Ustica: il museo nato grazie alla determinazione dei familiari

 Dal nostro mensile “Ustica…Stato disperso”

di Giulia Silvestri

 

Nel2007 aBologna è stato aperto il Museo per la Memoria di Ustica.

Si chiama proprio così: museo per la memoria. Lì, dove il relitto dell’aereo è stato ricostruito dai vigili del fuoco e dai volontari, è nato un luogo per ricordare. Il museo lo hanno voluto i familiari delle 81 vittime, che si sono mobilitati, dopo gli accertamenti per il processo, perché ciò che restava di quel 27 Giugno 1980, non venisse gettato nella spazzatura. L’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica si è impegnata prima per far conservare i resti del DC9, poi per trasferirne i pezzi a Bologna, da dove tutto ha avuto inizio.

Il ricordo è proprio il fondamento di tutta la struttura costruita attorno al relitto precipitato tra Ustica e Ponza. Christian Boltanski ha installato sul soffitto 81 lampadine la cui luce si affievolisce e poi torna forte senza mai spegnersi: sono i respiri delle 81 vittime di questa tragedia.

Intorno all’aereo ci sono 81 specchi neri, ognuno dei quali, emette sussurri. Ascoltando attentamente le parole sussurrate da anziani, giovani, bambini, adulti, si intuisce come quelle voci rappresentino pensieri che ci attraversano nel quotidiano perché tutti loro continuavano a progettare piani per i giorni seguenti e che nessuna di quelle persone ha potuto realizzare.

E quegli specchi neri? Non so quale significato Boltanski abbia voluto dare loro, ma il mio pensiero è andato subito all’oscurità di questa vicenda: ai documenti nascosti, ai testimoni che sono morti, a quel cielo troppo trafficato in quella notte d’estate, al fatto che ad oggi non esistano colpevoli.

Se una persona conosce qualcosa della strage di Ustica, vedendo i resti del velivolo, osservandoli attentamente, prova sconforto, rabbia, tristezza, indignazione.

Ecco che abbassando gli occhi, ai piedi del DC9, ci sono nove casse nere: in esse, invisibili ai visitatori, sono contenuti gli oggetti appartenenti alle vittime. Quegli oggetti sono intrisi di storie, non solo quelle delle persone che sono morte durante questo volo, ma anche quelle delle loro famiglie, dei loro amici.

Storie che non vanno dimenticate, mai.

Il padre di Boltanski era ebreo, e allora c’è un solo grido che oggi dobbiamo farci entrare nel cuore e nel cervello, perché diventi parte di noi: “Meditate che questo è stato. Vi comando queste parole”.

 

Qui il sito del museo della memoria di Ustica www.museomemoriaustica.it

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