Il quorum dell’informazione

Sofia Luce Gallo

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

Di Giulia Di Martino e Giovanni Modica Scala

Con l’eventuale vittoria del sì al referendum del 17 aprile, non si porrà immediatamente fine a qualsiasi tipo di trivellazione. È fondamentale partire da questa consapevolezza.
La campagna condotta fino a questo momento è stata avvolta da un alone di confusione diffusa, che ha visto il formarsi di due schieramenti categorici opposti, portavoci di due posizioni estremamente ridotte all’osso:  trivelle sì, trivelle no. Complice sicuramente lo slogan che, in quanto tale, deve essere di impatto ed escludere tutto il resto al momento del primo approccio. Ben vengano gli slogan, e soprattutto ben venga che le persone parteggino e prendano una posizione, ma a patto che si superi la cortina superficiale delle parole di pancia e degli improvvisati pseudo-tecnicismi.
Nonostante l’estrema complessità della materia, è assolutamente necessario stimolare l’attenzione della popolazione italiana su questo tema, se non altro per distoglierla dal gossip politico, dall’epocale scontro sulle unioni civili che tanto emoziona, per farla convergere invece su un argomento dal sapore vagamente noioso,  altrimenti destinato a rimanere confinato nel dibattito di pochi ecologisti infervorati.
Una certa resistenza ad abbordare l’argomento, da parte del cittadino medio, risede nella difficoltà di percepire i risvolti che una scelta legata all’ambiente e all’energia comporta: le connessioni fra il benessere socio-economico di un paese e un corretto e rispettoso approvvigionamento delle risorse ambientali non sono di immediata visibilità. E in Italia – si sa – ciò che non può attirare facilmente un giudizio di valore, e non crea fazioni e blocchi da stadio, non è degno di occupare lo spazio che merita nel dibattito civile.
Ma davvero non merita il nostro interesse?
Da dove viene l’energia che consumiamo? E poi, che tipo di energia? Elettricità? Prodotta come? Da combustibili fossili? Quanta importazione dall’estero? Quanta convenienza nel produrla a livello nazionale?
Gli interrogativi si moltiplicano, e sono quasi tutti al di fuori dell’unico interrogativo sottoposto alla gente in questo referendum. E allora, che si fa? Si boicottano le urne, offesi da questa truffa colossale?
Bisogna forse ripensare i termini di questa vittoria. Che finalmente le persone si informino, si pongano il sanissimo dubbio che forse le strategie di politica energetica non debbano essere accettate passivamente, ma essere messe invece in discussione da cittadini informati, che si esprimano su come utilizzare risorse che, in fondo, sono di tutti. Partendo da un approfondimento individuale scevro da qualsiasi sentimentalismo.
Noi, nel nostro piccolo, proviamo a fornire con gli articoli che seguono una chiave di lettura che metta a fuoco i principali corollari dell’oggetto referendario. Con l’auspicio di risultare un attendibile ausilio informativo per chiunque voglia approfondire, senza nascondere la nostra incorruttibile natura partigiana.

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