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Zanotelli: le armi? Solo un mezzo per difendere i privilegi

Alex Zanotelli

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE, “Guerra e pace” (scarica)

a cura di Alice Facchini

 “Siamo rimasti prigionieri del ‘complesso militare industriale’, per usare un’espressione di Eisenhower. L’industria degli armamenti ci obbliga a produrre sempre più armi, spendendo miliardi di euro: ecco allora che la guerra diventa inevitabile”. A parlare è uno dei più noti sostenitori del pacifismo italiano, il missionario comboniano Alex Zanotelli, tra i fondatori del movimento Beati costruttori di pace. Dopo aver vissuto in svariati angoli del mondo, ora abita a Napoli nel difficile rione Sanità, dove continua a sostenere molte campagne, da quella per l’acqua pubblica a quella sul disarmo. “A cosa serve la guerra? A difendere questo sistema malato in cui viviamo, che permette al 20% della popolazione mondiale di consumare il 90% delle risorse. Le armi ci servono per difendere i nostri privilegi”.

Nei primi anni 2000 il movimento pacifista aveva un grande fervore: il G8 di Genova, il social forum, il movimento contro la guerra in Iraq… Dopo cos’è successo?

“Non è facile dare spiegazioni del crollo del movimento pacifista, le ragioni sono molto complicate. La prima, fondamentale, è che in questo tipo di società consumistica i problemi veri valgono pochissimo, perché l’uomo è preso da un sacco di cose futili. Oltre a questo, le colpe sono anche interne al movimento, che si è frantumato. In Italia, nonostante i tentativi di unirsi, non si è arrivati a nulla, e anche oggi la disgregazione sta aumentando, invece di diminuire. C’è poi da considerare un fattore poco sottolineato ma importante: in quegli anni, i partiti si sono intrufolati e hanno usato il movimento per i loro scopi, in particolare attraverso i forum. Questo ha generato sospetto sul movimento stesso”.

Come si può rilanciare il movimento pacifista oggi?

“Le varie realtà dovrebbero mettersi insieme e non guardarsi in cagnesco perché ognuno si sente più puro dell’altro. E poi, bisognerebbe fare uno sforzo per coinvolgere anche i credenti, le parrocchie, le diocesi… Più saremo uniti, più la nostra voce sarà forte. Oggi la situazione è gravissima, non si può più temporeggiare”.

Come si può comunicare alle nuove generazioni il pacifismo?

“Questo è un grosso scoglio, perché oggi i giovani usano un linguaggio diverso e non è facile catturare la loro attenzione su temi come questo. Ma il vero problema è che ormai i giovani sono stati risucchiati dentro al sistema capitalista. Non vedono la guerra come un problema, ma come una difesa: difesa dai terroristi, dai musulmani, difesa dal diverso. Bisogna aiutare i giovani a capire che la guerra non è mai la risposta”.

Come possiamo sostenere la pace nella nostra vita quotidiana?

“La cosa che manca è una presa di coscienza: dobbiamo renderci conto che la nostra società è essenzialmente violenta. Ormai non abbiamo più rapporti umani, sfruttiamo le persone solo quando ci servono e poi non le consideriamo più. Quindi, per portare la pace nelle nostre vite, dovremmo innanzitutto recuperare le relazioni umane, imparare ad accogliere tutti, anche il diverso. Come ricordava Vittorio Arrigoni, ‘restiamo umani’. Poi esistono anche una serie di azioni più concrete: per esempio, togliamo i soldi dalle banche armate, quelle che investono il denaro in armamenti”.

Cosa c’è dietro alle guerre mascherate da conflitti culturali, il cosiddetto scontro di civiltà?

“Non esiste nessuno scontro di civiltà, i nostri fratelli musulmani sono uguali a noi. La verità è che l’Isis l’abbiamo creata noi e la madre dell’Isis è la guerra in Iraq. Creiamo mostri continuamente, senza neanche accorgercene, e poi li fomentiamo con le nostre bombe e i nostri carri armati. Le religioni dovrebbero diventare un baluardo di pace invece che un motivo di guerra. La chiesa cattolica, per esempio, potrebbe giocare un ruolo enorme nel processo di pace, se affermasse con fermezza che ogni guerra è profondamente ingiusta e che l’unica via è quella della non violenza attiva, che ci ha insegnato Gesù”.

Quali sono le vere minacce del nostro tempo?

“La vera minaccia è il nostro sistema, non solo economico ma anche militare. Si tratta di un sistema fallato, che consuma moltissime risorse, al punto che la terra non lo regge più. Inoltre, è profondamente ingiusto: se ci fosse più giustizia sociale, non esisterebbero neanche i terroristi, che non sono altro che povera gente che non ha niente da perdere. Se vogliamo davvero raggiungere la pace, dobbiamo mettere in atto una rivoluzione culturale e spirituale, vivendo in maniera diversa. Se no finiremo per sbranarci tutti”.