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	<title>Dieci e Venticinque</title>
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	<description>Nasce dall’avvertita necessità di fare un giornalismo diverso. Lo spirito che contraddistingue questo progetto è la volontà di costruire una palestra di idee che abbia come strumento principale l’informazione e come obiettivo ultimo l’informazione stessa.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 May 2012 22:08:57 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Non vi permetteremo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 19:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Savalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie e Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[NON VI PERMETTEREMO DI STRAPPARE L’ADOLESCENZA A QUESTO PAESE di Alessandro Gallo A Melissa, al suo, forzato, silenzio A Veronica, alle sue urla Non vi permetteremo di uccidere i sogni dei nostri ragazzi, di strappare i loro primi sorrisi dopo un &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/19/non-vi-permetteremo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">NON VI PERMETTEREMO DI STRAPPARE L’ADOLESCENZA A QUESTO PAESE</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/adolescenti.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1622" title="adolescenti" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/adolescenti-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: left;">di <strong>Alessandro Gallo</strong></p>
<p style="text-align: right;">A Melissa, al suo, forzato, silenzio<br />
A Veronica, alle sue urla</p>
<h6>Non vi permetteremo di uccidere i sogni dei nostri ragazzi,</h6>
<h6>di strappare i loro primi sorrisi dopo un buon voto preso con fatica,</h6>
<h6>di togliere loro il sapore di un abbraccio materno,</h6>
<h6>di subire la vergogna di uno schiaffo paterno.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Non vi permetteremo di uccidere i loro sogni,</h6>
<h6>di fermare le loro emozioni come quelle del primo e indimenticabile bacio sotto casa,</h6>
<h6>del primo goal all’avversario più temuto,</h6>
<h6>del primo giro in scooter e della prima sera in discoteca,</h6>
<h6>del primo tacco a spillo e del primo sorriso color rosso porpora.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Non vi permetteremo di strappare il loro coraggio di lottare,</h6>
<h6>di non fargli vivere la pace e la serenità di un sabato sera con gli amici,</h6>
<h6>di correre per le piazze e i vicoli delle città intonando le note della propria colonna sonora preferita.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Non vi permetteremo di cancellare le loro fuitine notturne,</h6>
<h6>di strappare dalle loro mani l’inchiostro, la pittura, lo spray, che gli servirà per scrivere “Ti Amo” sul muretto della scuola.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Non vi permetteremo di farli sentire come il nulla,</h6>
<h6>che infondo sono solo dei ragazzi,</h6>
<h6>Non vi permetteremo di fermare il loro tempo.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Non vi faremo decidere quando, come e in che modo piangere,</h6>
<h6>Non vi permetteremo di farci stare in silenzio,</h6>
<h6>di farci vivere nell’incredulità,</h6>
<h6>di farci affogare nello sgomento,</h6>
<h6>di farci soffocare dalla paura,</h6>
<h6>di farci vivere solo di terrore.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Non vi permetteremo di bruciare altri corpi,</h6>
<h6>altri zaini,</h6>
<h6>altri quaderni,</h6>
<h6>altri sogni.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>No.</h6>
<h6>Basta.</h6>
<h6>Questo è inaccettabile.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Dopo i pianti ci saranno le urla.</h6>
<h6>Dopo le urla le riflessioni.</h6>
<h6>Dopo le riflessioni ci difenderemo, con tutti i mezzi, con tutte le forze.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Difenderemo i nostri ragazzi,</h6>
<h6>le loro paure ma soprattutto le loro idee.</h6>
<h6>Difenderemo a testa alta la loro adolescenza, perché non vi permetteremo, mai più, di strapparla da questo paese.<strong>                                                                        </strong></h6>
<h6></h6>
<h6><strong>                                      </strong></h6>
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		<title>Ai tempi della crisi “l’ARTE di arrangiarsi” è la parola d’ordine!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 23:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema - Arte - Musica - Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[accademia delle belle arti]]></category>
		<category><![CDATA[Agar Art for Street]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sara Spartà Siamo a Bologna e l’aria di fermento è viva per le vie del centro, sarà la primavera, sarà il sole, sarà lei: Agar. Occhi vispi, di quelli che hanno ancora la voglia di sognare e un miscuglio &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/19/ai-tempi-della-crisi-%e2%80%9cl%e2%80%99arte-di-arrangiarsi%e2%80%9d-e-la-parola-d%e2%80%99ordine/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/agar.jpg"><br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-1589" title="agar" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/agar-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></strong></p>
<p><strong>di Sara Spartà</strong></p>
