I Siciliani giovani settembre 2014

Nei giornali italiani non si fanno più contratti da professionisti. La maggioranza dei contenuti è fatta da precari pagati (sui quotidiani!) 20.80 euri. Si chiama “equo compenso” e non prevede alcun diritto redazionale. Il giovane giornalista non può sperare più in un inserimento ma al massimo in un tesserino di “pubblicista”, pagato caro e soggetto di fatto a un costoso esame che ormai sostituisce, nella generalità dei casi, il vecchio esame di praticantato che dava pienamente accesso alla professione. Questo “equo compenso” è stato accettato dalla Federazione della Stampa (il sindacato) e contestato dall’Ordine dei Giornalisti. Su entrambi sono frequenti le polemiche, più o meno demagogiche (Grillo, ad esempio,non ha mai aiutato la stampa libera né contestato, in Sicilia, quella collusa) e completamente inutili. Nè sindacato né Ordine infatti contano più di tanto, nella totale deregulation in cui l’unico soggetto rimasto è il non-ufficiale ma potentissimo Ordine dei Padroni: contro il quale nessuno invece osa protestare. Noi, con la nostra storia, abbiamo idee chiarissime su tutto que- sto. Non c’è da fidarsi da nessuno dei grandi editori né “di sinistra” né di destra. Bisogna fare da sè, non isolatamente ma tutti insieme, il più possibile uniti, possibilmente in rete. I Siciliani giovani, da questo punto di vista, sono un buon modello.

 

 

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