Il viaggiatore laico

di Damiano Priante

collaboratore del Csl News del Centro Studi Laicità dell’Unibo.

Da “viaggiare sostenibile” il mensile di maggio di DIECI e VENTICINQUE

 

Perché andare dal mondo quando il mondo può venire da noi? Lo lasciamo entrare quando vogliamo e subito lo allontaniamo: basta spegnere la tv o il computer, oppure ripiegare, chiudere, buttare quei desueti supporti cartacei che vanno sotto il nome di riviste, libri, giornali.

Conosciamo attraverso uno schermo. E pensare che la parola schermo indica anzitutto ostacolo, protezione, qualcosa che in definitiva ci separa dall’altro. Questo è il rischio della conoscenza 2.0: che una barriera di vetro ci separi dalla realtà, dall’esperienza diretta, senza la quale la conoscenza non può dirsi completa. Ma più in profondo del limite tecnologico c’è un limite della natura umana. È la chiusura di vedute, la ritrosia verso l’ignoto, il confinamento del diverso, quello schermo mentale insomma, che ci separa dalla realtà. Si può anche viaggiare per migliaia di chilometri, farsi le foto davanti alla Tour Eiffel, sopra un dromedario, accanto ad un indiano delle riserve, non sarà altro che una foto della stessa persona con un contorno differente. Girare il mondo senza aprirsi al mondo è un viaggio intorno al proprio ombelico. Perché di un viaggio rimanga qualcosa oltre un souvenir prodotto in scala industriale, è necessario abbracciare la cultura del luogo che si visita, il sentimento religioso, la tradizione, senza preconcetti, senza supporre che la propria cultura sia in fondo quella superiore. Non lo è. É solo una delle tante.

Bisogna essere laici e rispettare il diverso, che non significa “strano”.

Bisogna essere laici: accettare la pluralità di morali e di costumi e capirle, o quantomeno tentare. Può sembrare un controsenso, ma accogliere e non respingere il diverso è invero la strada migliore per non smarrire e anzi, trovare se stessi. Ben difficile sarebbe riconoscersi tra una folla di controfigure, molto più facile tra persone originali.

La laicità è l’esperanto della cultura, dei popoli, del prossimo, è il linguaggio comune affinchéla Babelenon crolli, anzi, sfidi ancora il cielo, aldilà delle differenze di un’unica umanità. La laicità è il primo passo per sentirsi a casa in ogni luogo e allo stesso tempo sempre in viaggio.

Infatti il viaggio non inizia quando le ruote dell’areo si staccano dalla pista o quando casa nostra scompare dallo specchietto retrovisore dell’auto: il viaggio inizia quando si aprono gli occhi, la mente, il cuore.

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