<p>Siamo a <strong>Bologna</strong> e l’aria di fermento è viva per le vie del centro, sarà la primavera, sarà il sole, sarà lei: Agar. Occhi vispi, di quelli che hanno ancora la voglia di sognare e un miscuglio di colori dentro e fuori pronti ad esplodere. Mi colpisce la naturalezza dei gesti e delle parole, mi colpisce la consapevolezza con la quale guarda il mondo, la situazione economia attuale, l’impossibilità di trovare un lavoro e non avere più vent’anni per poter ricominciare.</p>
<p>Ho trovato la sua storia singolare e positiva, da esaltare in un contesto, quello attuale, in cui la crisi non chiede il permesso prima di entrare, distruggendo sogni e vite, nel senso più reale e crudo di queste parole. Per non perdere il senso di ciò che si è e soprattutto di ciò che si fa, affinché il risultato non sia soltanto “una consolazione ma il compimento di una storia”, usando delle parole sue, ecco la risposta:</p>
<p><strong>“La crisi si può risollevare solo se ci si reinventa!”</strong></p>
<p>Queste le parole d’ordine di Agar Barboni, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Urbino, reduce di ben quattro anni di abilitazione per “Disegno e Storia dell’Arte e Discipline Pittoriche” e altri quattro anni di insegnamento nei diversi licei di Bologna, Medicina, Budrio e Imola con un contratto di supplenza annuale. “Avevo raggiunto l’obiettivo di una vita, di anni di studio e di sacrifici, poi è arrivato il governo Berlusconi e la famigerata Riforma Gelmini che ha portato all’accorpamento delle classi e alla riduzione delle ore di Storia dell’Arte nei licei, istituendola solo dal 2° anno in poi.  Negli anni scorsi venivamo chiamati  a lavorare dalla graduatoria permanente fino al 40° posto, quest’anno si sono fermati al 6° posto in graduatoria. Prima ti danno il lavoro e poi te lo tolgono”.</p>
<p>È qualcosa di scoraggiante e sconfortante allo stesso tempo.</p>
<p>Agar già modella per l’Accademia delle Belle Arti di Bologna, non si dà per vinta. E non esita a mettere in campo la professionalità e la tecnica apprese in anni di studio con l’intuizione e la fantasia che rendono oggi le sue creazioni originali e autentiche. “Mi sono detta, e ora: Che faccio?? Ho iniziato a dipingere sulle magliette piuttosto che farlo sulla tela. E il risultato è stato immediato. Ho iniziato quasi per gioco a realizzarle per gli amici come regali di compleanno e poi da lì ho capito che non potevo fermarmi! Ho chiamato il primo campionario “L’arte di arrangiarsi”, dice sorridendo.</p>
<p>Si tratta di riproduzioni di opere celebri e non, attraverso rivisitazioni, stilizzazioni  e arrangiamenti su stoffa con appositi colori. Nulla di più semplice, ma nulla di più unico e riuscito.</p>
<p>“Questa estate le ho portate al Sicily Music Village e in due giorni le magliette sono andate a ruba. Attualmente le vendo a Jesi, la mia città d’origine e in Montagnola, mercato che si svolge ogni venerdì e sabato a Bologna, grazie ad un ragazzo che mi ha dato la sua disponibilità.”</p>
<p>Ma anche su questo fronte i problemi non mancano. A causa di una burocrazia asfissiante e soffocante Agar, per poter avere il suo posto personale in Montagnola, senza pagare l’Iva in quanto rientrante nella categoria piccolo- artigiano e realizzando pezzi unici, quindi non in serie, non deve rivolgersi al Comune di Bologna, sezione Impresa, ma a delle Associazioni per il permesso, come la ColorArt e gli Antoniani. Solo quest’ultima associazione di frati si è mostrata disponibile ed interessata a darle una mano.</p>
<p>“Ad oggi l’unico posto che mi ha dato sempre piena disponibilità e che ringrazio di cuore, è l’<strong>XM 24</strong>, il centro sociale sito in via Fioravanti 24. Dove mi hanno permesso di tenere la mia bancarella senza mai chiedermi nulla in cambio, solo per promuovere la mia attività e le mie idee. Come del resto dovrebbero fare i centri sociali in generale, dare spazio agli artisti e al loro modo di esprimersi! Un esempio per eccellenza di questo è proprio il Tacheles di Berlino, dove tutti hanno di diritto un proprio spazio e dove vige un solo imperativo: <strong>L’ARTE NON SI TOCCA! </strong>Sono rimasta fortemente impressionata da questa realtà e soprattutto da Berlino, “la culla degli artisti”,  una città che mi ha fatto capire quanto Bologna sia “già stata presa”, quanto sia arretrata, nonostante offra molte opportunità culturali  per gli studenti.”</p>
<p>Giusto per dirne una, molto presto gran parte dell’XM24 verrà demolito per dare spazio ai lavori della nuova rotatoria. Il problema è che in tutto questo non ci si è soffermati neppure un momento a pensare che assieme ai muri verrà distrutto pure un <strong>murales con evoluzione di Blu, </strong>considerato uno dei migliori <em>street artist</em> in circolazione dal The Observer nel 2011.</p>
<p>Solo noi, ragazzi e ragazze, possiamo esigere che l’espressione dell’anima non venga relegata a mera sopravvivenza, che lo slancio dei nostri sogni non venga buttato giù da una ruspa o strappato via dalla burocrazia. È per questo che vi invito a visitare la <a href="http://www.facebook.com/pages/Agar-Art-for-Street/249929711746165">pagina Fb di “Agar Art for Street”(clicca qui)</a>, il nome della collezione.</p>
<p>Ricordo che ho incontrato Agar all’ombra dei portici del Teatro Comunale di Bologna, quello stesso Teatro sul quale sin dal mio primo anno di Università ho visto scolpite nere, indelebili queste parole, che non dimentico:</p>
<h6><strong>“La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte, </strong></h6>
<h6><strong>ma quella che disseminata di capolavori </strong><strong>non sa apprezzarli, né conservarli”.</strong></h6>
<p><strong>M. Proust</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>P.S. Agar Alessia Barboni è anche autrice di un libro “Il tempo di un respiro” edito nel 2010 per Tracce Edizioni Pescara. Un romanzo che si dipana tra Roccalumera (Messina) e Bologna, due diversi luoghi dell’anima.</p>
