Gruppo dello Zuccherificio

   Dal nostro mensile: “la rete antimafia in E-r”

La brocca dell´acqua di Giorgio, il tavolino di Alessandro, le sedie di casa di Ambra, il faretto di Andrea, la prolunga di Fabio, i foglietti stampati da Silvia, le birre comprate da Canto, i bicchieri lavati con Enrico, i fili colorati appesi da Ale, gli spessori per il palco disposti da Massimo, i twitter inviati da Claudia. Forse partirei proprio da tutto ciò per raccontare del “Gruppo Dello Zuccherificio”, dalla cura dei dettagli di ogni ragazzo dell’associazione per la realizzazione del”Grido Della Farfalla”, meeting dell’informazione libera che da 5 anni viene programmato in romagna portando giornalisti, magistrati, artisti da tutta Italia. La stessa cura e passione che viene messa durante l’anno nelle attività del gruppo, siano esse di ricerca e approfondimento o divulgazione o artistiche.

Prima di raccontare cosa facciano oggi, è il caso di fare un prima un salto indietro di 5 anni. Febbraio, nebbia folta, sigarette e vino, un gruppo di ragazzi attorno a un tavolo di legno in un appartamento degli operai dell’ex zuccherificio (ed ecco la spiegazione del nome scelto per il collettivo) di Mezzano (Ra) discute di attualità e politica e di come sia difficile trovare tante notizie sui media tradizionali. É quello il punto di partenza dal quale nasce tutta l’attività come si legge nel manifesto dell’associazione: “Il nostro senso di sconforto è soprattutto frutto di una situazione di disinformazione diffusa che permette a chi governa il paese di fare sempre il bello ed il cattivo tempo. Il senso di sconforto si è poi trasformato in impotenza e rabbia, le stesse sensazioni condivise da molte persone oggi in Italia. E’ giunto il momento di fare qualcosa.”

Tutti i lunedì, durante l’anno, i ragazzi continuano a incontrarsi, qualcuno dopo 5 anni ha lasciato l’attività ma altri sono arrivati, per discutere del mondo che li circonda, scrivere articoli, perché informare è il seme della coscienza critica da installare nella mente di ciascun cittadino italiano. In questo contesto si inserisce l’attività di antimafia sociale portata avanti nella provincia di Ravenna. Fino a pochi anni fa quando si parlava di infiltrazioni pochi erano disposti a credere fosse un problema del territorio, ma attraverso l’analisi (anche storica) della gestione delle bische clandestine, delle attività di centri massaggi e compro oro, del nuovo gioco d’azzardo, si è riusciti a creare una sensibilità diversa e ora si inizia a parlare in modo concreto del problema.

Tutto ciò si concretizza in molte attività divulgative oltre a quelle di ricerca (sulle quali rimandiamo al sito gruppodellozuccherificio.org ). Primo fra tutti un percorso sulla legalità che da tre anni attraversa le scuole superiori di Ravenna coinvolgendo centinaia di ragazzi e cercando di dare loro strumenti necessari per analizzare la società che li circonda. L’obiettivo è far proseguire le 8 ore frontali con ogni classe in attività pomeridiane i serali. Così alcuni ragazzi del liceo classico hanno invitato Gaetano Alessi e Gaetano Saffioti in un incontro pubblico per parlare della cultura mafiosa e di come essa sia salita da Sicilia e Calabria fino al nostro territorio, altri hanno realizzato un dibattito con Enrico Bini, presidente della camera di commercio di Reggio Emilia che da anni combatte le infiltrazioni, altri ancora hanno realizzato opere artistiche da consegnare agli ospiti del meeting dell’informazione libera, e così via. In parallelo il “Gruppo Dello Zuccherificio” porta avanti altre tematiche, dall’ambiente ai diritti, cercando di sfruttare molti mezzi comunicativi come proiezione documentari, cineforum, blog, realizzazione di incontri e dibattiti, mostre fotografiche, spettacoli teatrali.

“Voci nel Deserto” è un rave teatrale, un format nato da attori romani, che l’associazione realizza in Romagna e che, negli ultimi anni, utilizza anche come strumento nelle scuole superiori. Pasolini, Flaiano, De Tocqueville, Levi, Bradbury, Calamandrei, Orwell, Galeano, Gaber, Einstein, Manganelli, Alfieri, Steinbeck, per non dire di Tucidide e Ovidio, tra gli altri: le loro parole, a risentirle oggi, ci offrono una chiave di lettura – sorprendente e quasi umiliante nella sua preveggenza – sulla realtà sociale e politica che stiamo vivendo attualmente. Frammenti di libertà di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo, nello spettacolo vengono recuperati per dare loro nuova voce, mettendoli in relazione attraverso la musica, i suoni e le immagini del presente e del passato.Se la potenza del giornalismo sta nel rendere le persone più libere, attraverso il linguaggio, che è anche pensiero, allora l’informazione è cultura. E’ la forza del linguaggio a rivelare la realtà, anche per il solo fatto di averla nominata. Comunicare. Essere. Esistere. Per Resistere.

Massimo – GDZ-

http://gruppodellozuccherificio.org/

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