Aprire spazi di pace. Peace Brigades International fra non violenza e diritti umani

Aprire spazi di pace.  Peace Brigades International fra non violenza e diritti umani

di Roberto Meloni

Sarebbe bello avere una bacchetta magica, recitare una formula difficile da pronunciare ma molto efficace appena terminata, dormire una notte intera e risvegliarsi così, magicamente, in un mondo di pace. In un mondo dove i diritti fondamentali di tutti vengono rispettati perché qualcuno, tempo addietro, ha stabilito che quei diritti sono fondamentali. Fondamentali per tutti gli essere umani. Sarebbe certamente bello avere quella bacchetta magica. Ma così non è.

Lavorare per aprire spazi di pace è invece l’obiettivo di Peace Brigades International, organizzazione non governativa internazionale che nasce in Canada circa trentacinque anni fa e  lavora in vari paesi del mondo con lo scopo di promuovere la non violenza e difendere i diritti umani.

Ma cosa significa “difendere i diritti umani”? Cosa spinge ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo ad impegnarsi nella difesa dei diritti umani?

Peace Brigades International aspira a un mondo in cui le persone affrontino i conflitti in maniera nonviolenta, in cui si difendano in modo universale i diritti umani e in cui la giustizia sociale e il rispetto interculturale siano una realtà. PBI lavora in paesi in cui le comunità subiscono intimidazioni, repressione e violenti conflitti. Per loro stesso dire, gli uomini e le donne che lottano in difesa dei diritti umani rappresentano il cuore di tutto quello che l’associazione fa. L’associazione fornisce protezione, supporto e riconoscimento agli attivisti e attiviste per i diritti umani locali che hanno richiesto l’aiuto dei volontari di PBI perché lavorano in zone in cui c’è repressione e conflitto. PBI aiuta gli attivisti e le attiviste a fare rete e ad accrescere la consapevolezza rispetto alle problematiche che devono affrontare. Le attività che l’associazione porta avanti in tutti i suoi progetti sono di sensibilizzazione e stimolo a diversi livelli – dal soldato che si trova al check point locale fino agli organi di governo nazionali e agli organismi internazionali come le Nazioni Unite – per favorire l’assunzione di responsabilità internazionale rispetto alla tutela dei diritti umani. Il chiaro scopo dichiarato dei volontari internazionali è quello di mandare un potente messaggio: il mondo sta a guardare ed è pronto ad agire.

Dall’ultimo rapporto annuale dell’associazione si legge “Noi crediamo che non si possano ottenere una pace stabile e delle soluzioni durature ai conflitti attraverso metodi violenti. Lavoriamo sempre su richiesta degli attivisti e delle attiviste per i diritti umani e in risposta alle loro esigenze. Siamo convinti che una duratura trasformazione del conflitto non possa giungere dall’esterno, ma si debba basare sulla capacità e sulle aspirazioni della popolazione locale. Evitiamo l’imposizione, l’interferenza o il coinvolgimento diretto nel lavoro svolto da chi accompagniamo. Non forniamo supporto finanziario o sostegno allo sviluppo alle organizzazioni con cui lavoriamo. Il nostro lavoro è efficace perché utilizziamo un approccio integrato, combinando la presenza sul campo accanto agli attivisti e alle attiviste per i diritti umani con il mantenimento di una estesa rete di supporto internazionale.”

La bacchetta magica non c’è ancora. Ed è proprio per questo motivo che ragazzi e ragazze si impegnano con PBI in vario modo. I progetti sul campo ad oggi aperti sono in Colombia, Guatemala, Honduras, Indonesia, Kenia, Messico e Nepal – paesi nei quali gli attivisti e le attiviste per i diritti umani subiscono intimidazioni, molestie, persecuzioni, arresti, sparizioni forzate, torture e uccisioni a causa delle loro idee e delle loro azioni. Usando le informazioni dettagliate e precise degli attivisti e delle attiviste impegnate sul campo, l’associazione promuove la sensibilizzazione e mobilitazione della comunità internazionale, per contribuire a rendere il mondo un luogo più sicuro per chi si impegna per i diritti umani. Per capire meglio il lavoro di questa realtà del pacifismo mondiale, è bene ricordare qualche numero: in particolare il rapporto annuale di PBI afferma, fra le altre cose, che “nel 2014 PBI ha garantito protezione ed appoggio a 124 attiviste e 167 attivisti dei diritti umani di 57 organizzazioni. Nel complesso, queste organizzazioni appoggiano migliaia di donne, uomini, bambine e bambini a cui vengono negati i diritti fondamentali perché espulsi con la forza dalle loro terre, o spettatori delle “sparizioni” di familiari o sottoposti a tortura e violenza da parte delle forze armate. Nel 2014 PBI ha garantito 1738 giorni di accompagnamento fisico alle attiviste ed agli attivisti dei diritti umani. Abbiamo visitato le organizzazioni e le persone accompagnate 407 volte nel 2014. Queste visite e riunioni danno appoggio morale e consulenze pratiche, e consistono nel verificare lo stato di benessere delle attiviste e degli attivisti e nel dare aiuto con risposte concrete a specifici incidenti di sicurezza.”

I volontari di PBI si sono però organizzati anche in gruppi nazionali in 15 diversi paesi del mondo. Senza i gruppi nazionali, PBI non potrebbe offrire un accompagnamento protettivo alle attiviste e agli attivisti per i diritti umani e avrebbe un sostegno e un impatto internazionale limitato. I gruppi nazionali contribuiscono a cercare, formare e sostenere i volontari internazionali di PBI, raccolgono i fondi per i progetti sul campo, sviluppano legami con i parlamentari, il personale delle Ambasciate, avvocati, giudici, studiosi, ONG, Chiese, comunità e singoli individui per sostenere i difensori dei diritti umani. I gruppi nazionali fanno attività di sensibilizzazione sulle violazioni dei diritti umani e fanno attività di advocacy per stimolare l’azione della comunità internazionale.

Sarebbe bello avercela quella bacchetta magica. Per il momento però c’è ancora tanto e tanto lavoro da fare per permettere agli attivisti che si occupano di diritti umani di fare il loro lavoro, di autodeterminarsi, di lottare con metodi pacifisti e non violenti per un mondo più giusto. La non violenza e il pacifismo esistono e PBI dimostra che anche solo una goccia è importante per far si che l’oceano non si prosciughi.

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