Le motivazioni della “Sentenza Fallara”: “perfetta esecutrice di direttive”.

Scopelliti2010

 

di Antonio Cormaci

Le parole spese su Orsola Fallara, in questi ultimi quattro lunghi anni, sono state negativamente troppe. Troppe pretese di verità, troppe supposizioni, poco rispetto per una donna suicida morta per non far collassare un intero sistema con ciò che sapeva. Non una santa, ma nemmeno una carnefice.

Questo sospetto ci ha nutrito per anni, ha infiammato il dibattito e mosso la macchina del fango, e le motivazioni della sentenza del processo sul “Caso Fallara” ce ne danno in qualche modo conferma. L’affermazione della Magistratura dalla quale partire è solenne quanto magniloquente: “Orsola Fallara non ha agito in nome e per conto di se stessa, poiché  se non avesse avuto il sindaco Scopelliti quale suo mentore e determinatore non avrebbe potuto fare sistematiche falsificazioni del bilancio”.

È questa la massima che un po’ tutti volevamo leggere, non per cordoglio o per puro buonismo nei riguardi di una persona che non può difendersi in quanto morta, quanto perché è stato smascherato un sistema, un complesso apparato messo in atto dall’ormai ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, condannato a sei anni per abuso e falso dal Tribunale di Reggio Calabria. Sentenza che, come sappiamo, gli costò la poltrona di Governatore della Regione Calabria.

Secondo la magistratura reggina, la Fallara “era tutto l’opposto” della “donna potentissima” che appariva e come era stata disegnata dalle plurime conferenze stampa dell’ex delfino del Cavaliere e decaduto eroe del nuovo centrodestra. Orsola Fallara era una “perfetta esecutrice di direttive”.

Nelle 300 pagine di motivazioni, i giudici spiegano perché hanno condannato Scopelliti per falso nei bilanci 2008 e 2009 del Comune di Reggio, che vengono definiti “evidentemente alterati”. Che la città in quegli anni fosse nel vortice, ancora oggi attivo, della crisi economica  era una sensazione “percepita da tutti”, proseguono i giudici, anche a causa delle proteste di dipendenti e creditori che “lamentavano enormi ritardi nell’adempimento delle obbligazioni contrattuali nei loro confronti”.

Quello delineato dalla magistratura di Reggio Calabria è un sistema del quale hanno fatto parte anche  gli ex revisori dei conti Carmelo Stracuzi, Domenico D’Amico e Ruggero De Medici, anche loro condannati e nei riguardi dei quali emergono “Indizi gravi, precisi e concordanti”.

Orsola Fallara non era un mostro, non era una manovratrice di marionette, e le responsabilità della situazione non possono essere “semplicisticamente e riduttivamente ascritte alla sola dirigente del settore finanze in quanto Scopelliti, per i giudici, “non solo era a conoscenza della situazione, ma “partecipe e concorrente”. Anzi, era lui la “mente”, colui che dettava “le linee programmatiche”.

Non servirà a nulla, ma qualcuno deve molte scuse.

 

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