Camaleonti urbani

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

Di Miriam Mazzoni

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Bologna. Città degli universitari, dal bel centro medioevale, città delle ville sui colli, degli appartamenti con i soffitti affrescati, delle passeggiate domenicali tra negozi. Nell’intestino della Dotta convivono però contraddizioni e prima tra tutte è la Bologna dei pigmei, la Bologna dei camaleonti delle strade. Abituarsi a non vederli è un breve sforzo, quasi naturale, ma c’è aria di denuncia negli sguardi di chi abita la stada. L’abitare non è per tutti d’altronde, non è diritto ma privilegio, ed è lampante per chi conosce i posti mai sufficienti dei dormitori e le notti invernali che si avvicinano. 

Le strutture che ospitano i camaleonti urbani sono state attentamente riportate nella guida destinata ai senza fissa dimora “Dove andare per” che ogni anno viene pubblicata dalla Onlus Avvocato di Strada. Questo piccolo vademecum ne elenca diverse, schematizzabili secondo le caratteristiche dell’accesso: strutture a bassa soglia, di primo livello, di secondo livello, di pre-autonomia. Le categorie si basano, tra gli altri criteri, sulla capacità di autogestione del soggetto e vengono stabilite dai servizi sociali mediante progetto ad hoc.

Le strutture ad accesso diretto, il cui ingresso, per motivi di urgenza, non è sottoposto al vaglio dei servizi sociali, sono Casa Willy e Spazio Open, che garantiscono accoglienza solo notturna fino ad esaurimento posti. L’accesso diretto passa attraverso l’Help Center ubicato presso la Stazione ferroviaria Bologna Centrale (Piazzale Est). L’accoglienza, come in altri dormitori, è limitata ad un paio di settimane reiterabili dopo un intervallo di ventotto giorni, a causa della limitatezza dei posti e in linea con la loro funzione di sostegno momentaneo ma non abitativo. 

I centri di accoglienza a bassa soglia sono il dormitorio Rostom e il Beltrame che accolgono, in particolare, persone con bisogni indifferibili ed urgenti (problemi sanitari emergenti, violenze subite, condizioni psico-fisiche incompatibili con la vita di strada), previo invio del Servizio Sociale Bassa Soglia o su segnalazione dei SST, dei CSM, Sert, USSI. 

I dormitori di primo e secondo livello comprendono la casa di riposo notturno Massimo Zaccarelli, il Rifugio notturno della solidarietà di Via del Gomito, il centro Beltrame, la struttura Madre Teresa di Calcutta per sole donne, l’Opera di Padre Marella e, a Funo di Argelato, nella provincia, la Capanna di Betlemme gestita dall’associazione Papa giovanni XXIII. Infine vi sono le strutture di pre-autonomia: la Casa di accoglienza per donne Rosa Virginia e i gruppi appartamento. 

Ai Servizi Sociali Territoriali si accede mediante gli Sportelli Sociali presenti in ogni quartiere ed è l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (ASP) a gestire il Servizio sociale a bassa soglia e gli interventi di prossimità attraverso le Unità di strada mirati a intercettare e prevenire situazioni di disagio sociale (in particolare vertenti sulla tossicodipendenza). Una vera e propria rete silenziosa che non riesce però a coprire la crescente ondata di senza fissa dimora che si riversa su Bologna, luogo di snodo tra Nord e Sud, e che di certo non può combattere una politica del lavoro frustrata. Gli ultimi dati Istat calcolati insieme alla Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (FIOPSD) avevano riportato infatti tra le città più popolate dagli stessi Bologna, il cui numero di senza fissa dimora si avvicinava ai 1005. Dato interessante è la minore presenza femminile che si registra nei dormitori anche se in forte aumento; il fattore maschile è andato parimenti crescendo a causa dal recente fenomeno degli uomini che perdono la dimora in seguito ai divorzi. 

Nonostante la quantità di ottime strutture presenti è da esorcizzare il credo che vede Bologna come paradiso a livello sociale: i servizi godono di limitate risorse, sono soggetti a quei tagli figli di una politica cieca  e sopravvivono grazie a volontari, vivendo quindi in una situazione di precaria stabilità. La loro stessa esistenza, va ricordato, risponde ad un crescendo di disagi che non dovrebbe rendere orgogliosa questa città. Quest’anno, inoltre, si faticherà a garantire posti a sufficienza per l’emergenza freddo, a questo si sta cercando di rispondere lavorando in concerto con nuovi progetti come la riqualificazione di spazi di “Accoglienza Degna” portata avanti dal centro Làbas. Pur cercando di trovare soluzioni alle esigenze immediate va sottolineato che questi servizi garantiscono un posto letto in grandi camerate, quindi una situazione abitativa senza privacy, e tanti per questo optano ancora per le strade. Senza nulla togliere allo straordinario servizio garantito dai dormitori, ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” lo scrittore ceco Milan Kundera suggerisce un’interessante riflessione circa la mancanza di riservatezza: “Il campo di concentramento è un mondo nel quale le persone vivono continuamente una accanto all’altra giorno e notte (…) è l’eliminazione totale della vita privata”. La grave mancanza di un luogo intimo e privato deforma e danneggia la dignità umana: ledere quest’ultima significa ferire l’intero tessuto sociale. 

Bisogna ricordare che è un caso l’esserci trovati da questo lato della strada.

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