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Salvo Ognibene e IMD presentano i loro libri a Bologna

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Bologna venerdì 10 aprile 2015 alle 18,30 presso Nubìvago Bistrot, in Via Borgo di San Pietro n° 9, presentazione di due libri che parlano di mafia, di silenzi e di coraggio, di ieri e di oggi ma, soprattutto, di come ognuno di noi può cambiare il domani, a partire dalle piccole cose di ogni giorno.

Nella cornice di un nuovo ed interessante locale bolognese, il Nubìvago Bistrot, IMD e Salvo Ognibene si ritroveranno per dialogare con il pubblico presente,  traendo spunto dai  loro libri da poco pubblicati.

“La Catturandi. La verità oltre le fiction” di IMDFlaccovio Editore

“L’Eucaristia mafiosa. La voce dei preti” di Salvo OgnibeneNavarra Editore

 

Alcune note sugli autori:

IMD(pseudonimo), palermitano, è poliziotto, scrittore, criminologo e sindacalista.

Laureato alla facoltà di Scienze politiche di Palermo, Master di II livello a Roma in Criminologia e Scienze della pubblica amministrazione, da più di quindici anni è un investigatore della Squadra Mobile di Palermo. Ha partecipato insieme ai suoi compagni della sezione Catturandi all’arresto di boss mafiosi tra i quali Giovanni Brusca e Bernardo Provenzano. Pluridecorato, promosso per tre volte per merito straordinario, oggi si occupa di mafie straniere e di prostituzione. IMD è da anni impegnato in una massiccia campagna di sensibilizzazione dei giovani sui temi della legalità e della lotta alle mafie. Per questo nel 2012 ha fondato un’associazione no profit, 100×100 in movimento, che fa parte della Rete 100 passi, sulle orme di Peppino Impastato.

Docente esterno al Master sulle Criminalità organizzate dell’università di Pisa, ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno nella diffusione della legalità e nel contrasto alle mafie: XV Premio Nazionale “Paolo Borsellino”, Roma 2010; Premio “Ninni Cassarà”, Carini 2012; Premio “Tra le righe della legalità”, festival dell’editoria “Kaos”, Montallegro 2014.

 

-Salvo Ognibene nasce a Livorno. Dopo qualche anno torna con la famiglia a Menfi, in Sicilia.

Ha studiato giurisprudenza all’Alma Mater Studiorum di Bologna, discutendo una tesi sui rapporti tra Chiesa, mafia e religione. È giornalista (non iscritto all’albo) e arbitro di calcio (A.I.A.).

Nel 2011 ha fondato il sito di informazione e dibattito www.diecieventicinque.it  e collabora, tra gli altri, con “I Siciliani giovani” e “Telejato”. Impegnato nella promozione della legalità e della cultura antimafia, ha contribuito alla formazione di dossier di denuncia sul fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Da diversi anni si divide tra associazionismo e impegno politico, occupandosi anche delle politiche giovanili, studentesche e universitarie.

 

COMUNICATO PER LA STAMPA DI 100X100INMOVIMENTO E DIECIeVENTICINQUE.

Giù le mani dalla “Catturandi”

 

Qui la pagina Fb dove seguire tutti gli aggiornamenti

Firma la petizione, è importante.

Squilla il telefono. Rispondiamo. “Smantellano la “Catturandi”, diamoci da fare. Ci sentiamo dopo”.

Cerchiamo notizie su internet, facciamo qualche chiamata. Niente. Niente di Niente.

L’unica cosa che troviamo è un comunicato della segreteria provinciale del SIAP di Palermo (qui).

 

Questore e Dirigente della Mobile di Palermo iniziano a smantellare di fatto la CATTURANDI, già la mitica CATTURANDI, squadra formata da quegli uomini sulle cui fatiche e sacrifici si sono, anche, fondate le carriere e le fortune di molti Dirigenti. Sarà un caso che lo smantellamento di questa squadra avvenga per mano del primo che non ci ha ricavato un ragno dal buco?”

 

Parole durissime. Pesanti. Motivazione ufficiale? Spending review, tagli.

Tagli? La crisi economica è un toccasana per le mafie che riciclano ed investono nei settori in crisi e a Roma che fanno? Tagliano i fondi alla giustizia, alla struttura voluta da Giovanni Falcone, la DIA, alla “Catturandi” di Palermo. Non tagliano la mala-amministrazione, le poltrone in più, gli sprechi, gli F-35. No.

Tagliano i letti d’ospedale, le borse di studio e chiudono la “Catturandi”.

 

Abbiamo ancora vive le immagini festanti della parte sana della gioventù di Palermo adunatasi sotto la Squadra Mobile. Eravamo lì quando con cori da stadio i giovani, che credevano possibile e volevano una Palermo migliore, inneggiavano alla cattura di Provenzano, dei Lo Piccolo, di Pulizzi, Adamo, Nicchi, Raccuglia…fino all’ultimo recente arresto in Venezuela di Bonomolo. Segno dei tempi che cambiavano, segno di un mondo in evoluzione di una Palermo ogni giorno più solare. Non era solo un reparto della Mobile da incardinare in un’ottica spartitoria di risorse e compiti, é stata ed é il segno che la mafia poteva essere sconfitta, che i suoi mostri sacri non erano intoccabili, che vincere era possibile, che IL SANGUE DEI TROPPI COLLEGHI CHE CI HANNO PRECEDUTO NON ERA STATO VERSATO INVANO. Sulle fredde scrivanie dei ragionieri delle ragioni dei conti e degli “straordinari” e delle “missioni” tutto ciò non é valso a nulla”.

 

La  “Catturandi” sono persone che hanno dedicato la loro vita allo Stato, al loro lavoro.

Non sappiamo se siano uomini o donne, non sappiamo nulla.

L’unica cosa che ci è concessa sono i loro occhi. Gli occhi della Sicilia che vuole cambiare.

Non possiamo accettare tutto questo in silenzio.

Vogliamo delle risposte, dal Questore di Palermo (questore.pa@poliziadistato.it) e dal Ministro Cancellieri (scrivialministro@interno.it).

 

Questa  è una questione che riguarda i mezzi per la lotta alla mafia e che quindi riguarda

TUTTI  I CITTADINI”.

 

Giù le mani dalla “Catturandi”.