Tag: Brasile

Rio, università occupate per i tagli allo studio

Di Enrico Campagni

17373200_10211881965432015_1672673465_o

É solo la punta dell’iceberg l’ultima occupazione dell’Esdi, il campus dell’università di design industriale di Rio de Janeiro. Alcuni studenti, in numero sempre crescente, hanno preso in autogestione gli spazi dell’università, con il beneplacito del servizio di sicurezza e l’appoggio indiretto di molti professori. Da mesi, infatti, il governo sta ritardando gli stipendi di docenti, personale di sicurezza, di pulizia oltre che le borse di studio per studenti e ricercatori. Lugui, uno degli occupanti, ci racconta che circa il 40% dei ragazzi riesce a vivere in città grazie a questi aiuti, e ora che sono venuti a mancare molti hanno abbandonato gli studi per ritornare nelle loro città o hanno iniziato a lavorare. Questa situazione è diffusa in molte università del Brasile. Dopo un evento chiamato #Uerj (Universidade do Estado do Rio de Janeiro)resiste, tenutosi il 12 febbraio per denunciare la condizione disperata dell’università pubblica, gli studenti sono passati ai fatti.

«Ci siamo ripresi gli spazi, ora inizieremo a proporre attività e lezioni aperte e orizzontali, in cui i sapere saranno scambiati liberamente» continua Lugui. «Molti professori si sono offerti per dare lezioni rivolte a tutta la cittadinanza. Vogliamo che l’Esdi divenga un luogo aperto a tutti, non solo a noi giovani». L’occupazione è iniziata da soli quattro giorni, eppure passando per i vari laboratori si possono incontrare già laboratori auto-organizzati di carpenteria, falegnameria, serigrafia. Per oggi è prevista la prima lezione aperta a tutti di un ricercatore. Al momento la prefeitura di Rio non ha reagito in maniera repressiva, limitandosi a constatare l’avvenuta occupazione.

Obrigado por tudo, Itália

Introduzione di Giovanni Frascella

Ho conosciuto Mauro uno studente Erasmus a Settembre 2011, appena tornato a Bologna per iniziare il mio secondo anno di università. Ho passato insieme a lui e a molti altri amici Erasmus, che ormai sono tornati a casa nei loro paesi di provenienza, mesi indimenticabili che rimarranno per sempre nel mio cuore più che nella mia mente. Posso dire di aver vissuto il mio “Erasmus” a Bologna, grazie a Mauro e tanti altri amici.
Così prima di partire ho chiesto a Mauro se poteva scrivere un articolo sulla sua esperienza in Italia, di descrivermi le sue emozioni i suoi giudizi, ed ecco qua nascere un eccezionale articolo in cui si ha l’immediata sensazione di immergersi in un mondo meraviglioso e fantastico in un condensato di emozioni difficili da riportare di getto su di un foglio o in un articolo.
Mauro de Bias Almeida è un ragazzo brasiliano che studia giornalismo all’Università Federale di Rio de Janiero, la principale dello stato. Abita nella regione metropolitana della capitale. Come molti brasiliani, la sua famiglia ha origini europee, in particolar modo italiane. Ha lavorato in giornale della città prima di andare in Italia e oggi lavora in un sito di notizie di Formula 1 ed altre corse automobilistiche. Prima di studiare giornalismo ha studiato un semestre di architettura e urbanistica nella stessa università. Infine ha vissuto a Bologna per cinque mesi per studiare e vivere la sua esperienza Erasmus.

 

