Lettera a Giancarlo Siani (32 anni dopo)

Caro Giancarlo,

a più di trent’anni di distanza dalla tua tragica scomparsa, in quella maledetta sera del 23 settembre 1985, la tua Mehari verde, la Citroen con cui facevi spesso la spola tra Napoli e Torre Annunziata (ma che ti fu anche fatale), si è rimessa in moto. Ne hai fatti tanti di chilometri in quell’auto, inseguendo il tuo sogno di diventare giornalista. E ci stavi anche riuscendo: il Mattino di Napoli ti aveva da poco fatto un contratto, il primo vero contratto dopo anni di sacrifici. Dovevi essere al settimo cielo, nonostante l’apprensione dei tuoi genitori e della tua fidanzata Daniela (a cui, proprio per quella sera del 23 settembre, avevi preso due biglietti per un concerto, per farti perdonare delle troppe assenze). Eppure qualcuno non era felice per nienDSC_0201te, per via delle tue inchieste scomode, della tua inesauribile curiosità, per il tuo impegno contro la camorra. Qualcuno aveva deciso che dovevi essere messo a tacere. Del resto, cosa vale un sogno di un ragazzo di 26 anni, quando si intralciano interessi molto più grandi? Per loro eri solo un ragazzino troppo curioso. Sapevi contro chi stavi combattendo, ma la passione non conosce ostacoli, nemmeno quelli che sanno di piombo. Così sei andato avanti per la tua strada, continuando a macinare chilometri. Poi, in un attimo, è finito tutto. 32 anni fa, anche in Campania veniva ucciso un giornalista. Sei stato l’unico. I tuoi articoli però non sono morti con te, anzi. Ne sono stati tratti dei libri, ne hanno parlato in tanti in questi anni. Le tue parole sono arrivate nelle scuole, tra i ragazzi, che ascoltando la tua storia hanno capito quanto grande può essere una passione, se ci credi davvero. Alcuni di loro hanno dato vita ad una emittente radiofonica, che nel tuo nome continua a denunciare angherie e soprusi, dando voce a chi usa coe arma soltanto le proprie corde vocali. E infine, quest’anno, anche la tua automobile ha ripreso vita, per portare in giro per l’Italia le testimonianze di quanti hanno tratto insegnamento dal tuo sacrificio. Questo viaggio, il Viaggio Legale lo hanno chiamato, è arrivato fino in Emilia-Romagna, facendo tappa in molte città e comuni del territorio. Proprio qui, dove in questi mesi si sta celebrando uno dei più grandi processi contro la mafia, il processo Aemilia. Mai come ora c’è bisogno che la gente prenda coscienza del fatto che le organizzazioni di stampo mafioso hanno inquinato ogni tessuto del nostro Paese. Mai come ora, c’è bisogno di trovare dei giovani che si facciano portatori dei tuoi stessi valori: onestà, integrità, dedizione. È fondamentale rivolgersi ai giovani e ai giovanissimi, per dialogare e cercare di capire e di spiegare i nostri errori e fare in modo che non li ripetano. Per anni abbiamo pensato che la cosa non ci riguardasse, che la mafia fosse una cosa lontana da noi e di cui era meglio non interessarsi. Perciò ora ci troviamo a raccogliere i cocci di quest’Italia che stenta a riprendersi da una tremenda crisi economia, pervasa dalla corruzione e dal malaffare. E tu potresti dire: e io cosa ho da insegnare ai giovani (e non solo a loro), che ho poco più di vent’anni e a malapena un lavoro con cui mantenermi? Tantissimo, Giancarlo, tantissimo. Tu ci hai insegnato che le parole fanno più male di una bomba atomica, che non importa chi sei e da dove vieni, basta dire ciò che si pensa e, soprattutto, ciò che è giusto dire. Non restare in silenzio, non pensare di essere solo uno dei tanti, ma comprendere di essere quell’ingranaggio che fa funzionare la macchina. I ragazzi di Bologna, (erano centinaia) lo hanno capito. Hanno recitato per te, fatto incontri, perfino sfilato per te. Si sono messi in gioco, facendo domande e provando a cercare nei più grandi e dentro loro stessi le risposte, andando oltre il mero insegnamento scolastico. Hanno guardato la tua macchina un po’ straniti, osservandola mentre camminava tra le strade della città, all’Università, all’Aeroporto, e in tanti altri luoghi simbolo di Bologna. Adesso la Mehari è partita di nuovo, alla volta di Rimini e della Romagna, per continuare a raccontare la tua storia. Il motore della (tua) passione non si è ancora spento.

 

di Giuseppe Mugnano

 

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