Un’occasione persa?

Di Davide Tumminelli

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Tutti i fenomeni umani non possono essere perfetti. Si possono fare delle cose eccelse, ma non si deve mai cedere alla presunzione di perfezione. Da grandi uomini quali erano, lo sapevano bene i nostri Padri Costituenti. Proprio per questo inserirono all’interno della Costituzione la possibilità di modificarla, con l’unica condizione di farlo senza toccare i principi basilari dell’ordinamento.

Da anni ormai, si è aperto un dibattito sulla possibilità di cambiare alcuni aspetti del nostro assetto istituzionale. Ci hanno provato in molti, ma non c’è ancora riuscito nessuno. Quello del 4 dicembre, sarà il terzo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana. Il dibattito sulle modifiche alla Costituzione è stato tra le principali cause della staffetta a Palazzo Chigi tra Letta e Renzi. Come promesso al momento della fiducia dell’attuale Governo, una riforma è stata approvata. Ci sarà un referendum dunque. C’è un’accesa campagna elettorale, che proprio in questi giorni sta entrando nel vivo. E poi? Cosa c’è nel mezzo a tutto questo?

C’è sicuramente un’osservazione che va fatta. Com’è vero che le cose umane possono essere sempre migliorate, senza mai raggiungere la perfezione, è altrettanto vero che le stesse possono essere peggiorabili all’infinito. Corriamo sempre il rischio di fare un grosso errore, che nella Storia ha influito enormemente. Cambiare” e “migliorare” non sono sinonimi. Sta proprio qui il significato del referendum confermativo.

La campagna elettorale si sta sempre più polarizzando. Si sta cercando in tutti i modi di dividere, di ingabbiare, gli italiani in due categorie: quelli che “ci credono” e i “gufi”, quelli “che vogliono cambiare” e i conservatori “che stanno bene così”. È un mito da sfatare: tra gli ultras del “sì” e gli ultras del “no”, c’è la maggioranza degli italiani, che nessun sondaggio potrà mai inquadrare. La stessa maggioranza di italiani, che il 5 dicembre è rassegnata a svegliarsi con l’amaro in bocca. Amaro in bocca per qualcosa che, comunque vada, non rispecchierà le loro idee.

Una buona riforma costituzionale deve ergersi su due presupposti indispensabili: la condivisione e la certezza. La Costituzione deve permettere sempre al popolo che l’ha eretta a legge fondamentale, di riconoscerla come propria e di apprezzarla. Che questo non sia realtà per questa riforma lo si capisce guardando i due schieramenti. Renzi contro tutti pare. Renzi contro tutti è. La condivisione manca perfino tra gli esponenti dello stesso “sì”, se addirittura anche molti giuristi che sostengono la riforma non lesinano aspre critiche a certe modifiche lacunose, nella forma e nella sostanza.

E poi, che certezza c’è in una riforma dove, esaminando l’articolo costituzionale che più cambierà (art.70), ognuno, giurista o politologo che sia, vede un diverso numero di possibili processi legislativi? Che certezza c’è in una riforma sulla quale si può affermare tutto e il contrario di tutto? Si dovrebbe essere fuori da ogni dubbio. E invece, amaramente, così non è.

Immaginatevi per un momento in un’altra Italia, dove da mesi si lavora per scrivere e approvare una riforma che non punti a cambiare la Costituzione, ma a migliorarla. Immaginate di aver fatto parte di un progetto condiviso. Di una discussione, non chiusa all’interno di quelle lussuose stanze a Roma, ma ampia e aperta. Aperta ai ragionamenti critici, alle visioni differenti. In un’Italia che i pareri discordanti li confronta e non li scontra. Nessuno può sapere che riforma sarebbe uscita fuori, però è facile pensare che sarebbe stata migliore di questa. Sarebbe stato bello andare a votare una riforma del genere, non trovate? Non per aver contribuito a qualcosa di perfetto, ma a qualcosa di migliore.

Non si può dire se questo prima o poi, succederà. Rimane la forte speranza che, tra un dibattito e l’altro, tra un attacco e una risposta, qualcuno si accorga, che al di là del “si” e del “no”, c’è un enorme occasione persa, l’ennesima, che il 4 dicembre ci farà perdere un po’ tutti. E che da qui si ricominci a discutere, a confrontarsi e a pensare a una Costituzione migliore e non semplicemente diversa.

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