Porrajmos: lo sterminio dimenticato

olocausto

di Giulia Silvestri

Oggi è il giorno della memoria. Sono passati quasi settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Coloro che hanno portato avanti la memoria dei campi di sterminio e di concentramento sono morti quasi tutti.

Mi chiedo cosa abbiamo imparato dopo aver sentito e non ascoltato tutti gli uomini e le donne che in questi anni ci hanno lasciato la loro testimonianza. Testimonianze di morte, di crudeltà, di disumanità, e di rinascita.

Siamo nel 2015 ma a guardarsi bene intorno ci si rende conto di essere tornati a quella mentalità che portò allo sterminio del “diverso”. Pensandoci bene è una mentalità che non se n’è mai andata.

L’odio insensato e ingiustificato verso i grandi capri espiatori della storia sta degenerando: lo sputare sentenze sui social network e sui media non basterà più, e a quel punto i singoli episodi di violenza muteranno in qualcosa di peggiore.

Porrajmos: distruzione di un popolo osteggiato da tutti, anche da coloro che si professano antirazzisti, un odio nato dall’ignoranza in merito alle tradizioni delle tribù nomadi provenienti dall’India.

Cinquecentomila morti. Una strage dimenticata o che continua ad essere giustificata e voluta, anche da chi non conosce ciò che è stato.

Le parole molto spesso restano tali, nel bene e nel male, ma esprimono noi stessi e il nostro modo di fare, o di non fare.

Quando si parla di sterminio di un popolo non può essere presa in considerazione giustificazione alcuna, vera o falsa che sia.

Rubano, puzzano, non si integrano, rapiscono i bambini, non mandano i figli a scuola.

Se per questi motivi siamo disposti anche solo a proclamare la devastazione, il porrajmos, di sinti e rom, mi chiedo come possiamo definirci esseri umani, persone.

La “questione zingara” è un capitolo spinoso che si trascina da secoli ed è impensabile che si possa risolvere solo a settant’anni dall’apice che è stato raggiunto dalla follia nazista, con l’eccidio e la sterilizzazione del popolo di lingua romanì.

D’altra parte è come se la morte di tutte queste persone non pesi su di noi: non basta evitare di uccidere sinti e rom, è indispensabile imparare a convivere con loro. Per convivere però è necessario predisporsi a conoscere senza pregiudizio le diversità, cercare di capire chi sono oggi queste persone e qual è il loro passato. Un passato che a causa delle discriminazioni ingiustificate subite, ha portato a determinati comportamenti che oggi non vengono tollerati.

Ci si dovrebbe ricordare che ogni persona ha un vissuto che lo ha segnato, anche se si tratta di quello della propria famiglia o del proprio popolo.

Solo così si potrà imparare a comprendere, solo così eviteremo altri porrajmos.

Comments are closed.