Festival IT.A.CA. Intervista al Prof. Pierluigi Musarò

 

Di Giovanni Frascella

Da “viaggiare sostenibile” il mensile di maggio di DIECI e VENTICINQUE

 

Quest’anno si svolge la quinta edizione del festival IT.A.CA a Bologna dal 25 maggio al 2 giugno, quindi non potevamo mancare d’intervistare uno degli ideatori e direttore artistico del festival il Prof. Pierluigi Musarò.

Ma chi è il Prof.Pierluigi Musarò?

E’  Ricercatore alla Scuola di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” dell’Università di Bologna, e Research Fellow, Institute of Public Knowledge, New York University, presso cui coordina il progetto Humanitarian Action initiative.

Presidente di YODA (onlus) e direttore artistico di IT.A.CÁ migranti e viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile
Svolge attività di ricerca sulla comunicazione dell’umanitario e sulle culture della responsabilità, sui temi della cittadinanza e nuove forme di partecipazione, sull’etica dei consumi e dello sviluppo sostenibile.

 

Inizio subito con il chiederle cos’è IT.A.CA?

IT.A.CA è  un festival di nove giorni dedicati al turismo responsabile, scolastico, politico, ma anche ad ambiente, sostenibilità, verde urbano, marketing territoriale e migrazioni. Noi con il nostro festival cerchiamo di sensibilizzare anche il viaggiatore fai da te, che non ama gli itinerari prefissati, che si sente limitato dal gruppo e dai tempi stabiliti, ma che vuole pur sempre far suoi i valori del rispetto e del confronto.

 

Ma cosa significa “Turismo responsabile” ?

Gli operatori del settore lo chiamano “sostenibile”, i turisti lo definiscono “responsabile”. Al di là della variante terminologica, si parla di un turismo attento alle esigenze del pianeta, attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Viaggiare responsabilmente significa innanzitutto scegliere mezzi di trasporto poco impattanti sull’ambiente o, per lo meno, ottimizzare i propri spostamenti, evitando ad esempio l’aereo per un singolo weekend; ma responsabilità significa anche optare per strutture e trasporti gestiti dalla popolazione locale, i cui proventi vanno a contribuire all’economia del posto anziché finire nelle casse di grosse imprese private svincolate dal territorio.

 

Ma si può essere sempre “Turisti responsabili” ?

Si può essere responsabili prima, durante e dopo il viaggio. Prima della partenza, è importante compiere un approfondito percorso di informazione sul Paese che si desidera visitare, in modo da arrivare in loco preparati su usi, costumi, diritti e credenze del popolo che ci ospiterà, riconoscendo la sua centralità nella nostra esperienza.

Una volta rientrati, infine, si potrà utilizzare il viaggio per “influenzare” le scelte della nostra rete sociale, diffondendo l’dea che “viaggiare responsabilmente” è meglio. La responsabilità può anche assumere una dimensione politica quando i viaggi toccano mete come i campi profughi saharawi, la Palestina o la Bosnia, dove trascorrere una vacanza permette di conoscere e addentrarsi nel tessuto più profondo di un luogo.

Tra l’altro proprio con l’associazione Yoda, di cui sono presidente, organizziamo campi di volontariato sia in Palestina nel periodo della raccolta delle olive, che con il popolo Saharawi esiliato da ormai 37 anni nel deserto dell’Hammada, in attesa di un referendum di autodeterminazione riconosciuto dall’ONU.

Si deve essere turisti ogni giorno.

 Come si articola il Festival quest’anno?

Su presupposti fin qui discussi, il festival di Bologna vuole mettere in rete le diverse realtà che si occupano di viaggi responsabili per coinvolgere i visitatori in un’esperienza multisensoriale. Ce n’è per tutti i gusti: visite guidate attraverso il patrimonio culturale e storico del territorio, dibattiti e incontri con esperti del settore, presentazione di libri, bar camp, seminari, pranzi a Km 0 e cene esperienziali, concorsi di scrittura, illustrazione e fotografia, mostre, concerti, proiezioni video, teatro. Lo stesso titolo, I.TA.CÀ, richiama l’idea del viaggio in terre lontane, dell’emigrazione e della scoperta nel riferimento a Itaca; ma, parallelamente, ît a cà significa sei a casa in dialetto bolognese, riferendosi alla necessità di adottare uno sguardo diverso sui propri spostamenti quotidiani. Ciascuno di noi è viaggiatore sempre, ogni giorno, semplicemente nel tragitto verso l’ufficio, la scuola, il centro commerciale o gli amici.

La nostra non è una fiera, ma un modo per sensibilizzare sul tema del turismo responsabile in maniera esperienziale, proponendo iniziative in diverse piazze di Bologna, ma anche in altre città dell’Emilia Romagna.

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