Intervista a Nando Dalla Chiesa

dalla chiesa

a cura di Giulia Silvestri

Nando Dalla Chiesa è uno studioso del fenomeno mafioso. Sociologo e insegnante di Sociologia della Criminalità Organizzata a Milano, è anche presidente della Commissione antimafia che nel capoluogo lombardo è stata creata dal sindaco Pisapia, per cercare di evitare le inflitrazioni mafiose all’interno dei lavori per l’Expo 2015.

Cosa pensa dell’approvazione del 416ter alla Camera con la contestuale riduzione della pena?

Dalla Chiesa: Non lo capisco. Sono contento che sia stato approvato il 416ter. Perché le pene minime vengano ridotte è una cosa che mi sfugge. Non capisco le ragioni che devono portare a immaginare responsabilità piccole in chi prende dei voti dalla mafia. Questi soggetti non sono quasi mai inconsapevoli: quando una persona va a chiedere i voti alla mafia, va a chiederglieli perché sa chi ha di fronte, sa che glieli può dare. Non è una singola persona quella con cui va a dialogare.

Qual è o quale dovrebbe essere il ruolo delle amministrazioni nel contrasto alla criminalità organizzata e, qual è il danno nei confronti del cittadini non consapevoli che queste provocano negando la presenza delle mafie e delle infiltrazioni mafiose nei propri comuni?

Dalla Chiesa: La negazione è una iattura per una popolazione perché induce tutti a guardare da un’altra parte, a sottovalutare e a non vedere finché ci si trova un’organizzazione mafiosa che ti ha mangiato pezzi di territorio, che ti ha mangiato pezzi di economia e che ti cambia anche la vita pubblica. Per questo li chiamo traditori della patria quelli che hanno rassicurato sempre che la mafia non esisteva nella loro città quando invece c’era e la si vedeva.

Quanto è fondamentale il ruolo dei cittadini nello spronare le amministrazioni e nel far conoscere la situazione dei propri territori? Altopascio, in provincia di Lucca, ne è un esempio. (qui sul blog di Nando Dalla Chiesa).

Dalla Chiesa: Quello di Altopascio è un bell’esempio, perché un piccolo gruppo di cittadini progressivamente riesce a ottenere l’attenzione della città sfidando anche una situazione di isolamento: chi, infatti, a Roma o Milano parla di Altopascio? È l’inconveniente dei piccoli paesi, però è anche la dimostrazione di come ci si possa organizzare, di come trovare delle sponde e delle persone che aiutano, di come mettere in difficoltà degli amministratori che pensavano di non dovere rendere conto di certi comportamenti.

Qual è l’importanza del giornalismo indipendente e, dall’altro lato, qual è il danno del giornalismo disinformante?

Dalla Chiesa: Il giornalismo indipendente è una condizione di democrazia, e siccome la mafia è contro la democrazia, il giornalismo indipendente è contro la mafia per definizione. Il giornalismo servo e opportunista è un giornalismo funzionale alla mafia.

Quanto ha influito sulle indagini e sull’ostacolo alla criminalità organizzata al Nord, la mancata conoscenza del fenomeno e di conseguenza il non saperne riconoscere i segnali?

Dalla Chiesa: Questo conta, perché noi abbiamo pezzi di magistratura che hanno la conoscenza della mafia uguale a quella che ne hanno mediamente le classi dirigenti del Nord, cioè poca. La differenza è che essi sono chiamati anche a giudicare della presenza o meno dell’associazione mafiosa, e a volte non la vedono. Questo è grave, è uno dei problemi maggiori che abbiamo in questo momento al Nord.

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