La DIA: occhi sempre più aperti su Bologna e dintorni

Di Antonio Cormaci

 

Seconda relazione semestrale DIA 2012: occhio su Bologna e dintorni.

 

Uscita la seconda relazione semestrale del 2012 della DIA, è arrivato il momento di tirare le somme per porre la lente d’ingrandimento sul movimento mafioso nel territorio emiliano e bolognese.

In un contesto di generale incremento, rispetto al primo semestre 2012, di denunce ma anche, e soprattutto di omicidi di mafia – la Camorra ha duplicato rispetto al primo semestre 2012 la quantità di omicidi volontari rispetto a ‘ndrangheta e mafia -, bisogna constatare un dato particolare: l’allontanamento dalla criminalità tradizionale; il che si traduce in un abbandono generale delle strutture classiche di mandamento, famiglia, ‘ndrina e così via. Questo particolare fenomeno ha avuto ripercussioni anche sul modus operandi dei principali canali criminali, capovolgendone, a volte, le peculiarità conosciute alle istituzioni ed alle Forze dell’ordine. Ad esempio, è proprio la Relazione semestrale a far notare come la camorra, in particolare, abbia valicato, almeno più rispetto al passato, i confini regionali per porsi su coordinate più internazionali, soprattutto per quanto riguarda il traffico di stupefacenti. Altra faccia della medaglia di questo mutamento è anche una frammentazione, una divisione più accentuata rispetto agli anni passati e che, dati alla mano, ha raddoppiato il numero di omicidi, conseguenti ad un altissimo tasso di conflitti tra clan. La novità sta appunto nel paradosso, poiché  questo “rimedio” è sempre stato bandito dalla camorra. Recita testualmente la relazione: “Lo scontro armato rappresenta generalmente l’ultima ratio per risolvere i conflitti, in quanto determina un controllo del territorio da parte delle forze di polizia e maggiore difficoltà nello gestire i traffici illeciti”. Ma la DIA sembra avere le idee chiare, addebitando questo ricorso alla “guerra” come “segno di debolezza della leadership dei clan”.

Ma non solo la camorra mostra sempre più caratteri “innovativi”. Anche la ‘ndrangheta presenta molte novità: oltre alla consueta capacità di infiltrarsi in qualunque tessuto amministrativo, politico ed economico, segno di una volontà di ostentazione di capacità di non essere dentro la politica ma di essere la politica stessa, ha maturato una particolare propensione a valicare i confini nazionali, “colonizzando” il sud della Germania e mantenendo come casa base la Calabria ed  adottando una nuova organizzazione che la relazione definisce “corona”; la “corona” è una sorta di grande comunità delle piccole ‘ndrine attive in particolare sul mandamento jonico della provincia di Reggio Calabria, una soluzione di accentramento per arginare potenziali conflitti e mantenere salde le redini del “regno” nella bassa Italia.

Ma chiusa questa doverosa premessa, cerchiamo di capire i punti salienti della relazione riguardanti le organizzazioni criminali e l’Emilia – Romagna.

La ‘ndrangheta è particolarmente attiva a Milano, città la cui procura ha portato avanti nel solo 2012 due maxi operazioni (Ulisse e Blu call, quest’ultima riguardante affari illeciti collegati ad una rete di call center a Milano e Bologna) e nel quale è stato verificato un altissimo tasso di operazioni illecite legate al mondo del traffico di droga e, soprattutto, di armi. Anche l’Emilia – Romagna è stata nell’occhio del ciclone, nel 2012. Modena è stata sede di due operazioni condotte dalla Guardia di Finanza: la prima, del 30 agosto 2012, ha portato all’arresto di due soggetti d’origine calabrese per bancarotta fraudolenta di un’azienda operante nel settore della ceramica e la seconda, il 23 ottobre 2012, ha portato all’arresto di soggetti legati alla cosca Longo – Versace di Polistena (RC).

Particolarmente attiva in Emilia – Romagna, nel 2012, è la sopracitata camorra: le operazioni delle forze dell’ordine hanno messo in luce attività portate avanti dal clan dei casalesi, con sequestri decretati a danno del clan Bidognetti. Le attività più appetibili per i camorristi sono quelle legate ad imprese edili, settore alberghiero turistico, aste fallimentari, riciclo rifiuti, condizionamento appalti pubblici e trasporti pubblici. In particolare a Bologna, le forze dell’ordine hanno verificato la presenza di attività sospette legate a clan ben noti della camorra: Mallardo, Afeltra e Di Martino; ed è stata la stessa procura di Bologna, di concerto con Roma, Milano, Salerno e Napoli e nell’ambito dell’Operazione Fulcro, ad emettere ordinanza di custodia cautelare per 28 membri delle famiglie Fabbro e Cino, accusati di estorsione e ai quali sono stati sequestrati beni fino a 112 milioni di euro. Modena, invece, è stata ancora al centro delle cronache giudiziarie di mafia: i clan Falanga e Di Gioia si occupavano infatti di traffico di cocaina ed hashish provenienti dalla Spagna.

La mafia, invece, sembra avere il classico atteggiamento di basso profilo che caratterizza le sue attività oltre confine: la relazione DIA sottolinea una particolare cura degli affari riguardanti il riciclaggio di denaro sporco derivante da attività illecite e tramite la gestione e l’infiltrazione in attività insospettabili.

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