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		<title>E l’Amore ha l’amore come solo argomento..</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[17 maggio]]></category>
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		<category><![CDATA[omofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Valentina Ersilia Matrascia I gay sono contronatura. Si, sono malati, pervertiti e contronatura. Gay, lesbiche, bisessuali e trans ovviamente. Tutti della stessa pasta e della stessa razza. Da evitare, come la peste. Le lesbiche? Non ne parliamo, degli uomini &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/16/e-l%e2%80%99amore-ha-l%e2%80%99amore-come-solo-argomento/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/tumblr_m450g9AgtE1qi8tnp.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1599" title="tumblr_m450g9AgtE1qi8tnp" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/tumblr_m450g9AgtE1qi8tnp.jpg" alt="" width="260" height="160" /></a></h2>
<div>
<p>Di Valentina Ersilia Matrascia</p>
<p>I gay sono contronatura. Si, sono malati, pervertiti e contronatura. Gay, lesbiche, bisessuali e trans ovviamente. Tutti della stessa pasta e della stessa razza. Da evitare, come la peste. Le lesbiche? Non ne parliamo, degli uomini mancati. Vanno con le donne solo perchè non hanno trovato l’uomo giusto, quello che le metta al posto loro. Dare un lavoro ad una trans, ma stai scherzando? Quelle possono solo battere. I figli a una coppia di omosessuali no, proprio no. Ma ci pensi? Con che modelli crescerà quel bambino? Chi gli farà da padre o da madre? Sarà sicuramente traumatizzato. Piccolo campionario dei luoghi comuni, gli stereotipi e le idiozie sulle tematiche Lgbtqi. Potrei continuare all’infinito ma preferisco fermarmi qui. Mi sembra già abbastanza. Anche troppo per i miei gusti.</p>
<p>2012, Italia. Malgrado il parere favorevole della commissione Pari Opportunità pur avendo concesso il patrocinio, un’ amministrazione comunale vieta l’esposizione di un manifesto che ritrae una coppia di ragazzi che si baciano. “Per non ledere il rapporto con il partito guida della coalizione, l’Udc”, questo il motivo. Mantenere gli equilibri, che sia con una fazione politica o con la chiesa non importa. Non importa che in ballo ci siano i diritti e le vite di persone. Loro, non sono la priorità nell’agenda di un paese in cui il vuoto legislativo nei confronti delle coppie di fatto omosessuali e non è sempre più pesante e le tutele nei confronti di partner e conviventi di unioni al di fuori dal canone della ‘famiglia tradizionale’ sembrano pressochè inesistenti. Ma forse hanno ragione i solerti amministratori del comune di Battipaglia (questo il comune in questione). Si, dai, quella foto del manifesto non va bene. E’ una chiara ostentazione e poi cosa potrebbero pensare i bambini? Cioè potrebbero arrivare a pensare addirittura che una coppia di ragazzi o di ragazze può tranquillamente tenersi per mano o baciarsi per strada senza temere di essere guardati con riprovazione, indicati, presi in giro, insultati o picchiati. Ma ci rendiamo conto di cosa potremmo far credere ai nostri figli?! Potremmo portarli addirittura a credere che il nostro sia un paese civile. Meglio sostituirla con una foto reale, quella di William Santos, ragazzo vittima di attacco omofobo a Porto Alegre, in Brasile, mentre sfilava per le vie della città per la Marcia della gioventù.</p>
<p>E intanto domani sarà di nuovo il 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Ha gli occhi dolci di Daniel Zamudio, giovane cileno morto dopo sei ore di pedate, cazzotti in testa, in faccia, sui testicoli, sulle gambe e su tutto il corpo in un parco pubblico. Ha paure e le speranze dei September’s Children e di tutti i ragazzi e le ragazze che esasperati dal bullismo omofobico si son tolti la vita. Questa giornata ha dentro tutto questo e non solo. Commemorazione, ricordo, riflessione e dibattito che non devono però fermarsi alle 24 ore del 17 maggio. La scelta della data non è casuale, il 17 maggio del 1990, infatti, l’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, depenna l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Proprio in quella data, quindi, su invito dell’UE dal 2007 si istituisce l’IDAHO, l’International Day Against Homophobia and Transfobia.</p>
<p>Alla depatologizzazione dell’omosessualità (per quella della transessualità la strada è ancora aperta) non ha coinciso una caduta completa di stereotipi e luoghi comuni. Ancora oggi troppo spesso l’omofobia trova spazio nella quotidiana di tanti, troppi. Costretti e costrette a nascondersi a vivere in penombra amori e passioni, nascosti in quell’armadio di cui parlava Harvey Milk per non incorrere nell’ ignoranza di genitori, parenti, amici e datori di lavoro, per non sbattere per caso contro l’ignoranza di un passante a cui non piace vedere due donne che si baciano tra loro senza lasciar spazio a lui e alle sue pruriginose fantasie.</p>
<p>Speranza. Dare ed avere speranza, è questo il compito che ognuno di noi oggi dovrebbe assumersi. Speranza in una società migliore, in un futuro in cui l’orientamento sessuale e l’identità di genere, così come ogni altro tipo di diversità, non siano causa di odio ne diviolenza. Una società che non debba più misurarsi con adolescenti che vittime di bulli non vedono altra soluzione che metter fine alla propria vita. Un mondo in cui ragazze e ragazzi trans (MtF e FtM) svolgano tranquillamente il lavoro per cui hanno studiato. Un mondo migliore, decisamente, che abbia al primo posto le persone i loro sogni e i loro desideri. Prima ancora che le loro preferenze sessuali e ciò che avviene tra le loro lenzuola. Una società in cui ci sia posto per i diritti delle persone, delle coppie e delle famiglie al di là del sesso dei componenti e in cui i figli delle famiglie arcobaleno siano solo una meravigliosa normalità.</p>
