Perché ha vinto il no: il filo rosso che lega Tangentopoli agli eventi odierni

Di Irene Astorri

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Nonostante siano già passati diversi giorni dalla fatidica data del 4 dicembre, nelle diverse analisi che sono emerse manca una delle ragioni che ha spinto gli italiani a respingere la riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. 

Un errore che trova le sue radici molto più lontano della situazione politica odierna, addirittura prima della Riforma Costituzionale precedente, varata con la Legge Costituzionale n. 3 del 2001.

Dal punto di vista storico, bisogna fare un passo indietro.

Già con gli attentati del ’92 era emersa una certa “nebbia” nei rapporti tra i politici a livello locale (Sicilia in primis) e lo Stato che non proteggeva adeguatamente i propri rappresentanti (primi fra tutti, Falcone e Borsellino). Dopo Tangentopoli inoltre, è stata quasi completamente azzerata la classe politica a livello statale e quella dirigenziale a livello ministeriale. 

Che fare dunque dopo aver assistito alla presa di coscienza da parte dei cittadini smarriti e ormai profondamente disincantati?

Su questa premessa è stata pensata la riforma costituzionale del Titolo V del 2001, “venduta” ai cittadini in nome del federalismo e del decentramento, con la promessa che sarebbero stati essi stessi a vigilare sulle attività svolte dagli Enti locali. 

Nella realtà invece, è stato solo spostato l’esercizio di alcune funzioni dallo Stato agli Enti Locali, eliminando però tutti i controlli, anche in virtù dell’abolizione dei Co.Re.Co. (i Comitati Regionali di Controllo). 

Quale funzione di controllo poteva essere dunque esercitata e risultare al contempo efficace senza la previsione di un potere sanzionatorio? Nessuna. 

Infatti non ha funzionato: gli episodi dai quali è scaturita Tangentopoli si sono semplicemente riproposti, spostandosi dal livello nazionale a quello locale.

Dalle inchieste giudiziarie degli ultimi anni è emerso un numero esorbitante di reati contro la P.A. e la maggioranza di questi sono stati commessi dagli Amministratori rappresentanti delle Regioni.

La riforma proposta dal Governo Renzi, concentrando la maggioranza dei poteri a livello governativo senza fornire doverosi contrappesi, avrebbe, di fatto, solo peggiorato la situazione.

È anche per questo che la maggioranza degli italiani ha detto no!

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