Bologna tra mafie e Antimafia

Di Salvo Ognibene
Twitter: @SalvoOgnibene

da I Siciliani giovani – aprile 2012 pag 72

Casalesi, ‘ndranghetisti, russi, cinesi, rumeni, albanesi, nigeriani e chi più ne ha più ne metta.

Bologna oramai da diversi anni ospita le diverse mafie “nostrane”, quelle con la doc Italia e le molteplici mafie straniere. E’ passato più di mezzo secolo da quando la mafia entrò in questa regione, in punta di piedi, da “sorvegliata speciale”.
Mafia che è cambiata, mafia che si è adattata alla pelle di questa città.
Poco, ma non troppo, rumore e tanti affari. Le diverse mafie presenti sul territorio hanno raggiunto degli accordi tali da spartirsi affari e territorio senza pestarsi i piedi.
In  uno degli ultimi rapporti di Sos-Impresa Confesercenti emerge che il 5% dei Commercianti bolognesi è sottoposto a pizzo, non mancano le intimidazioni e gli attentati incendiari che per molti si chiamano autocombustione.
Abbiamo assistito nell’ultimo anno a diversi arresti ed a molteplici operazioni delle Forze dell’Ordine.
La regione ha varato un paio di leggi in materia ed il Comune lavora alla costituzione di un Osservatorio.
20 beni e 18 aziende confiscate.

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale” diceva Paolo Borsellino, l’antimafia giudiziaria allora non basta per contrastare il fenomeno criminale, è necessaria un’antimafia sociale anche a Bologna, dove le mafie sono d’importazione. Parafrasando potremmo dire che le mafie si contrastano nelle “aule”, da quelle bunker e quelle universitarie, anche a Bologna.

Così a Giurisprudenza, nell’Università più vecchia d’Europa è nato un corso vero e proprio, “mafie e Antimafia”, della Prof.ssa Stefania Pellegrini. Un insegnamento a scelta dello studente, un corso di 48 h diviso in due parti. Nella prima parte viene affrontato il fenomeno dal punto di vista storico, nella seconda gli studenti incontrano testimoni illustri della lotta alla criminalità organizzata, giudiziaria e sociale.
Per tutta la durata del corso l’aula straripa di studenti che seguono con un’attenzione altissima.
In questo percorso ci siamo inseriti anche noi con DIECIeVENTICINQUE, un giornale on-line che prova a raccontare la realtà avendo come  strumento principale l’informazione e come obiettivo ultimo l’informazione stessa.
Tra le diverse e belle realtà presenti sul territorio si distingue l’associazione “Rete NoName – Antimafia in movimento”, nata quattro anni fa qui a Bologna e che, in collaborazione con la cattedra di “mafie e Antimafia” , studenti e personalità varie stanno lavorando ad un nuovo dossier sulle mafie in Regione che sarà presentato, probabilmente, la prossima settimana.
Una rete, una piccola rete che crede fermamente che il cancro mafioso debba essere estirpato e non gli si debba concedere la possibilità di crescere ancora, soprattutto con le nuove generazioni.

Cari bolognesi, aprite gli occhi che di guai ne abbiamo fin troppi.

 

Lettera aperta al Ministro Corrado Passera

Lo Stato spegne Telejato

Per mandare l’e-mail al Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera:  segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it

Al Ministro Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera 

Tra pochi giorni, il 9 maggio, ricorrerà il trentaquattresimo anniversario dell’uccisione mafiosa del giornalista Peppino Impastato. L’Italia intera si appresta a commemorare il coraggio di un giovane che, insieme ai suoi compagni, dai microfoni di “Radio Aut” denunciava senza paura gli interessi mafiosi, a Cinisi e oltreoceano, del boss Badalamenti. Senza omissioni o connivenze, con la sola arma della libertà e dell’ironia. Pagando la sua dedizione e il suo coraggio, con la vita. Oggi, a trentaquattro anni da quel 9 maggio 1978, molti altri cronisti e operatori dell’informazione seguono il suo esempio rischiando ogni giorno per poter svolgere a testa alta e schiena dritta il lavoro di giornalisti. Tra questi: Giuseppe Maniaci e la sua redazione di Telejato, emittente televisiva con sede a Partinico.

