SOS ROSARNO: le arance come strumento d’azione

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Di Giada Coleandro

Lo scorso 21 febbraio l’Associazione Venti Pietre ha ospitato negli spazi di via Marzabotto il mercato contadino di CampiAperti, associazione bolognese di agricoltori e consumatori che sostiene l’agricoltura biologica e contadina. L’evento è stato anche una occasione per conoscere da vicino altre realtà che sostengono la necessità di una rivoluzione agricola e sociale per modificare lo status quo che sta danneggiando il pianeta e la società. 

Tra le organizzazioni che hanno partecipato alla giornata troviamo SOS ROSARNO, associazione che prende il nome dall’omonima cittadina nella piana di Gioia Tauro, nel sud della Calabria, e che riunisce non solo piccoli produttori biologici, ma anche artisti e artigiani. La piana di Gioia Tauro presenta due caratteristiche fondamentali: una massiva coltivazione di agrumi e piante d’ulivo e una situazione sociale critica, dovuta alla presenza di numerosi lavoratori e braccianti immigrati, provenienti dall’Africa e dall’Est Europa. Questa difficile situazione ha portato agli episodi drammatici avvenuti nel gennaio del 2010 in cui, a seguito di una ribellione dei lavoratori africani, dovuta alle inumane condizioni di vita e di lavoro, è iniziata una vera e propria “caccia al nero”. Gli scontri si sono conclusi con l’allontanamento, fortemente richiesto da molti rosarnesi, di oltre 2000 africani. 

Secondo Giuseppe Pugliese, produttore agricolo e rappresentante di SOS Rosarno al mercato di CampiAperti, in seguito ai drammatici fatti del 2010, i media hanno criminalizzato l’intero territorio etichettando Rosarno e i rosarnesi come popolo violento e razzista. Questa difficile situazione ha innescato l’analisi e la riflessione di diverse persone impegnate nel campo dei diritti, che hanno analizzato la condizione economica dei braccianti e dei piccoli produttori della piana di Gioia Tauro e hanno deciso di avviare insieme il progetto di SOS ROSARNO. Secondo le parole di Giuseppe Pugliese il principio su cui si basa l’associazione è in realtà molto banale: SOS ROSARNO ha infatti deciso di recidere qualsiasi rapporto feudale che lega produttori e grande distribuzione, poiché alla base dello sfruttamento della manodopera si pone il problema dei prezzi ridicoli imposti dal sistema agro-industriale ai produttori agricoli. La stessa figura del caporale, al centro delle critiche dei media, è in realtà un capro espiatorio, espressione superficiale di un sistema malato. Più a monte dei caporali esistono dei poteri forti che manovrano e stabiliscono le leggi di questa assurda economia, in cui i piccoli produttori sono posti di fronte a un bivio: ridurre i costi per sopravvivere – sfruttando quindi la debolezza dei lavoratori immigrati – o distruggere i raccolti. 

La cooperativa e i 20 piccoli produttori che fanno parte del progetto hanno così deciso di avvicinarsi al mondo dell’economia solidale, attraverso l’alleanza tra produttori e braccianti e la vendita delle arance di Gioia Tauro durante i mercati contadini a consumatori consapevoli. L’associazione calabrese basa la propria trasparenza sul processo di formazione del prezzo di vendita dei prodotti, dato dai costi di produzione, dall’equa distribuzione per i braccianti e da una componente fissa destinata ad un fondo di solidarietà per i lavoratori e per il finanziamento di progetti a favore del cambiamento sociale. 

La bellezza nel progetto di SOS ROSARNO sta anche nell’aver ottenuto che l’imposizione della monocultura di arance da parte del sistema agro-industriale e delle politiche agricole europee si trasformasse nella possibilità di utilizzare quelle stesse arance, dal passato amaro e violento, come strumento per sostenere realtà militanti in Italia e nel mondo. L’evento del 21 febbraio a Venti Pietre è stato quindi una dimostrazione dell’impegno di associazioni emergenti che condividono principi comuni, e che si servono delle armi più innocenti a loro disposizione per innescare la scintilla del cambiamento. 

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