Un’altra Difesa è possibile!

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, recita la Costituzione all’art. 52. La difesa della Patria deve essere civile, non militare. Eppure qualcosa non quadra. Eppure il Governo “promette” una spesa di 13 miliardi di euro in 3 anni per l’acquisto di nuove armi.

Abbiamo visto l’ammontare delle spese militari italiane e, necessità o meno, è moralmente  deprecabile che un’economia precaria come quella italiana debba ritrovarsi gravata da una simile spesa. La crisi economica e sociale di questo Paese è drammatica e la soluzione non è l’acquisto di nuove armi, così come intende fare il Governo italiano nel prossimo triennio. Su questa linea di pensiero si basa la campagna per il disarmo e la difesa civile, ossia una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del “Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta”. La ratio di questa proposta, presentata il 2 ottobre dello scorso anno durante la Giornata mondiale della nonviolenza, è dar vita allo spirito primigenio che sta alla base della nostra Costituzione, ossia il ripudio della guerra, più volte sancito dalla Legge e dalla Corte Costituzionale e che verrebbe concretizzato da una difesa civile alternativa a quella militare, finanziata dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. Uno strumento che garantirebbe un alleggerimento della spesa pubblica ed il rispetto di altri diritti fondamentali sanciti nella nostra Costituzione.

La parola sarebbe quindi dei soli cittadini, i quali si ritroverebbero in mano uno strumento per far organizzare dallo Stato la difesa civile, non armata e nonviolenta e che contempli innanzitutto la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati, la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali, la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione beni comuni: in sostanza si lotta affinché i miliardi annui spesi per l’acquisto di mezzi militari vengano utilizzati per altri scopi come la sanità, la tutela dell’ambiente, la previdenza, l’istruzione anziché per finanziare l’acquisto dei vari cacciabombardieri, portaerei ecc.

Questi non sono solo sogni destinati a rimanere lettera morta, ma sono priorità e valori di rango costituzionale troppo spesso calpestati. Ecco che lo strumento politico della legge di iniziativa popolare può tornar utile per aprire, innanzitutto, un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla  Costituzione che ripudia la guerra – all’art. 11 – che afferma la difesa dei diritti di cittadinanza e affida ad ogni cittadino il sacro dovere della difesa della patria, all’art. 52.

Demilitarizzare per investire nel welfare, per creare benessere sociale, per creare un’economia più equilibrata e senza più disparità tra classi troppo ricche e classi troppo povere. È la Costituzione a chiederlo, è il popolo italiano che, pur inconsapevolmente, ne necessita.

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