Ad oggi, Telejato rischia ogni giorno di essere spenta definitivamente dallo Stato. Sembra paradossale, ma una legge della Repubblica porterebbe a quello che l’organizzazione criminale Cosa Nostra non è riuscita a fare. Da anni, infatti, la “televisione più piccola del mondo” trasmette “il tg più lungo del mondo” in una zona ad alta densità mafiosa (Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre) raggiungendo 22 comuni della Sicilia orientale, facendo informazione libera e denunciando il malaffare senza nascondersi. Proprio quest’attività sociale di denuncia è valsa al suo volto e alla redazione, svariate querele, intimidazioni (le ultime, pochi giorni fa), aggressioni e attentati. Telejato è una televisione locale comunitaria. In conformità con la Legge Mammì (n. 223 del 6 agosto 1990), quindi, ha uno statuto di Onlus e non quello di una Tv commerciale. Di qui, il limite agli spot pubblicitari: solo 3 minuti ogni ora di trasmissione. A mettere a rischio l’esistenza stessa di Telejato e l’incolumità dei suoi artefici, oltre alla mafia anche lo switch-off, il passaggio cioè dall’analogico al digitale nel mese di giugno in Sicilia.

Il governo Monti, nelle scorse settimane, ha messo fine alla beffa del “beauty contest” stabilendo il ricorso ad un’asta. Telejato, così come le altre 200 televisioni comunitarie, però, proprio per il suo status di televisione comunitaria e di onlus è priva di un bilancio adeguato a partecipare all’asta, vedendo così inesorabilmente cancellata la sua possibilità di trasmissione. Noi ci chiediamo e Le chiediamo: il legislatore ha riflettuto sulle conseguenze dello spegnimento di Telejato? Telejato deve essere considerato un bene culturale, al pari di ogni altro monumento artistico italiano: se l’arte rinnova i popoli, anche la controinformazione di Telejato in Sicilia può farlo. L’informazione può aiutare giovani e meno giovani a prendere coscienza di quello che li circonda e a scegliere. La scelta contribuirà a migliorare una delle regioni d’Italia, da qui anche la nostra Repubblica lo sarà.

Quello che in questa sede, come cittadini di uno Stato che dalla sua fondazione si ritiene uno stato democratico, vogliamo portare alla Sua attenzione è il grave danno che sarà apportato al sistema informativo e al diritto alla libera informazione dei cittadini.

Provvedere alla tutela delle televisioni comunitarie e locali affinché possano continuare a trasmettere e conservare il loro ruolo di strumento informativo locale. Bisogna assolutamente evitare che cali il silenzio e l’indifferenza sull’informazione antimafia. Sarebbe un atto concreto importante delle istituzioni nella lotta alla criminalità e per la tutela della democrazia del nostro Paese. In ultimo, vogliamo porre alla Sua attenzione un aspetto umano drammatico, crudo, scevro da retorica: la mafia uccide. La mafia non dimentica. La mafia colpisce più facilmente quando cala il silenzio e l’opinione pubblica si distrae. L’informazione rappresenta il sistema immunitario dell’opinione pubblica: se calano le difese immunitarie è più attaccabile. Ad essere uccisi sarebbero molte coscienze, ma prima d’ogni altro lo Stato italiano deve avere a cuore le sorti dell’uomo e cittadino Pino Maniaci e dei suoi familiari.

Certi della Sua attenzione, rimaniamo in attesa di un Suo riscontro.

DIECIeVENTICINQUE
Associazione Antimafie Rita Atria
I Siciliani Giovani

 

Cosimo Cristina (1960)
Mauro De Mauro (1970)
Giovanni Spampinato (1972)
Peppino Impastato (1978)
Mario Francese (1979)
Giuseppe Fava (1984)
Giancarlo Siani (1985)
Mauro Rostagno (1988)
Beppe Alfano (1993)

Esiste l’antimafia? Solo quando fa comodo

Di Salvo Ognibene
Twitter: @SalvoOgnibene

 

Le persone si giudicano in base alle loro amicizie. L’etica ed il valore in particolar modo.
Chi ne ha di buone, chi di cattive, chi di entrambe. Specialmente in politica.
Sono i dettagli, quando occorrono, a far la differenza e quando si cita chi ha dato la vita per questo paese e la mafia l’ha combattuta seriamente bisognerebbe sciacquarsi la bocca prima di aprirla. Bisognerebbe non accostarla nemmeno a chi  l’etica l’ha letta solo sul vocabolario.