</div>
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		<title>Europa e Lavoro</title>
		<link>http://www.diecieventicinque.it/2012/05/15/europa-e-lavoro/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 23:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/02/cartina-stelle.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1057" title="cartina stelle" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/02/cartina-stelle.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Di Federico Ticchi</p>
<p>Da <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/10/numero-5-maggio-2012/">\&#8221;il lavoro rende panda\&#8221; Maggio 2012</a></p>
<p>Ah il lavoro, il lavoro!  Problemone che affligge quasi tutta la comunità globale, salvo il famoso 1% che si nutre dello sfruttamento altrui. Sfortunatamente credo che chi leggerà questo articolo si trovi nell’altrettanto famoso 99%, ossia quelli che come me, una volta conclusosi il proprio percorso di studi, si troverà simpaticamente gambe all’aria. Ma cerchiamo di capire, in un’ottica europea, se questo seccante ed antipatico nemico della nostra tranquillità mentale risieda solo in Italia o sia comune ai 27 Stati membri dell’UE.</p>
<p>Come afferma il sito statistiche della Commissione Europea pubblicato il <strong>2 aprile 2012</strong>, il tasso di disoccupazione della zona euro raggiunge il <strong>10,8%</strong> nel febbraio di quest’anno. Nel febbraio 2011 invece il tasso di disoccupazione degli stati della zona euro era il <strong>10%</strong>. Quindi, in 12 mesi la disoccupazione all’interno di Eurolandia è <em>aumentata</em> dello <strong>0,8%</strong>. Non sono briciole di pancarrè. Ampliando il raggio d’azione della nostra ricerca possiamo vedere che anche nel resto dell’UE, in quei paesi che non hanno adottato l’euro, la situazione sia particolarmente migliore. Infatti qui la disoccupazione nel <em>febbraio 2012</em> raggiunge il <strong>10,2%</strong>, mentre nello stesso mese del <em>2011</em> era al <strong>9,5%</strong>. Questo significa che all’incirca <strong>24,550</strong> <strong>milioni</strong> di abitanti dell’UE, di cui <strong>17,134 milioni </strong>appartenenti alla zona euro, sono disoccupati. E l’UE ha una popolazione di <strong>502,489,1 milioni</strong> di abitanti (dato del <em>2010</em>). Nel 2011 i disoccupati dei <strong>27</strong> erano <strong>1,874 milioni </strong>in <em>meno</em>, mentre tra i <strong>17</strong> della zona euro erano <strong>1,476 </strong>in <em>meno</em>.</p>
<p>I dati più interessanti li notiamo osservando le tabelle che comparano disoccupazione <em>femminile</em>,<em> maschile </em>e<em> giovanile</em> (sotto i venticinque anni) dei diversi stati membri.</p>
<p>Il Belpaese presenta succosi dati. La disoccupazione maschile e femminile è al di sotto della media europea, mentre invece desta preoccupazione la disoccupazione <em>giovanile</em>: nell’UE dei 27 si attesta al <strong>22,4%</strong>, mentre in Italia giunge al <strong>31,9%</strong>. I nostri cugini <em>iberici</em> stanno senz’altro <em>peggio</em> di noi. Con una disoccupazione giovanile che supera il <strong>50%</strong>, la disoccupazione maschile e femminile supera di <strong><em>10 punti</em> </strong>percentuali la media europea.  I <em>lusitani</em> sono messi <em>meglio</em> della Spagna, ma <em>peggio</em> di noi. Vedendo questi dati ho pensato alla classica Europa mediterranea, nullafacente e pigra e quindi sono andato a controllare le realtà dei cosiddetti paesi virtuosi. Lasciando perdere la Germania, che ovviamente presenta percentuali al di sotto della media UE, ho voluto controllare i numeri del <strong><span style="text-decoration: underline;">Regno Unito</span></strong>, per il quale nutro una certa antipatia a causa del loro forte anti-europeismo, della loro lingua imposta al mondo e della guida sul lato sbagliato della strada. Cercavo, cercavo ma non trovavo dati. Infatti, nello spazio dedicato all’UK, invece dei numeri vi si trovano due asterischi che rinviano alla scritta: “<strong><span style="text-decoration: underline;">Data not available</span></strong>”. Ergo i <em>britannici</em> si sono ben visti dal rendere pubblici i propri dati. Forse perché si scoprirebbe che, nonostante la sterlina, la loro situazione non sia poi tanto migliore.</p>
<p>Mentre invece i nostri cugini <em>transalpini</em> sono messi <em>meglio</em> di noi ma, nonostante l’<em>asse Merkozy</em>, sono ben lontani dai numeri tedeschi.</p>
<p>Riassumendo: la <em>minor</em> percentuale di disoccupazione la presentano <strong>Austria</strong>, <strong>Olanda</strong>, <strong>Germania</strong> e <strong>Lussemburgo</strong>. La <em>maggiore</em> vede come vincitrice la <strong>Grecia</strong>, seguita a ruota dalla <strong>Spagna</strong> e <strong>Cipro</strong>. Fortunatamente non saliamo sul podio.</p>
<p>Dati: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home</p>
