Itaca, il tuo viaggio continua

di Diego Ottaviano

Da “viaggiare sostenibile” il mensile di maggio di DIECI e VENTICINQUE

 

Da un po’ di tempo, soffermo le mie idee su di un punto croce. Uno particolare, preciso. Guardo la terra, così unica nelle sue venature verdi e bianche di montagne.  Così smagliante nelle sue distese d’acqua. Così unita, cosi silenziosamente senza confini. Così viva. E’ da qui, che nasce quella domanda che per capire i nostri confini umani, i nostri disagi di diversità. E allora, mi domando il perché del nostro testardo muoversi, tra mappe turistiche e ventiquattrore professionali, tra lusinghe di piacere e momento di relax. Molte le risposte, ma una sola suona al mio scrivere come autentica.

Ed infatti, non è l’obbligo di viaggiare, che ti fa viaggiare. Tanto meno credo sia l’obbligo di visitare. Forse, non è neppure un angusto bisogno di ‘sistema vacanze’. Sapete, quello che se ne va tra i meandri del Grand Hotel e le miniature perfette di ‘villette bianche’ da spiaggia. Queste, sono cose da vip e bikini. Sono cose da politica e calcio. Da potere e moneta. Credo non sia neppure quel ‘televisivo tormento borghese’, quello che auspica, di costa in costa, di crociera in crociera, di paradiso in paradiso, e se sei fortunato, di cabina in cabina con lo scoglio lì, bello in vista. Ti rimane comunque, un ultimo tentativo, estremo: ringiovanisci! Ti travesti di voglia inquieta, di discoteca, di casinò, di isole grigie, di esagerazioni. Ma neppure questo viaggiare respira.

Torni allora sui tuoi passi. Sposti il tuo dialetto. Lo ascolti e provi finalmente a capire. Aggiungi qualcosa alla veduta della tua casa, della tua terra. Dentro te scatta qualcosa. L’adrenalina sale, ti porta via, ti regala ossigeno. Un bisogno. Uno vero, fisiologico, di nervi, di passioni. Sei rapito, non hai scampo. Hai bisogno di sapere e quindi hai bisogno di viaggiare. Hai bisogno di trovarti sul quel tram, quello di una cultura diversa, magari più fredda, meno latina, europea. Hai bisogno di sapere, che è meglio viaggiare con la bicicletta sotto l’acqua, piuttosto che sentirti musicista in quella coda di dolori e traffico.

Magari, magari stai semplicemente camminando su una di quelle strade. Sai, quelle che ogni giorno percorri senza accarezzarne i particolari. Una strada che pensi conoscere, la percorri tutte le mattine. Eppure, capita di fermare quell’uomo, proprio li a Bologna. Viaggi con lui e la sua storia, con il suo rispetto ed il suo conoscere, con i suoi ‘libri di speranza’ ed il suo Senegal. Ti senti viaggiatore, nel senso stretto del termine. Viaggi e lo fai responsabilmente. L’esigenza di conoscere aumenta. La voglia di scoprire ti attanaglia. Ti assenti con quel bicchiere di vino tra le mani, tra vendemmia e guance rosse, tra cultura e riscatto. Ti senti un po’ Ulisse, con la mappa in mano ed il rispetto in testa. Promuovi il nostro mondo, lo qualifichi nei suoi contenuti culturali e nei suoi ritmi di vita, di stile, di crescita, di Itaca. Il tuo viaggio continua. Non finisce mai. Ti porta tra divani e brandine, nelle sconosciute vite della tribù del web e del conoscere a costo zero. Viaggiare in maniera responsabile, con lo specchio della conoscenza tra le mani. Il tuo è  muoversi tra le onde della terra, tra le sue pagine. Le sfogli come in un libro, per crescere. Prendi un momento di riposo, lo affondi tra le righe di nuove culture, di storie diverse, di un giornale straniero, di una notizia mondiale, di un viaggio dietro casa. Si, non è facile. E’ una fantasia in gabbia, ‘un atto criminoso’. Viaggiare per conoscere e conoscere per viaggiare. Questo, è un po’ il mio ‘turismo responsabile’ e fu anche quello del buon vecchio laico Sant’Agostino, perché ‘il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina’.

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