Due dita, un voucher, una pressa

Di Marta Fana*

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Due dita in meno e nessun diritto perché sei un voucherista.

Un ragazzo di 21 anni mentre lavorava come saldatore presso un’azienda del modenese ha perso due dita. Secondo le dichiarazioni della madre, riportate dalla Gazzetta di Modena, suo figlio ha lavorato in modo continuativo presso questa azienda con ritmi di lavoro sostenuti fin da maggio. Faceva l’operaio, il saldatore. Senza nessuna formazione da parte dell’azienda; le scarpe antinfortunistiche le comprò da solo.

Di nuovo il velo della retorica del lavoro accessorio come panacea contro il lavoro nero è squarciato. Il fu lavoro accessorio non è altro che l’avanguardia dello sfruttamento, della destrutturazione del mercato del lavoro.

Due dita, un voucher, una pressa.

Nella Repubblica fondata sul lavoro (cit. articolo 1 della Costituzione), l’azienda non ha nessuna responsabilità sociale nei confronti di questo operaio, di questo giovane lavoratore di 21 anni, perché lo Stato le ha permesso di assumere un voucherista anche per fare il saldatore. L’azienda non dovrà pagare nessun assegno per il periodo della malattia, perché un voucherista non è un lavoratore dell’azienda, è un voucherista. È di tutti!

Lo Stato non ha nessuna responsabilità (Inail a parte) sociale: a un voucherista non spetta la disoccupazione. Sarà un invalido ma ancora eleggibile per la Garanzia Giovani, quando crescerà potrà addirittura aspirare a un assegno di ricollocazione.

*tratto dal blog “Il disordine dei sogni”

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