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		<title>L’art 18? Un falso problema</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 23:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista al Professor Carlo Zoli di Beniamino Piscopo Da \&#8221;il lavoro rende panda\&#8221; Maggio 2012 Carlo Zoli è avvocato e giuslavorista. Insegna diritto del lavoro alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Bologna. &#160; D: Può spiegarmi in cosa dovrebbe consistere la riforma &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/13/intervista-al-professor-carlo-zoli-l%e2%80%99art-18-un-falso-problema/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/04/articolo-18-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1298" title="articolo-18 (2)" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/04/articolo-18-2.jpg" alt="" width="270" height="250" /></a></p>
<p>Intervista al Professor Carlo Zoli <span style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;">di Beniamino Piscopo</span></p>
<p>Da <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/10/numero-5-maggio-2012/">\&#8221;il lavoro rende panda\&#8221; Maggio 2012</a></p>
<p>Carlo Zoli è avvocato e giuslavorista. Insegna diritto del lavoro alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Bologna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D: Può spiegarmi in cosa dovrebbe consistere la riforma del lavoro?</strong></p>
<p>R: Ovviamente posso dare solo indicazioni generiche, visto che la riforma non è ancora chiara ne è stata delineata in un concreto progetto legislativo. Certamente toccherà l’accesso al lavoro, l’uscita dal lavoro e gli ammortizzatori sociali. Penso che la riforma passerà soprattutto da una semplificazione formale del mercato del lavoro, attraverso una sintesi dei tanti, troppi tipi di contratti flessibili che oggi lo ingolfano. Sul piano economico invece, la svolta principale arriverà, se arriverà, con la riforma dell’articolo 18.<br />
L’opinione generale, che condivido, è che questa riforma sia necessaria. Quindi è auspicabile che vada in porto, possibilmente con il consenso di tutte le parti sociali e con contenuti concreti. Ripeto, una semplificazione dei contratti flessibili oggi è una priorità.</p>
<p><strong>D: In Italia, i lavoratori impiegati nella grande industria, quindi quelli coperti dall’art18, sono ormai una minoranza. Ma allora è davvero così utile e necessario cambiare l’art18? Lo stesso discorso vale per la cassa integrazione.</strong></p>
<p>R: Non è poi così vero che l’articolo 18 ha un campo di applicazione limitato. Spesso si dimentica di sottolineare il dettaglio tutt’altro che irrilevante, che il 18 si applica anche ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Allora quando si parla dell’articolo 18, si parla di ben più della minoranza dei lavoratori subordinati, anzi…Comunque, per me il problema vero è un altro. Piuttosto che riformarlo, il 18 basterebbe applicarlo correttamente: ricondurre i concetti di giusta causa e giustificato motivo a fattispecie concrete. Mi spiego, oggi è difficile identificare in pratica la giusta causa. Ed è quindi facile da eludere per i lavoratori e difficile da dimostrare e quindi da utilizzare nel licenziamento, per i datori di lavoro.<br />
L’articolo 18 è un falso problema. Più che riformarlo basterebbe renderlo più applicabile, impedendo gli abusi della tutela. È quindi un problema di “cultura”.</p>
<p><strong>D: Gli iscritti dei principali sindacati sono oggi per lo più pubblici impiegati e pensionati. Secondo lei, le tre principali confederazioni rispecchiano ancora il polso e la effettiva rappresentanza dei lavoratori?</strong></p>
<p>R: Io direi ancora di si. I sindacati funzionano e sono all’altezza dei migliori sistemi sindacali europei. Sarebbe ingeneroso dire che non svolgano bene il proprio lavoro.</p>
<p><strong>D: Veltroni ha detto che l’art 18 non è un tabù, spaccando il suo partito. Si ha l’impressione che la sinistra dopo aver abbandonato le vecchie ideologie, fatichi a trovarne di nuove. In cosa dovrebbe consistere secondo lei, nel 2012, la politica progressista? Secondo lei il centro sinistra negli ultimi anni è riuscito a cogliere il cambiamento del mercato del lavoro, e intercettare le esigenze dei lavoratori?</strong></p>
<p>R: Ognuno ha le sue opinioni, e come tutti io ho le mie. Ma preferisco fare il tecnico e lasciar parlare di politica gli altri. Penso comunque, che le posizioni di una parte del centro sinistra sull’articolo 18 non siano così sconcertanti. Lo sarebbero se non fosse chiesta una contro tutela in chiave di ammortizzatori sociali. Io rinuncio a qualcosa, in cambio però chiedo qualcos’altro.<br />
L’articolo 18 per molti è un tabù, una sorta di feticcio. Quando una figura autorevole del Partito democratico, il mio collega Pietro Ichino, parlò di articolo 18 a Ferrara, alcuni militanti, appena dopo, stracciarono le loro tessere. Lo stesso D’Alema in una occasione, si dichiarò favorevole a una possibile riforma del 18, salvo poi ritrattare. Ma la tutela efficace dei lavoratori si può ottenere percorrendo tante vie diverse. È sbagliato arroccarsi sui totem, sia da parte del governo, che dei sindacati.</p>
<p><strong>D: Il primo ministro ha detto che il posto fisso è monotono. I giovani devono davvero rassegnarsi a dover cercare un lavoro per tutta la vita? È possibile fare un progetto di vita a lungo termine senza la certezza del lavoro?</strong></p>
<p>R: I tempi sono cambiati, non si può pensare che il posto di lavoro sia lo stesso, inevitabilmente per tutta la vita. La battuta del Presidente del Consiglio va interpretata in questo senso: “ Ragazzi, oggi le cose vanno così.”<br />
È ovvio poi che la precarietà oggi è una realtà diffusa. E un giovane con un contratto a termine, incontra varie difficoltà, ad esempio, nell’ ottenere un mutuo dalle banche. In questo senso, si dovrebbero ricercare nuove e più agevoli formule per ottenere l’accesso al credito.<br />
