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Pozzallo: l’altra Lampedusa tra attivismo, avversione e indifferenza

immigrato

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

di Giovanni Modica Scala

 

Si trova nell’estremo lembo sud-orientale ed è stata ribattezzata, dopo l’avvio dell’operazione Mare Nostrum, “l’altra Lampedusa”. Sebbene da tempo teatro di approdo, da un’anno a questa parte a Pozzallo – in provincia di Ragusa – giunge il maggior flusso di migranti.
E’ qui che, come non mai, la cittadinanza ha dovuto misurarsi con la quotidianità degli sbarchi massivi, mediaticamente spacciati come “emergenza”.

Le percezioni sono, al riguardo, altamente eterogenee. Personalmente preferirei menzionare solo le sane realtà di associazionismo a tutela dei migranti, ma ritengo opportuno parlare – ahimé – anche della Pozzallo che vive tra intolleranza ed indifferenza.

Per un quadro sufficientemente esaustivo, si può partire dallo scorso anno quando, in seguito al consistente flusso migratorio registratosi nell’estate 2013, Forza Nuova organizzò in novembre una fallimentare manifestazione xenofoba alla quale fece seguito, il giorno dopo, una colorata e partecipata contromanifestazione che segnò anche l’inizio di un cammino di impegno civico attivo, con la contestuale costituzione del comitato antirazzista “Restiamo Umani”.

Centro propulsivo del comitato è stato il Caffé Letterario “Rino Giuffrida”, già da anni impegnato in encomiabili iniziative di promozione sociale. Lì sono state avviate lezioni frontali di italiano con i migranti, che hanno trovato nei volontari del comitato un valido e credibile punto di riferimento. Uno degli “allievi”, il gambiano Alagie Jinkang, ha fatto passi da gigante in pochi mesi. Giornalista e professore nel suo totalitario Paese d’origine, questa estate Alagie ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari che gli ha dato la possibilità, con il quotidiano supporto di molti attivisti, di proseguire gli studi ad alti livelli. Adesso si trova a Torino e sogna di pubblicare presto un libro sulla dittatura gambiana.

Questo, insieme a tanti altri casi, rappresenta un esempio tangibile del proficuo lavoro portato avanti dagli attivisti locali, sebbene a livello mediatico l’attenzione sembri catalizzarsi sulla parte meno accogliente della città. In proposito, la stessa trasmissione Servizio Pubblico, in occasione dei primi dibattiti sulle presunte importazioni di virus, diffuse in maggio un servizio i cui protagonisti erano giovani impauriti dalle – a loro giudizio – attendibili notizie circolanti sui social network. Non è un caso che nello stesso periodo Repubblica riportò un episodio accaduto a Modica (città che dista appena 17km da Pozzallo) dove un gruppo di mamme, palesemente influenzate dall’eccessivo allarmismo, impedì ai propri figli di salire sullo stesso pullman dei migranti.
Questa estate, tuttavia, diverse sono state le emittenti televisive e radiofoniche – specialmente straniere – che hanno intervistato gli attivisti e reso conto delle encomiabili iniziative di tutela e sostegno.

Il comitato, dopo un breve periodo di inattività, si è parzialmente ricostituito in estate dando vita a una fitta rete di associazioni locali, tra cui Libera e Caritas, che ha preso il nome di “A Misura di Sguardo”.
Il periodo estivo ha permesso di portare avanti ulteriori attività, grazie anche al supporto di attivisti del nord: una dolce professoressa di Biella, Alessia Cusumano, ha svolto gratuitamente lezioni collettive di lingua italiana all’interno della struttura che ospita i migranti minori non accompagnati; una tenace ed operosa attivista di Saronno, Lucia Borghi, ha collaborato con l’associazione Borderline prorogando addirittura il soggiorno in Sicilia fino a Natale.
Oltre alle attività svolte in loco a stretto contatto con i migranti (cineforum, iniziative di arte sociale), sono state organizzate iniziative pubbliche di sensibilizzazione ed informazione.

Le news più recenti danno conto di una temibile involuzione, sebbene fortunatamente con qualche positiva eccezione.
A metà settembre – come riportato da Borderline Sicilia – i fondi per ogni migrante destinati alle cooperative sono stati ridimensionati da 80€ a 35€, riduzione che implicherà verosimilmente un drastico abbassamento della soglia dei servizi offerti, già non particolarmente dignitosi precedentemente.
In ottobre, poi, Pozzallo è tornata alla ribalta per un altro episodio di intolleranza: alla scuola media “Antonio Amore” i genitori si sono ribellati contro la preside Mara Aldrighetti per la realizzazione di un progetto con i migranti, allarmati anche in questo caso per l’allarme Ebola. Di origini venete, la preside è stata recentemente nominata Assessore alla Cultura e responsabile dei migranti minorenni ed ha già avviato, all’interno della scuola, progetti di sensibilizzazione con “A misura di sguardo”.
Il 25 novembre la Carovana Italiana per i diritti dei migranti farà tappa a Pozzallo, a riprova dell’importanza sempre crescente del piccolo comune ragusano.

Non sappiamo quali novità riserverà il futuro ai migranti, specie con l’avvio dell’operazione Triton che – pare – soppianterà Mare Nostrum. Ciò che comunque mi preme sottolineare è l’importanza primaria del sano associazionismo in un periodo storico-politico dominato da una globalizzazione che promuove libertà di movimento delle merci e del capitale ma erge continuamente frontiere nei confronti di esseri umani.
Impegniamoci, dunque, soprattutto come società civile, per liberare queste “non-persone” dalla perenne condizione di limbo che le relega ai margini della società.