 

E’ quello che sta accadendo in Sicilia dove un allievo di Paolo Borsellino, oggi componente di una Giunta regionale (di cui fa anche parte l’Assessore Chinnici, figlia di Rocco Chinnici,  padre del Pool antimafia) presieduta da un Governatore accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, fa campagna elettorale insieme allo stesso Lombardo ed al Sen. D’Alì su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, che, secondo i Pm è legato al boss Messina Denaro.
Ma non è certo l’unico caso. Beppe Lumia, Senatore del Pd e Presidente della Commissione parlamentare antimafia, è diventato il fan numero uno dello stesso Lombardo. Si sa, in politica spesso è doveroso dividere i pasti con gli altri commensali, soprattutto se hanno la stessa tessera di partito in tasca, come il Sen. Vladimiro Crisafulli per dirne uno, quello del bacio al boss Raffaele Bevilacqua per intenderci.

 

E’ facile andare alle manifestazioni antimafia e farsi belli e poi uccidere più e più volte in un sol giorno persone grazie alle quali si è fatto fare carriera.
Giusto nei giorni scorsi si è tenuto un dibattito sulla vicenda giudiziaria (personale) del Presidente della Regione Sicilia. Mica una novità questa.
In questi giorni invece, probabilmente domani, dagli stessi banchi verrà ricordato Pio La Torre, dirigente del Pci trucidato dal piombo mafioso, insieme a Rosario Di Salvo, la mattina del 30 aprile del 1982, esattamente trent’anni fa.
Dirigente di quel Pci che oggi si chiama Pd.
E per Telejato? Nemmeno una parola spesa. Il beauty contest cancellerà quella tv scomoda a troppi.
E quell’ “antimafia” che si faceva fotografare con lui quando faceva comodo, oggi siede tra i banchi di una maggioranza presieduta da un accusato per mafia.
Commemorate pure Pio La Torre, uccidetelo ancora un’altra volta. Tra quei banchi e sui vostri siti personali potete farlo, ed il primo maggio commemorate il lavoro, i sindacalisti uccisi dalle mafia e ricordate pure Portella della Ginestra ma non azzardatevi a venire a Cinisi il 9 maggio come ai vecchi tempi per ricordare Peppino.

 

Quest’anno non ci saranno né le foto, né gli applausi. E poi lo sappiamo tutti ormai che il prossimo 9 maggio avrete ben altro a cui pensare. Sarete con la testa in quell’aula di tribunale dove si deciderà il rinvio a giudizio per Raffaele Lombardo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. 

“Per dare futuro bisogna saper mantenere un presente”

La libreria delle donne di Bologna e la lungimiranza di chi ancora crede nella parola domani

 

 

 

 

 

di Laura Pergolizzi

Alessandra Casarini, Rita Borgioli e Licia Pansini…mentre mi parlano, ho la sensazione che emettano un’unica melodia.
Fanno parte di “Alta Marea”, l’associazione no profit che fondò nel 1996 la Libreria delle donne di Bologna in Via Avesella. E lì che iniziarono con  l’attività di volontariato, spinte dalle necessità di colmare quel vuoto che nel 1994 aveva lasciato nella città di Bologna la chiusura della “ Librellula”di Strada Maggiore.
Senza farsi spaventare dai cambiamenti, né dagli spostamenti, (la libreria oggi si trova in Via San Felice 16/a) oggi le tre donne sono qui a raccontarmi il loro percorso coerente e costante all’interno della libreria ed i loro progetti.
Ultimo tra questi una campagna di azionariato diffuso chiamata “ Un’ assunzione Collettiva”. Grazie alle quote versate dai partecipanti al progetto (100 euro all’anno per 4 anni) una giovane donna potrà essere regolarmente assunta all’interno della libreria per la durata di quattro anni.