Detto questo, la precarietà non la vuole nessuno, tantomeno è intenzione di questo governo, ne lo era di Marco Biagi, incrementarla. I contratti a tempo indeterminato non saranno sostituiti da quelli a termine, ma come dicevo prima, deve cambiare la “cultura” del lavoro.</p>
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		<title>L’Aquila e Bologna: quando il ricordo diventa impegno</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 23:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie e Antimafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Giulia Silvestri (Presidio universitario di Libera) Mercoledì è nato. Come ogni cosa, come ogni persona appena nata, la scelta più difficile è stata quella del nome. È la cosa più importante, è ciò che ti identifica per tutta l’esistenza, &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/12/l%e2%80%99aquila-e-bologna-quando-il-ricordo-diventa-impegno/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/casa-dello-studente-2-articolo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1575" title="casa dello studente 2 articolo" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/casa-dello-studente-2-articolo.jpg" alt="" width="250" height="141" /></a></p>
<p>Di Giulia Silvestri (Presidio universitario di Libera)</p>
<p>Mercoledì è nato. Come ogni cosa, come ogni persona appena nata, la scelta più difficile è stata quella del nome. È la cosa più importante, è ciò che ti identifica per tutta l’esistenza, ciò con cui vieni riconosciuto, ricordato.</p>
<p>Il più delle volte un nome, ricorda qualcuno: un amico, un parente, una persona che ha toccato la tua vita trasformandola.</p>
<p>Con questo nome noi abbiamo voluto ricordare otto studenti, non solo morti, ma ammazzati, otto dei tanti ragazzi morti a L’Aquila il 06/04/09.</p>
<p>Alessio, Francesco, Marco, Luciana, Angela, Michelone, Luca e Davide, sono questi i loro nomi ed è ascoltando Roberto Saviano raccontare il terremoto e le loro storie, che abbiamo deciso il nome del Presidio universitario di Libera: “I ragazzi della casa dello studente”, L’Aquila 6 Aprile 2009.</p>
<p>Ho ripetuto di proposito un’infinità di volte la parola “nome”, per ribadire il pensiero di Don Ciotti, che condivido e che tutti noi condividiamo, sul diritto al nome delle vittime di mafia.</p>
<p>Quei ragazzi però, non sono vittime di mafia. Allora perché abbiamo scelto loro?</p>
<p>Per prima cosa sono, anzi erano, studenti come noi. Avevano un sogno da realizzare, e sudavano, e lottavano, per riuscire nel loro intento. Intento che è anche il nostro: quello di realizzarsi nella vita, lavorando e amando.</p>
<p>Questo è il motivo principale, poi c’è un altro fattore: quello degli appalti. La Casa dello Studente è stata costruita speculandoci sopra: l’abuso edilizio è un grande cavallo di battaglia delle mafie in Emilia-Romagna. Dobbiamo ricordarcelo, avere sempre presente qual è il territorio in cui ci troviamo e quindi in cui operano le mafie.</p>
<p>È con questi presupposti e da questo punto che partiamo, con gioia e con grinta, nel nostro cammino, con il peso della correttezza, della legalità, e soprattutto del ricordo, sulle nostre spalle.</p>
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		<title>Giovani, niente futuro. Ma quale presente?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 04:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Valentina Ersilia Matrascia Da \&#8221;il lavoro rende panda\&#8221; Maggio 2012 Dodici ragazze e un ragazzo. Età media decisamente al di sotto dei 30. Altri nove che si erano candidati hanno preferito non presentarsi. Prova scritta, a seguire &#8211; se si &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/11/giovani-niente-futuro-ma-quale-presente/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/04/lavoro.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1303" title="lavoro" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/04/lavoro.gif" alt="" width="260" height="201" /></a></p>
<p>Di Valentina Ersilia Matrascia</p>
<p>Da <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/10/numero-5-maggio-2012/">\&#8221;il lavoro rende panda\&#8221; Maggio 2012</a></p>
<p>Dodici ragazze e un ragazzo. Età media decisamente al di sotto dei 30. Altri nove che si erano candidati hanno preferito non presentarsi. Prova scritta, a seguire &#8211; se si sopravvive &#8211; colloquio attitudinale di gruppo in italiano e colloquio in inglese per concludere. Attese, ansie e speranze. Scene da un colloquio in un centro per l&#8217;impiego alle otto del mattino. Facce assonnate. Speranzose alcune, disincantate altre. &#8220;Sono laureata con il massimo dei voti in interpretariato da quasi un anno, faccio lavoretti saltuari. Tra poco meno di due ore ho un altro colloquio, sempre qui in zona&#8221;, &#8220;Ci spero davvero tanto in questo lavoro, ho bisogno di uno stipendio per pagarmi l&#8217;affitto altrimenti devo tornare dai miei&#8221;. Racconti, vite, percorsi e storie diverse che sembrano però trovare un minimo comune denominatore nella ricerca. La ricerca di un posto, di un&#8217;occupazione e in un certo senso di un&#8217;identità, sia pure precaria e a tempo determinato. Il lavoro nobilità l&#8217;uomo dice il detto e in questa Italia in crisi sembra essere in crisi anche la nobilità.</p>
