Milioni di brasiliani in piazza contro le riforme neoliberiste del governo Temer

Di Enrico Campagni

 

Piazze occupate nel centro di Sao Paulo, cortei chilometrici nelle principali città di tutto il paese, servizi e trasporti pubblici parzialmente interrotti, banche chiuse in tutta la nazione, violenti scontri con la polizia militare.

© Midia Ninja

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Lo sciopero più grande degli ultimi decenni: 35 milioni di brasiliani non si recano a lavoro per protestare contro le numerose riforme di austerity del governo golpista Temer, salito al potere dopo la deposizione della presidente Dilma Rousseff.
Dall’inizio del mandato sono stati tagliati e rinviati stipendi di dipendenti statali, che hanno visto il blocco o talvolta la mancata apertura delle università pubbliche. Uno dei provvedimenti più pesanti è stato l’aumento dell’età pensionabile, che prevede l’aumento del tempo minimo di contribuzione, per entrambi i sessi, a 49 anni – in un paese dove l’aspettativa di vita arriva poco al disopra dei 65.
Un’altra legge contestata è quella sulla terziarizzazione del lavoro, che permette alle aziende di assumere lavoratori con contratti di pochi mesi prorogabili all’infinito, senza sussidi di malattia, maternità, disoccupazione.
Interessante notare come, con lo stesso pretesto del debito pubblico utilizzato da Monti in Italia, anche Temer sta varando riforme che favoriscono le grosse industrie sacrificando lo stato sociale – provocando indirettamente il divario tra popolazione bianca/ricca e nera/povera.

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