Vi occupate di questo settore dal 1996, cos’è cambiato da allora nel vostro modo di collaborare?

Nel tempo sono cambiate molte cose, com’è normale. Il gruppo iniziale è mutato, chi ha dovuto abbandonare, chi invece è arrivato in corso d’opera. Fortunatamente lo spirito non è mai cambiato, né il nostro né quello di chi ci ha sostenute in questi anni.

E i clienti che frequentano la libreria?Loro come sono “cambiati” nel tempo?

La risposta è contraddittoria. Gli uomini, ad esempio, entravano qui con un atteggiamento curioso. Capitava che qualcuno di loro si affacciasse alla porta chiedendo “ posso entrare?”, con un sorrisetto ironico. Oggi non è così. Chi entra vuole confrontarsi con noi, chiedere consigli, condividere esperienze ed acquistare un buon libro.
Le donne…anche loro sono cambiate. Pur inconsapevolmente le ragazze oggi vivono la conquista della libertà ottenuta dalle donne che le hanno precedute. Sono lo specchio di una conquista sociale.

Per questa conquista sociale potremmo attribuire qualche merito alle istituzioni?

Gli uomini all’interno delle istituzioni, dall’Università ai partiti politici, sono all’opposto sordi al cambiamento, insieme ad alcune donne, per fortuna non tutte, ormai rassegnate a certe logiche. Questo è un nodo difficile da sciogliere.

A Bologna c’è una forte presenza di librerie soprattutto nel centro storico. Qual è l’elisir di lunga vita di questa libreria?

Non abbiamo nessuna strategia di marketing. Il nostro obiettivo è la condivisione, il dialogo. Quello che stiamo facendo in questo momento noi due.
Il libro è il medium, la pubblicità è il nostro corpo che va in giro dalla testa al cuore, attraverso iniziative, incontri, progetti.

Progetti come quello dell’assunzione collettiva, giusto?

Si. L’assunzione collettiva è stata linfa vitale per noi. Abbiamo raggiunto le 133 sottoscrizioni, un ottimo traguardo. Ne mancano ancora 17.
Ci sentiamo soddisfatte non solo per le sottoscrizioni in sé, ma soprattutto per il fatto che queste provengono un po’ da tutte le parti. Ci siamo sentite condivise dalle persone che singolarmente, oppure in gruppi spontanei o associazioni  non hanno esitato a sostenerci.
Quando nasce un bel progetto poi, accadono sempre cose inaspettate. Quando la notizia dell’assunzione collettiva” ha fatto il giro della città, 11 giovani ragazze si sono presentate qui spontaneamente  per   conoscere la nostra realtà. Oggi collaborano con noi, al di la del progetto. Questo è straordinario.

Che caratteristiche dovrebbe avere la ragazza ideale per l’assunzione?

E’ una domanda un po’ difficile. Amare i libri, la scrittura delle donne, certamente. E poi avere la voglia di lavorare in gruppo e senza gerarchie,. Così noi lavoriamo da sempre.

L’assunzione durerà per quattro anni, e poi?

Funzionerà così: in questi quattro anni metteremo a sua disposizione tutti i nostri strumenti per imparare il mestiere della libraia. Sottolineo la parola mestiere perché oggi si tende ad appiattire questa professione. I ragazzi che vengono assunti nelle grandi librerie spesso subiscono la logica dei contratti brevi. Imparano poco ed in fretta. Non riescono, perché non ne hanno la possibilità, neppure a consigliare un testo. Ciò avviene perché non viene dato giusto spazio alla formazione.
Tra quattro anni invece noi crediamo che la ragazza riuscirà a gestire la situazione e mettere in pratica ciò che ha imparato dalla nostra esperienza. E non sarà da sola perché noi continueremo comunque a lavorare qui con lei. Per dare futuro bisogna saper mantenere un presente.

Per approfondimenti:

http://libreriadonnebo.wordpress.com/