<p>L&#8217;Italia è una repubblica sprofondata sul lavoro, mi disse una volta un amico. Scorrendo le ultime novità legislative sul tema del lavoro e le pagine di cronaca è sempre più difficile dargli torto. I drammatici effetti della crisi uniti alle politiche a dir poco suicide sui temi del Welfare e del lavoro, ce li raccontano quotidianamente i media. L&#8217;Eures, European Employment Services, nel secondo rapporto “Il suicidio in Italia al tempo della crisi” fotografa una realtà pericolosa. Stando ai dati raccolti, sono 362 i disoccupati che nel 2010 &#8211; nel triennio che va dal 2006 al 2008 i dati parlano, invece, in media di 270 suicidi accertati &#8211; si sono tolti la vita, con una media, quindi, di quasi un suicidio al giorno. Dati agghiaccianti &#8211; riguardanti sia chi ha perso il lavoro sia chi è in cerca di prima occupazione &#8211; che “confermando la correlazione tra rischio suicidario e integrazione del tessuto sociale”.</p>
<p>E anche scorrendogli annunci e le inserzioni su giornali e siti web la situazione non migliora. Età minima ed età massima rimbalzano di inserzione in inserzione pegggio di una roulette russa. La costante, qualora si tratti di lavoro retribuito, è &#8220;esperienza nel settore&#8221;. Richiesta che taglia fuori la fetta di inoccupati, i giovanissimi e le giovanissime alla ricerca cioè della prima occupazione. Al sud dello stivale, una ragazza su quattro è senza lavoro e quando lavora, a parità di mansioni, percepisce uno stipendio di oltre il 30% inferiore ad un omologo maschio del Centro e del Nord. Gli stage e i lavori non retribuiti, però abbondano a nord come a sud. Quando poi si incappa nel miracolo di un lavoro retribuito, è facile che sia un lavoro in nero. Senza alcuna tutela sindacale o di altro genere.</p>
<p>In questo caos, negli ultimi tempi è esplosa una bomba. L&#8217;articolo 18 e la riforma del lavoro. Pianse lacrime amare il ministro Fornero nell&#8217;ormai celeberrima conferenza stampa. Lacrime e sangue piangono ogni giorno i lavoratori italiani e gli aspiranti tali. Mettere ordine nella giungla delle tipologie contrattuali questa la priorità del governo tecnico in materia di lavoro. In che modo? Si parte dall&#8217;apprendistato, che dovrebbe diventare, almeno nelle intenzioni del ministro, il canale privilegiato di ingresso al mondo del lavoro e che riguarda la fascia di età tra i 15 e i 29 anni per una durata non superiore ai 5 anni con obbligo di assunzione da parte dell&#8217;azienda e l&#8217;abolizione delle partite IVA farlocche. E si arriva alla flessibilità come rimedio alla monotonia della vita moderna e di un lavoro fisso. Precarietà, minori tutele durante il processo per i lavoratori licenziati. Ingredienti esplosivi di un cocktail difficile da digerire. Ingredienti di una riforma migliorabile ma necessaria secondo il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che si dice fiduciosa sui tempi rapidi di approvazione del ddl sulle “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, approvato dal Governo il 23 marzo scorso e attualmente all&#8217;esame del Senato. Fino ad arrivare alle dolenti note: l’articolo 18 della legge n. 300/1970, il noto Statuto dei lavoratori. La discrezionalità e l&#8217;arbitrarietà in materia di licenziamento tornano in discussione così come le tutele che l&#8217;articolo stesso forniva al lavoratore in caso di licenziamento ingiustificato. Mentre Confindustria da una parte, la Cgil dall&#8217;altra chiedono a gran voce modifiche e l&#8217;Europa richiama l&#8217;Italia al rispetto degli impegni presi, il ddl Fornero procede spedito verso l&#8217;approvazione in una strana vicinanza temporale con il primo maggio, la festa dei lavoratori.</p>
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		<title>Un ricordo da un bolognese che, in quanto tale, ti conosceva</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/300713_10150262151877903_112828687902_7638267_2899689_n-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1564" title="300713_10150262151877903_112828687902_7638267_2899689_n (1)" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/300713_10150262151877903_112828687902_7638267_2899689_n-1.jpg" alt="" width="231" height="240" /></a></p>
<p>di Federico Ticchi</p>
<p>Sicuramente non era Dalla. E forse a un non bolognese non è che dica più di tanto. E chissà quante volte un fuorisede si è incrociato con lui, ma non essendo Prodi non è che lo riconosci. Si capisce.</p>
<p>Però per un cittadino di Bologna era “la presenza”. Ricoprendo incarichi importanti, ma mai in prima fila nel potere, era sempre al vertice della cittadinanza. Era il PD, era il Comune, era Bologna. Lo si vedeva dovunque. Manifestazioni del 25 aprile, manifestazione del primo maggio, feste dell’Unità, manifestazioni solidaristiche, manifestazioni sportive, a vedere il BFC, alle cene dei circoli PD. Io non lo conoscevo personalmente ma posso dire la mia impressione: non si trattava di presenzialismo, anche perché lui non era ne il sindaco, ne il Presidente della Provincia ne quella della Regione, quindi avrebbe potuto fare a meno di partecipare a numerose iniziative, che non era certo un suo dovere. Ma lui c’era sempre, e l’impressione era che la sua presenza perenne fosse voluta, e non dovuta. Lui c’era perché era prima di tutto un cittadino, non voleva arroccarsi nelle stanze del potere. Poteva ben supplire all’assenza di un Sindaco, o a un’assenza istituzionale del suo partito. Sinceramente, non so che abbia fatto a livello politico. Ma il fatto che un numero impressionante di persone (non per niente era conosciuto come Mister Preferenze), quando si trattava di votare, prendesse la briga di scrivere il suo nome nella scheda elettorale per manifestare la propria volontà di vederlo seduto al consiglio comunale, rende l’idea di come fosse entrato nel cuore politico di noi bolognesi. Non so che Sindaco sarebbe stato, se un’ischemia non lo avesse bloccato durante la corsa per le primarie del centrosinistra. So solo che da oggi, quando parteciperò ad un evento, ad una manifestazione, non farò più il giochino del “vediamo se c’è il Cev”. O forse, incoscientemente, a causa dell’abitudine, muoverò il mio sguardo per cercare un’ improbabile ma alquanto patriottica cravatta rossoblù muoversi fra la folla. Poi mi ricorderò, e sarò un po’ più triste.</p>
