Concorso ‘Het Amsterdam Lyceum’, 2015.

Alle volte le cose belle non finisco, iniziano. Diventano importanti e si trasformano in cultura, conoscenza e dialogo. E’ nei valori di queste parole, che tre anni fa incontravo Jenni Garzon, insegnate di cultura italiana della scuola ‘Het Amsterdam Lyceum’, Paesi Bassi. Una persona dinamica, giovane e ricca di entusiasmo. Un insegnante con l’Italia nel cuore, che sceglie di condividere con i propri studenti il suo amore per il Bel Paese attraverso la cultura della legalità e dell’antimafia. E così Falcone, Borsellino, Rita Atria, Don Diana e molti altri superano i confini diventando tema di un concorso pedagogico volto a sensibilizzare la conoscenza della storia dell’antimafia italiana all’estero. Un concorso che ‘Build Up Legality Foundation’ e ‘Dieci e Venticinque’ hanno voluto abbracciare e promuovere con entusiasmo.

Il concorso, alla sua prima edizione, ha visto ragazzi olandesi di soli diciassette anni, intraprendere la strada della scrittura per raccontare la loro visione di un personaggio dell’antimafia, attraverso un articolo o saggio. Una giuria composta di cinque persone ha poi valutato i lavori dei ragazzi.

Da subito la qualità dei contenuti e la conoscenza della lingua italiana dei ragazzi, hanno messo in difficoltà la giuria. Ciò detto, tre articoli hanno colpito maggiormente: ‘La mia morte – Pippo Fava’ scritto da Sophie van de Kar, ‘L’uccello nella gabbia – Roberto Saviano’ di Emma Trooster e ‘Carlo Alberto Dalla Chiesa’ di Dario Bokma. Tre articoli che hanno toccato la giuria per originalità, emozioni trasmesse e capacità di andare oltre il personaggio. Tre articoli che pubblicheremo durante l’estate.

Dei tre, il pezzo che più ha stupito è quello di Dario Bokma che immagina un dialogo tra il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e un uomo.

Il lavoro di Dario Bokma colpisce per la capacità d’interpretazione del sacrificio umano cheDalla Chiesa compie nella difesa dei valori di giustizia e legalità. Un pezzo di scrittura che attraverso il dialogo, regala al lettore l’orgoglio e la dignità di un personaggio chiave dello Stato Italiano e dell’Antimafia. Quello di Dario Bokma è uno sforzo intellettuale importante che ricorda passaggi danteschi e che affronta la difficoltà del tema ‘morte’ attraverso la semiotica e la metafora di una porta, accesso consentito a chi preferisce affrontare lo sguardo dei propri figli con serenità piuttosto che accettare la mafia.

Il lavoro di Dario Bokma è, a detta della giuria, quello che colpisce maggiormente e che quindi è premiato con il primo premio: la pubblicazione sulle pagine di ‘Dieci e Venticinque’.

In conclusione, prima di lasciarvi alla lettura di ‘Carlo Alberto Dalla Chiesa’, la fondazione ‘Build Up Legality’ e il gruppo ‘Dieci e Venticinque’ vogliono ringraziare i ragazzi che hanno partecipato al concorso. Un grazie pieno ed importante, ‘perché legger i vostri lavori è stato entusiasmante’.

 

(Diego Ottaviano – Build Up Legality, Founder)

 

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Carlo Alberto Dalla Chiesa

di Dario Bokma

 

L’uomo mi chiede chi sono. Non so chi è quest´ uomo e perché vuole sapere il mio nome ma rispondo: Carlo Alberto dalla Chiesa, vicecomandante generale dell’arma dei carabinieri, prefetto di Palermo e fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo. Chiedo chi è lui ma non risponde alla mia domanda e mi fa un’altra domanda: ‘Perché pensi che ti meriti di entrare in queste porte?’ Quelle porte? Non vedo una porta, siamo solo noi due insieme: l’ uomo e io. Non ho nessuna idea del perchè sono qui con lui. Penso a una risposta alla sua domanda, perché cosa devi dire quando qualcuno ti domanda se ti meriti qualcosa? Cosa devi rispondere? ‘Cosa devo dire?’, chiedo. ‘Dimmi la cosa di cui sei più orgoglioso’. La cosa di cui sono più orgoglioso. Dico: ‘Mio padre. Ogni volta che lui veniva a casa dal suo lavoro, mi raccontava qualche storia del suo lavoro. Era un carabiniere e anch’io volevo diventare un carabiniere, come lui’.’ Dimmi di più del tuo lavoro’, mi chiede.

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‘Ho cominciato come un carabiniere normale. Nella seconda guerra mondiale prima combattevo in Montenegro. Dopo ero contro Mussolini e sono entrato nella Resistenza nel 1943. Ho lavorato a Bari, Firenze, Roma e Milano. Nel 1966 mi sono trasferito in Sicilia con il grado di colonnello, al commando dell’ arma dei carabinieri di Palermo. Dovevo combattere Cosa nostra. Questo è il lavoro che adesso faccio.’ ‘Sei morto, signore. Dimmi di più della tua lotta contro la mafia’ Sono morto? Come posso essere morto, non è possibile! Gli chiedo perchè pensa che sono morto. ‘Sei stato ucciso dalla mafia, oggi.’ Ma puo` essere possibile! Gli chiedo come sono stato ucciso. ‘Quando eri nella tua macchina con tua moglie, ti hanno ucciso.’ ‘Mia moglie, dov’è?’ ‘È dentro queste porte’ ‘La voglio vedere! ‘ ‘Prima devi rispondere alle mie domande! Dimmi di piu` della tua lotta contro la mafia. Devi avere tanto coraggio per fare il tuo lavoro?’ ‘Non l´ho fatto per coraggio. Ci sono cose che non si fanno per coraggio. Si fanno per poter continuare a guardare serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei propri figli.’ ‘Va bene, puoi passare le porte.’

 

‘Per leggere il regolamento del concorso clicca qui o scrivete a builduplegality@gmail.com

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