Il 2 agosto tra il silenzio e la linea gialla

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Qui il nostro mensile sulla strage di Bologna

È come sangue e non va via (l’e-book di Antonella Beccaria, download gratuito)

 

Di Giuseppe Mugnano

 

Bologna si raccoglie ancora attorno a quell’orologio fermo alle 10.25 del 2 agosto 1980. 35 anni dopo cittadini e familiari delle vittime di quella strage sono ancora lì ad ascoltare le stesse stantie parole di circostanza dei rappresentanti del governo, che annunciano passi avanti e un impegno costante. La reazione naturale a tali parole dovrebbero essere i fischi e gli insulti (che pur ci sono stati). E invece i presenti nella sala consiliare del Comune di Bologna in quel di Palazzo d’Accursio, poi in strada, in corteo fino a Piazza delle Medaglie d’Oro ad ascoltare, sono rimasti in silenzio. Il silenzio, da 35 anni, è pur sempre colmo di rabbia per quella verità occultata e depistata, ma si fa anno dopo anno sempre più assordante. Il silenzio di questo 2 agosto 2015 è stato dapprima grato e accorato al discorso del Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi (che si batte instancabilmente per portare avanti l’interminabile iter parlamentare per lo svelamento della verità fattuale): le sue parole hanno accompagnato per venti minuti il pubblico fino ai tre fischi del locomotore per il minuto di silenzio. In quel momento era difficile trattenere la commozione, ma le lacrime di molti sono scese silenziose. Poi la parola è passata al sindaco. “Con Bologna non dimentica l’intero Paese”. dice, commuovendosi anch’egli. Infine a parlare è stato il Presidente del Senato Pietro Grasso, che in lungo discorso paradossale ed autocelebrativo è stato capace di guadagnarsi solo l’indifferenza delle persone che dopo il suo commiato gli hanno voltato le spalle senza nemmeno la parvenza di un applauso.

L’altro appuntamento della giornata (non meno atteso della commemorazione mattutina) è stato alle 21.15 in Piazza Maggiore, dove, dopo l’esibizione e la premiazione ai vincitori del XXI Concorso internazionale di composizione 2 agosto (eseguite dal vivo grazie alla collaborazione con l’orchestra del teatro comunale di Bologna e a due attori della Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”) e la lettura di alcuni testi il cui tema era la “Resistenza” (ideato dalla storica Cinzia Venturoli insieme a Valerio Corzani e Fabrizio Festa, e recitato da Moni Avadia e Martina Villani), è stato proiettato il docufilm “La linea gialla”, che per la prima volta dopo 35 anni ha dato l’occasione di ascoltare la voce delle vittime e le loro emozioni. Bologna ancora una volta è rimasta lì a vedere ed ascoltare, in silenzio. Silenzio che sul finale, mentre venivano proiettate le immagini di quella tragica giornata, con i corpi immobili, la sala d’attesa della stazione ridotto ad un cumulo di macerie e sangue, si è fatto assordante. La dedica è stata per la piccola Angela Fresu, che a 3 anni vide la sua vita arrestarsi di colpo a causa di quella bomba: “Ad Angela – recita la didascalia finale – che forse avrebbe amato danzare”. Poi il lungo applauso. Bologna non dimentica, dovessero passare altri 35 anni senza verità. Quella verità che ormai tutti sanno.

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