Articolo di Mauro de Bias Almeida

Inizio subito col dire che essere uno studente Erasmus/Overseas in Italia è un’esperienza unica, e più in generale studiare in un altro paese e soprattutto come nel mio caso in un altro continente. Posso dire che è  una di quelle esperienze che ti entra dentro e ti cambia radicalmente trasformandoti in una persona nuova che vede il mondo con occhi nuovi.
Ripercorrendo la mia storia per come mi sono ritrovato a fare il mio “erasmus” in Italia posso dire che è stato quasi un caso dato dal susseguirsi di eventi e incontri. Quando ho deciso di fare un’esperienza di studio all’estero, ho pensato subito al Sud America, per vari motivi. I motivi di questa mia scelta iniziale erano vari tra i quali la vicinanza al Brasile e soprattutto di carattere economico, essendo che andando in un paese del Sud America il tutto sarebbe stato molto più economico che venire in Italia. Quindi pensando il paese dove andare a fare il mio scambio ho pensato all’Argentina, a Buenos Aires e mi sembrava l’opzione migliore.
In tutto ciò c’è un però. Infatti io era già da sei mesi che avevo iniziato a studiare la lingua italiana, e la mia professoressa, una signora italo – brasiliana, espertissima della cultura italiana che oltre a insegnare l’italiano ci parlava anche in maniera molto entusiasmante dell’Italia. Oltre a ciò si aggiunge anche il fatto che io sono di origine italiana, e quindi ogni giorno che passava m’innamoravo sempre di più della cultura italiana man mano che conoscevo le mie radici.
Uno dei problemi che si è posto subito in essere quando m’iniziava a frullare per la mente l’idea di venire in Italia è stato quello della moneta, essendo l’Euro una moneta forte nei confronti del Real brasiliano valendo all’incirca 2,5 volte in più.
Nello stesso tempo non potevo perdere l’opportunità di conoscere un paese come l’Italia. Non c’era dubbio studiare in Italia sarebbe stato il coronamento di un sogno.
Alla fine in Italia ci sono arrivato, il mio Overseas è costato più di quanto pensavo e speravo, ma non c’è stato un solo momento in cui mi sono pentito della mia scelta.
Della mia permanenza in Italia mi è piaciuto ogni momento, momenti che rimarranno impressi dentro il mio cuore per sempre. Mi è piaciuto ogni volta che sentivo urlare e litigare gente sotto la mia finestra in Via Zamboni , mi è piaciuto andare in giro con gli amici tra una serata e l’altra, mi è piaciuto ogni attimo che sono stato in Italia e a Bologna. La cosa bella dell’Italia che dal primo momento appena arrivi ti senti a casa.
La vita da Erasmus è un sogno, è una grande opportunità di crescita ancor di più per chi come me viene dal’altra parte dell’oceano.  Perché a differenza di un europeo per noi non è possibile tornare a casa per il week-end o per una festività con un volo Low – Cost o ricevere la visita dei genitori.
 Ogni studente che arriverà a Bologna pieno di sogni vivrà nuovamente tutto quello che molti prima di me hanno già vissuto prima di me. Si affascinerà, riderà, piangerà, sarà felice… Vivrà.
Oggi sono già tornato in Brasile. Ci sono amici miei che sono ancora a Bologna e torneranno presto, altri sono già tornati, altri rimaneranno lì fino alla laurea. Alcuni di questi io li ritroverò nella mia città. Altri abitano in altri continenti ed io non so quando li vedrò nuovamente. Infine, c’è una sensazione di separazione, di assenza. Un’assenza che non può essere colmata da niente. Questo è il grande problema di essere Erasmus. Le persone pensano che la parte difficile è uscire dai loro paesi, ma no. La grande difficoltà è lasciare gli amici e la vita unica e straordinaria di studente Erasmus. Dopo questa esperienza, tu non sarai mai lo stesso.
In Brasile si parla molto della “depressione post-Europa”. Molte persone che vanno a vivere nel Vecchio Mondo per un paio di mesi tornano e cadono in depressione con una realtà completamente diversa, e molte volte della situazione precaria di tante cose in Brasile. Nelle mie prime settimane in Italia io ero sicuro che non sentirei questo. Ma mi sbagliavo.
Non sono in depressione per essere nuovamente in Brasile. Anzi, sono molto felice. Mi è mancato il calore dell’estate, le vie piene di bambini (come non si vede in Italia), le spiagge di Rio de Janeiro, la mia famiglia, i miei amici, la mia vita. Ma c’è un problema. Parte del mio cuore è rimasto in Italia.
Finire l’Erasmus non è una cosa semplice. Ho trovato molti buoni amici a Bologna e ho vissuto momenti incredibili. Ho fatto viaggi indimenticabili, sono stato a serate molto belle, ho aiutato amici ubriachi e mi sono ubriacato anche io fino ad avare io bisogno di aiuto. Posso dire di aver vissuto tutto ciò che uno studente Erasmus spera di vivere.
Mi ricorderò di ogni imbarco nei treni della Trenitalia, negli aerei della Ryanair, negli autobus dei viaggi per studenti. Ho portato nella valigia molti oggetti che ho comprato in Italia. Però, io avrei voluto portare come tutta l’Italia con i vicoli di Bologna, i suoi portici, le sue gelaterie, sue piazze, sue pizze, i monumenti di Roma, la bellezza del Vaticano, i canali della appassionante Venezia, il Duomo di Milano, i fiori della Toscana, la spiaggia di Ravenna, i treni di Trenitalia…
 Tutto adesso rimane soltanto nella memoria. Anche quando tornerò in Italia (e ci voglio), niente sarà uguale. Lo spazio può rimanere uguale, ma il tempo no. Gli amici son già separati per migliaia di chilometri, per oceani, per continenti. No, niente sarà uguale. Ciò che la vita Erasmus ha lasciato in me non è materiale, non sono i regali che ho portato nella valigia, ma le esperienze condivise con persone che erano lì, vivendo le stesse cose come me.
 Il tempo è finito e niente sarà più lo stesso. Però, tutto quello che ho vissuto rimanerà sempre con me. La vita condivisa con gli amici, i viaggi, le serate, i pianti, le risate, tutto questo è il vero bagaglio che portiamo dall’Italia. Sono cose che nessun ci può togliere e che adesso sono parte di ciò che siamo. Non ho dubbio che oggi ci sono due me. Un prima di Bologna e un dopo. E questo che à venuto dopo è più completo, più adulto, più umano… E, principalmente, più felice.

Grazie, Italia. Grazie per tutto.