversità non è pericolo, non è paura, non è diffidenza. Impariamo che diversità è ricchezza, è bellezza, è crescita.

Impariamo a convivere, non a tollerare. Perché se ci ostiniamo a non imparare, continueremo a vivere in Paese e in un Mondo in cui antisemitismo, razzismo, omofobia e discriminazione, rischiano di schiacciare la memoria di quello che è stato, alimentando l’odio e annullando le nostre unicità.

Se il 27 Gennaio è la giornata della memoria, quest’anno, gridiamo il nostro sdegno verso l’intolleranza, ascoltiamo i ricordi, curiamo le nostre cicatrici senza mai nasconderle, e piangiamo perché gli uomini continuano ad avere la memoria troppo corta, fingono di non ricordare, e ripetono le atrocità del passato.

Comments are closed.