Rio, università occupate per i tagli allo studio

Di Enrico Campagni

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É solo la punta dell’iceberg l’ultima occupazione dell’Esdi, il campus dell’università di design industriale di Rio de Janeiro. Alcuni studenti, in numero sempre crescente, hanno preso in autogestione gli spazi dell’università, con il beneplacito del servizio di sicurezza e l’appoggio indiretto di molti professori. Da mesi, infatti, il governo sta ritardando gli stipendi di docenti, personale di sicurezza, di pulizia oltre che le borse di studio per studenti e ricercatori. Lugui, uno degli occupanti, ci racconta che circa il 40% dei ragazzi riesce a vivere in città grazie a questi aiuti, e ora che sono venuti a mancare molti hanno abbandonato gli studi per ritornare nelle loro città o hanno iniziato a lavorare. Questa situazione è diffusa in molte università del Brasile. Dopo un evento chiamato #Uerj (Universidade do Estado do Rio de Janeiro)resiste, tenutosi il 12 febbraio per denunciare la condizione disperata dell’università pubblica, gli studenti sono passati ai fatti.

«Ci siamo ripresi gli spazi, ora inizieremo a proporre attività e lezioni aperte e orizzontali, in cui i sapere saranno scambiati liberamente» continua Lugui. «Molti professori si sono offerti per dare lezioni rivolte a tutta la cittadinanza. Vogliamo che l’Esdi divenga un luogo aperto a tutti, non solo a noi giovani». L’occupazione è iniziata da soli quattro giorni, eppure passando per i vari laboratori si possono incontrare già laboratori auto-organizzati di carpenteria, falegnameria, serigrafia. Per oggi è prevista la prima lezione aperta a tutti di un ricercatore. Al momento la prefeitura di Rio non ha reagito in maniera repressiva, limitandosi a constatare l’avvenuta occupazione.

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