Cantieri di comunità per Bologna

Di Giulia Di Martino

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Il muro sembra abbastanza complicato da abbattere, perché le due sale che separa stanno ad altezze diverse. Ci vuole la scala, una buona dose di pazienza e un martello robusto. Vien da pensare che ci vorrà tutta la mattinata per la demolizione. Invece nel giro di un’ora non c’è più niente, neanche i calcinacci. Con tre persone che martellano, una che raccoglie i detriti, due che fanno la staffetta per portarli fuori, l’effetto è straordinario e commovente. Succede quando si fa lavoro di squadra, e questo lavoro è infarcito di battute, di racconti, di risate, di sguardi.

INcantiere non è certamente un modo convenzionale di passare la domenica mattina a Bologna, fra polvere e intonaci, da un lavoro di fatica ad un altro. Eppure, dietro a questo apparente “passatempo” domenicale, si cela l’invito a partecipare ad un processo di più ampio respiro, che vede come protagonista un gruppo di cittadine e cittadini che vogliono riappropriarsi dei loro spazi e dei loro tempi.

Il centro di propulsione di questi desideri è un edificio della periferia sud-est di Bologna, l’ex-centro civico di un complesso INA Casa (famoso programma di edilizia economica popolare degli anni cinquanta e sessanta), utilizzato anche come scuola, e ormai abbandonata da più di trent’anni e adesso di proprietà dell’ACER, l’Agenzia della Casa dell’Emilia Romagna. L’obiettivo di questi lavori è la sua riapertura, per consentirne la fruizione da parte della collettività.

Tutto è nato da una tavola. Storie di questo genere cominciano spesso intorno ad una tavola, in un momento di convivialità pura e di relax.

Così nasce nel 2014 la Social Street INstabile Portazza: da una serie di iniziative volte alla reciproca conoscenza e al confronto su una realtà concreta di vita come la convivenza nello stesso il quartiere. L’ideatore, Leonardo Tedeschi, laureato in architettura e abitante del complesso, ha trovato terreno fertile attorno a sè, e la pronta risposta di tante persone e dell’associazione Pro.muovo i cui intenti di integrazione sociale poco ci hanno messo a fondersi con lo spirito di condivisione proprio della Social Street.

Il punto di partenza è stato fin dall’inizio il tema della riappropriazione degli spazi: che significato acquisisce al giorno d’oggi lo spazio pubblico, e come si organizza? La risposta non è arrivata subito, ma dopo aver fatto rete con diverse realtà del territorio comunale.Scintillosa

INstabile ha interpellato l’amministrazione e il quartiere Savena, da cui è stato indirizzato verso la felice collaborazione con Architetti di Strada, associazione da anni attiva nel campo della progettazione partecipata, e in grado di fornire supporto tecnico e creativo alla volontà di rigenerazione urbana e di lotta ai disagi abitativi e sociali che emerge dai cittadini stessi.

Insieme hanno partecipato e vinto il bando “C’entro anch’io” di Coop 3.0, che ha dato tante energie, economiche e psicologiche, per affrontare il percorso tutt’altro che semplice di coinvolgimento degli abitanti del quartiere da un lato, e di dialogo con ACER dall’altro.

Gli abitanti si sono riuniti in momenti assembleari e di festa, e si sono interrogati a lungo confrontando i singoli desideri verso il futuro di quello spazio. Ciò che ne è venuto fuori è l’idea potente di utilizzare l’edificio come Creative Community Hub, un luogo che concentri e catalizzi la riflessione sull’uso degli spazi pubblici abbandonati, e che si offra come “casa” per i creativi, dove con questo termine si intende in senso lato qualsiasi soggetto in grado di apportare ricchezza socio-culturale attraverso le sue attività, quindi associazioni, ma anche liberi professionisti e artigiani. L’incontro di tante buone pratiche e nuovi modi di relazionarsi si unisce quindi a vere e proprie forme di lavoro e welfare creati dal basso.

Sul fronte istituzionale, nel giugno 2016 INstabile ha stipulato con ACER un contratto d’uso modale: si stabilisce un affitto che viene saldato attraverso l’esecuzione di una serie prestabilita di opere sull’edificio, il cui valore deve raggiungere la cifra concordata. Motivo per cui sono state ideate, due domeniche al mese, le giornate di cantiere: demolizioni, intonaci, impianto elettrico e finiture, si fanno prima e meglio se ci si diverte, se si è in tante e tanti desiderosi di dare concretamente una mano.

Nel corso degli ultimi otto mesi sono stati organizzati inoltre dei contest fotografici, dei workshop di autocostruzione in legno, e si è creato il GAS. Ma soprattutto tante cene, tanti pranzi, tanti incontri assembleari con annesso aperitivo hanno accompagnato la progressiva ristrutturazione dell’edificio.

Perchè d’altronde, l’impegno deve essere una gioia, deve partire da una profonda rivoluzione nel modo di convivere nelle nostre città.

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