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		<title>Numero 5 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 23:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                               Numero 5 maggio 2012 (scarica) Chi volesse una copia in Pdf può richiederla a redazione@diecieventicinque.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/Numero-5-maggio-2012.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1533" title="Numero 5 maggio 2012" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/05/Numero-5-maggio-2012.jpg" alt="" width="211" height="299" /></a>                                               <a href="http://issuu.com/diecieventicinque/docs/numero_5_maggio_2012">Numero 5 maggio 2012 (scarica)</a></p>
<p>Chi volesse una copia in Pdf può richiederla a <strong>redazione@diecieventicinque.it</strong></p>
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		<title>Bologna tra mafie e Antimafia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 23:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Ognibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafie e Antimafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Salvo Ognibene Twitter: @SalvoOgnibene da I Siciliani giovani &#8211; aprile 2012 pag 72 Casalesi, ‘ndranghetisti, russi, cinesi, rumeni, albanesi, nigeriani e chi più ne ha più ne metta. Bologna oramai da diversi anni ospita le diverse mafie “nostrane”, quelle con la doc &#8230; <a href="http://www.diecieventicinque.it/2012/05/08/bologna-tra-mafie-e-antimafia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/04/bologna1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1448" title="bologna1" src="http://www.diecieventicinque.it/wp-content/uploads/2012/04/bologna1.jpg" alt="" width="250" height="167" /></a></p>
<h6>Di Salvo Ognibene</h6>
<h6>Twitter: @SalvoOgnibene</h6>
<p>da <a href="http://www.isiciliani.it/sicilianipdf">I Siciliani giovani &#8211; aprile 2012</a> pag 72</p>
<p>Casalesi, ‘ndranghetisti, russi, cinesi, rumeni, albanesi, nigeriani e chi più ne ha più ne metta.</p>
<h6>Bologna oramai da diversi anni ospita le diverse mafie “nostrane”, quelle con la doc Italia e le molteplici mafie straniere. E’ passato più di mezzo secolo da quando la mafia entrò in questa regione, in punta di piedi, da “sorvegliata speciale”.</h6>
<h6>Mafia che è cambiata, mafia che si è adattata alla pelle di questa città.</h6>
<h6>Poco, ma non troppo, rumore e tanti affari. Le diverse mafie presenti sul territorio hanno raggiunto degli accordi tali da spartirsi affari e territorio senza pestarsi i piedi.</h6>
<h6></h6>
<h6>In  uno degli ultimi rapporti di Sos-Impresa Confesercenti emerge che il 5% dei Commercianti bolognesi è sottoposto a<strong> pizzo</strong>, non mancano le intimidazioni e gli attentati incendiari che per molti si chiamano autocombustione.</h6>
<h6>Abbiamo assistito nell’ultimo anno a diversi arresti ed a molteplici operazioni delle Forze dell’Ordine.</h6>
<h6>La regione ha varato un paio di leggi in materia ed il Comune lavora alla costituzione di un Osservatorio.</h6>
<h6>20 beni e 18 aziende confiscate.</h6>
<p>“La lotta alla mafia dev&#8217;essere innanzitutto un movimento culturale” diceva Paolo Borsellino, l’antimafia giudiziaria allora non basta per contrastare il fenomeno criminale, è necessaria un’antimafia sociale anche a Bologna, dove le mafie sono d’importazione. Parafrasando potremmo dire che le mafie si contrastano nelle “aule”, da quelle bunker e quelle universitarie, anche a Bologna.</p>
<h6>Così a Giurisprudenza, nell’Università più vecchia d’Europa è nato un corso vero e proprio, “<strong>mafie e Antimafia</strong>”, della Prof.ssa Stefania Pellegrini. Un insegnamento a scelta dello studente, un corso di 48 h diviso in due parti. Nella prima parte viene affrontato il fenomeno dal punto di vista storico, nella seconda gli studenti incontrano testimoni illustri della lotta alla criminalità organizzata, giudiziaria e sociale.</h6>
<h6>Per tutta la durata del corso l’aula straripa di studenti che seguono con un’attenzione altissima.</h6>
<h6>In questo percorso ci siamo inseriti anche noi con<strong> DIECIeVENTICINQUE</strong>, un giornale on-line che prova a raccontare la realtà avendo come  strumento principale l’informazione e come obiettivo ultimo l’informazione stessa.</h6>
<h6>Tra le diverse e belle realtà presenti sul territorio si distingue l’associazione “<strong>Rete NoName &#8211; Antimafia in movimento</strong>”, nata quattro anni fa qui a Bologna e che, in collaborazione con la cattedra di “mafie e Antimafia” , studenti e personalità varie stanno lavorando ad un nuovo <strong>dossier</strong> sulle mafie in Regione che sarà presentato, probabilmente, la prossima settimana.</h6>
<h6>Una rete, una piccola rete che crede fermamente che il cancro mafioso debba essere estirpato e non gli si debba concedere la possibilità di crescere ancora, soprattutto con le nuove generazioni.</h6>
<p>Cari bolognesi, aprite gli occhi che di guai ne abbiamo fin troppi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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